1 contagio su 350.000 spettatori, ma il Governo sospende i concerti. Perchè???

Titolo: 1 contagio su 350.000 spettatori ma il Governo sospende i concerti, perchè?
Autore: Max Moon
Genere: Editoriale
Anno: 2020

Visualizzazioni post:250

1 contagio su 350.000 spettatori, ma il Governo sospende i concerti. Perchè???

Con le novità inserite nell’ultimo DPCM, da oggi, lunedì 26 ottobre, sono sospesi, almeno fino al 24 novembre, tutti gli spettacoli aperti al pubblico, in teatro, nelle sale da concerto oltre che le proiezioni di film al cinema e tante altre attività come le palestre, gli impianti sportivi, le sale bingo ecc. inoltre bar e ristoranti dovranno obbligatoriamente chiudere alle ore 18.00. E’ evidente some la situazione sia tornata molto preoccupante, con i nuovi contagi da COVID-19 in costante aumento e che proprio ieri hanno superato la soglia (anche psicologica) dei 20.000 nuovi positivi sui tamponi effettuati. Per la precisione, i nuovi contagi, nella giornata di ieri, sono stati 21.273 su 161.880 tamponi. Non dimentichiamo mai che, vista l’alta percentuale di asintomatici, è verosimile che il numero dei “reali contagiati da COVID-19” in Italia sia decisamente molto più alto di quello che viene fuori quotidianamente dall’atteso “responso” dei tamponi. E’ altresì importante ricordare come il virus responsabile di questa pandemia globale abbia mostrato mutamenti nel corso del 2020, facendosi meno aggressivo nei mesi estivi per tornare a rifarsi sotto nelle ultime settimane. Il Coronavirus si trasmette sempre con incredibile facilità ma la scorsa primavera costringeva a cure nei reparti di terapia intensiva moltissime persone mentre ora, anche se i ricoveri stanno aumentando in modo consistente ogni giorno, il grosso dei contagiati può cavarsela restando a casa in isolamento.
Ma veniamo alla nostra amata musica dal vivo. Qualche giorno fa, l’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo – ha diffuso i dati di un’indagine realizzata su un campione interamente rappresentativo della pluralità dei generi e dei settori dello spettacolo dal vivo e che copre tutto il territorio nazionale. Su 347.262 spettatori, in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si è registrato un solo caso di contagio da Covid-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Per l’indagine è stata utilizzata l’APP IMMUNI, uno strumento che il Governo e il Ministero della Salute hanno consigliato di scaricare a tutti e che qualche giorno fa era stato inserito sul 17% dei cellulari in Italia, un dato superiore alla media europea delle analoghe app.
Dopo una introduzione sui dati che abbiamo a disposizione, visto che non abbiamo intenzione di addentrarci in una discussione politica sull’impianto dei vari DPCM, vogliamo semplicemente limitarci a fare alcune considerazioni apartitiche sull’opportunità di sospendere le attività del settore dello spettacolo alla luce del fatto che, con il protocollo di sicurezza utilizzato, è stato inequivocabilmente dimostrato che non si tratta di un’attività a rischio. Ricordiamo che quello dello spettacolo è un comparto, e allarghiamo il discorso al mondo dell’arte e in particolare alla musica, tra i più storicamente penalizzati nel nostro paese, basti pensare alla differenza di trattamento riservata alle produzioni musicali rispetto all’editoria tutelata da un regime Iva speciale. Tornando al settore dello spettacolo, ricordiamo che è già stato colpito duramente da un blocco totale dei concerti (in teatri, sale da concerto e all’aperto) e poi mortificato da limitazioni che hanno spinto in molti, comprensibilmente, a chiudere l’attività. Ogni settimana riportiamo infatti le notizie relative alle chiusura di nuovi locali per la musica dal vivo, uno degli ultimi in ordine di tempo è stato il Dagda Live Club di Retorbido, una location dove tanti di noi erano stati a vedere spettacoli negli ultimi anni. Si tratta dell’ennesimo staff di persone appassionate, capaci e disponibili che hanno deciso, loro malgrado, di alzare la bandiera bianca in un contesto in cui lavorare bene è diventato impossibile. Ma non bastavano le limitazioni (a nostro modo di vedere eccessive) con cui i concerti sono ripresi, in sicurezza, dal 15 giugno, e cioè, solo per ricordarne una, la capienza ridotta a un massimo di 200 spettatori nei locali chiusi che arriva alle 1000 unità per gli spettacoli all’aperto. Ora il Governo ha deciso di sospendere del tutto questi spettacoli. Quindi non conta nulla che sia stato provato che i concerti con il distanziamento, le mascherine, e la capienza ridotta non abbiano minimamente inciso sull’aumento dei contagi, non conta nemmeno il fatto che la musica dal vivo (ma per gli spettacoli di prosa a teatro e il cinema valgono discorsi simili) sia già stata penalizzata in modo incredibile in questi mesi terribili. E non conta nemmeno che esistono club che hanno investito capitali considerevoli per mettere a norma locali e rispettare le stringenti regole che hanno consentito l’organizzazione di concerti in sicurezza. Qui conta solo il fatto che il Governo abbia deciso di ridurre i contagi sospendendo molte attività considerate, a torto o a ragione, a rischio, anche se un’indagine attendibile ha dimostrato che, almeno nel caso dei concerti tenuti nel rispetto del protocollo, non lo sono  E’ lo stesso Governo, peraltro, che aveva dichiarato che avrebbe fatto di tutto per non proclamare un nuovo Lockdown. Ma che cos’è un DPCM che costringe a starsene a casa chi lavora nel settore dello spettacolo, in palestra, negli impianti sciistici, nei ristoranti la sera, nei cinema, nelle sale da gioco e in tante altre attività dove sono pure stati fatti ingenti investimenti per avere un locale  a norma con una regolare aerazione, con i posti a sedere ben distanziati e rispettoso delle più stringenti regole? Questo, signore e signori, è già un lockdown per moltissimi italiani.

