FUORIUSO


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Dopo qualche anno di silenzio ritornano i FUORIUSO, band della provincia di Bergamo attiva dalla metà degli anni Novanta. Da sempre HMW (ereditando lo spirito Underground di Entrate Parallele) lascia spazio a band che difficilmente hanno trovato troppo spazio sulle webzine o sulla stampa; band che riescono ad ottenere risultati e notorietà soprattutto nella zona di appartenenza. Il nuovo disco è uscito da poco per Volcano Records, e i Fuoriuso puntano a farsi conoscere anche oltre i confini del Nord Italia; questa intervista prova a farli conoscere anche a tutti voi: la recensione del disco la trovate QUI!!!

-Ciao ragazzi, benvenuti su Heavy Metal Webzine.

(Rig): Ciao Lele, grazie per aver trovato tempo di sentire il disco e preparare questa intervista!

-Siete una band in giro da un sacco di tempo, ci raccontate qualcosa di voi? Siete attivi dagli anni ’90 ma siete rimasti fuori dai giochi per un po’…cosa è successo?

(Rig): Per quanto mi riguarda nel 2014 mi sono trasferito in Portogallo dove ho conseguito un dottorato in storia medievale e dove mi sono creato una famiglia. Per fortuna la tecnologia e le low cost mi hanno permesso e spero mi permetteranno di continuare a portare avanti questo e altri progetti, musicali e non, di cui faccio parte.

(Lucky): Si hai ragione, siamo in giro da un sacco di tempo… In questi anni ci siamo dedicati anche ad altri progetti, infatti io e Van nel frattempo abbiamo aperto una birreria a Trezzo sull’Adda e un birrificio artigianale “BREWTOWER” … insomma non siamo stati con le mani in mano ma … con in mano tanta birra…ahahah

– Nel presskit di Volcano Records si può leggere che il nuovo disco “Teenage Disease” è “un autoritratto hard rock su una tela glam punk”. Ci dite qualcosa di più su questa definizione? Vi ritrovate in questo “dipinto” oppure ci sono altre sfumature che vorreste comunicare a chi vi ascolta?

(Van): È una definizione che calza “a pennello!” ahahaha… Ci ritroviamo molto in questa associazione, anche se in realtà ognuno di noi ha diversi stili e tendenze musicali, che confluiscono nella nostra musica dando vita a quello che sono i FuoriUso. È un po’ come se noi fossimo i colori primari del dipinto, apparentemente completamente differenti tra di loro, ma se mischiati e dosati con la saggezza di un pittore finiscono per essere tutti indispensabili per creare nuovi colori e sfumature che fanno parte dell’intero dipinto.

(Holly): Esatto Van: la nostra unicità è proprio quella di fondere diversità musicali e saperle integrare in un sound nostro. “Teenage Disease” ne è l’esempio perfetto e nell’ascolto ci si rende conto di questa fusione.

– “Money Money” è il primo singolo del disco; per quale motivo questa scelta? Solamente un discorso di sonorità oppure siete legati a questo brano in modo particolare?

(Rig): Sicuramente il pezzo ha un grande tiro, lo abbiamo suonato anche dal vivo prima di registrarlo e abbiamo visto che piaceva, grazie anche al ritornello very cathy, ed infatti lo abbiamo anche scelto come opening track del disco. Inoltre per me ha un valore particolare perché è stata la prima canzone che ho scritto insieme alla band.

(Holly): “Money Money” rappresenta anche quello che le band underground devono affrontare tutte le volte che si va on stage…quando si poteva!

– Come funziona il processo compositivo nei Fuoriuso? Qualcosa è cambiato rispetto alle modalità di realizzazione dei brani dei primi dischi? Raccontateci come viene creato un pezzo…

(Lucky): Ti dico sinceramente che fino ad ora il processo compositivo è sempre nato da un’idea o da un riff che si insinua nella testa di uno di noi e quando prende un po’ di forma viene condiviso col resto della band, poi ci si aggiunge il contributo di ognuno e si vede se il risultato piace a tutti. A quel punto va registrato o cancellato dalla memoria.

