DEVIL SOLD HIS SOUL – Loss

Devil Sold His Soul
Titolo: Loss
Autore: Devil Sold His Soul
Genere: Ambient Metalcore / Post-Hardcore
Anno: 2021
Voto del redattore HMW: 9/10
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Che dire, dopo una pausa lunga ben nove anni (ci avevano lasciati nel 2012 con “Empire of Light”) i londinesi Devil Sold His Soul tornano più carichi che mai con il loro quinto album in studio “Loss” (ammetto che questo 2021 ci sta regalando tanti bei gioiellini), 10 brani completamente inaspettati, almeno personalmente dato che, dopo un così lungo periodo ho vissuto in prima persona l’”evoluzione” del genere in questione e non nascondo che il loro metalcore un po’ mi mancava; quel connubio perfetto tra la violenza delle distorsioni cupe e si, la vecchia e ormai ben poco nota musica “EMO”.
Il disco apre con “Ardour” regalandoci immediatamente un intro di pianoforte, poche note che rappresentano il loro tratto distintivo, si potrebbe definire quasi una ballad in cui gli strumenti si intersecano alla perfezione dando vita a un pezzo totalmente ambient ed emotional in cui entrambe le voci si incastrano come tasselli di un puzzle.

Witness Marks” è la track numero due, brano leggermente più spinto rispetto al precedente, appena due giri di intro che oserei dire è a dir poco STUPENDO, un brano di otto minuti che volano, per nulla noioso e soprattutto molto dinamico, un pezzo che spazia dalle melodie dolci e passionali a breakdown cattivi, cupi, sofferenti passando infine per un bridge perfettamente legato al resto deflagrando letteralmente alla fine.

Burdened” questa canzone non lascia spazio ai convenevoli, la velocità la fa da padrona sin da subito in cui i primi due minuti sono pura cattiveria ammorbidendosi poi con strofe più soft in cui la batteria predomina e funge da ottimo riempitivo, da qui in poi è un continuo alternarsi di violenza e morbidezza.

Tateishi” questo brano mi ha colpito particolarmente, forse il più “emozionale” di tutti, forse il più sentito a livello emotivo, intro interessante, un insieme di synth che ti tengono attento senza troppe pretese lasciandoti godere l’attesa di quello che verrà dopo, si evolve tra “botte” di chitarre e let ring costanti fino alle strofe dove l’esplosione avviene praticamente all’improvviso arrivando quindi al bridge che cresce partendo da arpeggi in clean fino ad arrivare a stacchi che richiamano lo stile pop – punk che noi ormai non più – teen, adoravamo da morire.

The Narcissist” qui ci troviamo di fronte a ben altra storia, nulla a che vedere con la precedente, pezzo cupo, cattivo, violento, cavalcante nelle strofe, oscuro nel ritornello e rabbioso nei breakdown arricchiti da tappeti di synth, insomma, qui il pogo non è solo richiesto ma preteso!

Beyond Reach” si torna al mood dei primi brani del disco, con chitarre di accompagnamento che si alternano tra accordi aperti e salti di corda riempiti da let ring e voce in clean, brano particolarmente dinamico sia nelle strutture ritmiche che in quelle melodiche, batteria ben scritta soprattutto nelle strofe cantate in scream in cui l’imprevedibilità è una costante sempre presente, direi che è un pezzo con una struttura semplice ma pieno di piccoli dettagli che lo rendono ricco.

Signal Fire” è la numero sette, all’ascolto anche qui si nota subito un particolare evidente, dà l’idea che si stia arrivando alla fine e anche qui l’ambient è la regola principale, un sound che potrei descrivere solo con la parola “solenne”, quasi un inno alla vita e a tutto quello che ne fa parte. I primi quattro minuti passano alla velocità della luce, poi inaspettatamente sipario, fine atto primo, stacco di chitarre in clean che ti accompagnano al secondo atto con un crescendo distruttivo arrivando a una scarica alternata di doppio pedale e rullante che fungono da mitragliatrici per un breve tratto.

Acrimony” è il brano in cui si sposano perfettamente cattiveria e dolcezza, a tratti quasi pop, a tratti assolutamente cupi.
La particolarità di questo pezzo è l’atmosfera creata dal sound metallico del basso, arricchito anche qui da let ring di chitarra, niente di pretenzioso ma sufficientemente ricco da far venire la pelle d’oca.

But Not Forgotten” “adesso la fine è più vicina, vi stiamo dicendo arrivederci al prossimo viaggio” sembra che le note di questo pezzo vogliano dire esattamente queste parole. Il loro tratto distintivo torna ad essere più evidente nei primi tre minuti sfociando solo dopo e per un breve tratto, nella loro forma più aggressiva. In breve un brano che va ascoltato e sentito, goduto a pieno.

Loss” e si arriva dunque alla fine, la title track del disco, qui dobbiamo dimenticarci di tutto quello detto e ascoltato in precedenza, pianoforte e voce in clean sono le fondamenta di questo singolo, sette minuti e mezzo di pura emozione che cresce costantemente e gradualmente arrivando solo dopo a una forma più evoluta in cui, anche questa volta il richiamo al pop – punk è abbastanza evidente, chiudendo infine e solo alla fine con scariche di piatti, doppio pedale, scream esplosivi che , inaspettatamente vengono bloccati dal suono delle onde, dicendoci quindi arrivederci e dunque levando l’àncora.

Per concludere, questo è un disco che personalmente non mi aspettavo e mi ha davvero tanto sorpreso soprattutto per la durata della maggior parte dei brani, credetemi, oggi sono poche le band a scrivere brani di una durata superiore ai quattro minuti e i Devil Sold His Soul ci sono riusciti eccellentemente riuscendo a non essere mai noiosi, nè stancanti.

Tracce:
1. Ardour (5:35)
2. Witness Marks (7:59)
3. Burdened (6:14)
4. Tateishi (6:22)
5. The Narcissist (4:30)
6. Beyond Reach (4:45)
7. Signal Fire (6:54)
8. Acrimony (4:11)
9. But Not Forgotten (7:01)
10.Loss (7:35)

Formazione:
Richard chapple (Guitar)
Johnny Renshaw (Guitar)
Ed Gibbs (Vocals)
Alex Wodd (Drums)
Jozef Norocky (Bass Guitar)
Paul Green (Vocals)

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