Immaginate ora la vita di chi svolge una delle tante attività professionali che, da oggi, saranno ancora ferme al palo, e in un anno in cui hanno lavorato poco o niente, con una crisi spaventosa, e con un Recovery Fund che, e il Presidente Conte lo ha spiegato con grande chiarezza giorni fa, non sarebbe nè più nè meno di un prestito (con tassi di interesse agevolati), che costringerebbe il Governo ad aumentare le tasse o a tagliare la spesa. Se penso ai tagli della spesa, mi vengono subito in mente quelli fatti dai Governi, di ogni colore politico, negli ultimi due decenni. Sono tutti co-responsabili di questa situazione per la quale, adesso, il nostro paese non può permettersi un eccessivo aumento dei contagi per non arrivare a una fase di criticità in cui le nostre strutture ospedaliere non siano più sufficienti. Ma qualcuno, nel frattempo, mentre centinaia di migliaia di persone sono costrette a stare a casa o a cercare di rivoluzionare le loro vite per sbarcare il lunario, potrebbe dar loro qualche risposta su queste scelte? Qualcuno potrebbe dire a chi ha investito capitali per lavorare in sicurezza in altrettante attività rigorosamente controllate, come mai, se si entra in metropolitana, in certi treni o in autobus (dove esisteva una regola della capienza all’80% disattesa da molti italiani poco rispettosi, complici i pochi controlli) ci si può ritrovare davvero in mezzo a uno dei famosi “assembramenti” che rimangono impuniti mentre ai concerti in sicurezza, per organizzare i quali migliaia di persone si sono impegnate anche economicamente, e dove tutto è filato liscio per mesi, viene chiesto di fermarsi? A onor del vero, il Governo ha promesso degli indennizzi alle categorie penalizzate. Ora, la frase “Il Governo ha promesso”, al di là dei partiti che lo compongono sia chiaro,  potrebbe, in Italia, già di suo, far ridere per non piangere. Ma in questo caso è stato lo stesso Esecutivo presieduto dal Presidente Conte a dire che non ci sarebbe stato un altro Lockdown anche se queste ultime misure restrittive ne hanno già tutto il sapore. Certo, non dev’essere facile fare il Governo durante una pandemia, ma non c’era altra strada? Si dovevano per forza penalizzare, nuovamente, delle attività che  in alcuni casi sono pure delle vere e proprie eccellenze italiane?

Qualche giorno fa ho avuto una discussione con un amico e collega di Loud and Proud, lui sostiene che in Italia tutto (o quasi) si dovrebbe fermare fino alla fine della pandemia, che lo Stato Italiano avrebbe la forza economica per farlo (con l’aiuto dell’Europa) e che dovrebbe indennizzare in toto tutti coloro che, non potendo lavorare, hanno bisogno dell’assistenza dello Stato in questo momento d’emergenza. Io invece ricordo che i soldi, questo paese, storicamente è abituato a chiederli ai suoi contribuenti, non a elargirli a fondo perduto, peraltro la favola del Fondo salvastati europeo è già stata chiarita dal Governo, si tratterebbe di un mero prestito a tassi agevolati (eventualmente con modesti indennizzi a fondo perduto). E allora, nell’attesa di indennizzi che dovranno comunque arrivare, meglio lasciar lavorare i tanti italiani che hanno voglia e capacità di farlo senza restrizioni illogiche, anche perchè è stato comprovato un protocollo che rispetta criteri di sicurezza affidabili. L’assistenzialismo rende un paese più povero, e il motore trainante di questo paese vuole solo avere la possibilità, lavorando, di tirarsi fuori dal fango. Io vorrei che il mio paese, stabilendo una volta per tutte un protocollo di massima sicurezza, lasciasse ai cittadini la scelta legittima di lavorare nel rispetto di regole con precauzioni prestabilite ma da non modificare con ogni successivo DPCM, tutto questo, anche se c’è un minimo (se si rispettano le regole) rischio di contrarre il virus. L’alternativa, che è la strada scelta da diversi Governi, il primis quello italiano, l’atto autoritativo con cui si sospendono molte attività. La scelta di bloccare tutto, per ridurre al minimo i contagi, con la certezza di peggiorare non poco una situazione finanziaria e professionale terribile, è legittima? Chi garantisce poi che questa scelta non ricadrà sulle tasche degli italiani già provate da una crisi che sarà la peggiore dal dopoguerra?

A tutte le persone che, in questi giorni malinconici e in cui regna la massima incertezza sul nostro futuro, si lasciano andare ai pensieri più tristi, io consiglio di pensare proprio a quel periodo durissimo dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando i nostri nonni (per alcuni i genitori) si fecero in quattro per molti anni per far risalire la china al “Bel Paese” dopo i danni terribili provocati dalla Guerra. Per certi versi, anche gli effetti di questa pandemia globale potrebbero essere paragonabili all’impoverimento che segue un conflitto bellico su vasta scala. Prima o poi ne usciremo, se solo avessimo una strategia logica e ragionevole. Intanto consoliamoci con la musica registrata. Almeno quella non ce la può toccare nessuno.

 

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