(Holly): Non seguiamo un filo logico: semplicemente, come dice Lucky, lasciamo che le sonorità nascano e se piace, ognuno aggiunge qualcosa…nei FuoriUso ognuno fa la sua parte, ed il bello è che non è sempre la stessa!

– Nei brani di questo lavoro avete inserito un tema portante, che lega tutti i testi?

(Rig): in realtà no. Sicuramente alcuni brani trattano di tematiche serie (Everyone lies, Teenage Disease, Wake Up) e altri legati alla band (Money Money), altri invece (come Lost, Back in Town) sono più leggeri e non per forza autobiografici.

– In “Teenage Disease” si vede una grande rabbia: quanto di questa voglia di sentirsi una rockstar è presente dentro di voi?

(Lucky): Ma noi siamo “rockstar” ahahah.

(Van): crediamo che nella vita quotidiana ci siano tante persone che fanno dei lavori “normali” ma che in realtà dentro di loro sono delle dannatissime rockstar! Non c’è bisogno di vivere in una super-villa a Los Angeles: nella mia vita ho incontrato operai, muratori, infermieri… gente valida sul proprio lavoro e apparentemente normale ma che se diventa tuo amico e ci fai una serata insieme vieni catapultato in una di quelle serate memorabili… quasi Ozzy Osbourne’s style!!!

Fuoriuso– L’artwork di “Teenage Disease” è particolarmente essenziale. Le band generalmente tendono a realizzare disegni e loghi più ricercati, complessi. Questa “semplicità” è stata una vostra scelta oppure l’etichetta ha contribuito per questa soluzione? Per voi quale impressione dovrebbe suscitare in chi vede il vostro cd per la prima volta?

(Lucky): L’artwork minimal è assolutamente voluto, anche andando contro i consigli della nostra etichetta. È stato realizzato da Moreno Lissoni che già aveva realizzato la copertina di “Black Signs”. Abbiamo pensato che, visto le dimensioni ridotte a disposizione sui vari siti di streaming e download sarebbe stato più diretto e sarebbe saltato fuori dalla massa… speriamo che il tempo ci dia ragione.

(Holly): Il lavoro fatto da Moreno è stato essenziale: siamo amici da tanti anni e sicuramente questo ha contribuito alla realizzazione di quello che avevamo esattamente in testa.

– Avete, o avete avuto tutti altri progetti, e di generi completamente differenti: come riuscite a far musica insieme e quali stimoli vi hanno portato alla creazione del nuovo album?

(RIG): Beh, è vero che io ho un back ground più estremo, ma sono cresciuto ascoltando Hard Rock e Heavy Rock degli anni ’80. Coi FuoriUso mi posso divertire, fare i cori quando ho abbastanza fiato – devo dire che faccio più fatica nei live dei Fuoriuso che con altre band più pesanti dove suono o ho suonato! – e suonare qualcosa di differente da quello che ho suonato per molti anni in altri progetti.

(Van): È un processo creativo diverso, quando per esempio mi dedico al mio progetto Van Toxic (un Do It Yourself-One Man Project), ho la situazione completamente sotto controllo, sono rilassato perché so che le cose andranno esattamente come voglio; ma quando si tratta di creare nuovi pezzi con questi pazzoidi… beh, è un disastro! Ahahah… Se porti un’idea alla band potrebbero seguirti sulla tua stessa lunghezza d’onda oppure potrebbero stravolgertela completamente! È tutto così rischioso ed elettrizzante e questo credo che sia uno dei nostri punti di forza.

– Durante la vostra carriera avete suonato insieme a Hanoi Rocks, The Quireboys, Adam Bomb, Extrema e Punkreas, fra gli altri. Quale dei tanti concerti vi è rimasto di più nel cuore? E quale storiella divertente ci potreste raccontare, successa sopra il palco o nel backstage?

(Rig): Quando abbiamo suonato con i The Quireboys, nel 2007 se ricordo bene, io sono arrivato direttamente dall’aeroporto di Bergamo dove Holly mi ha recuperato in fretta e furia: ero stato in tour tutto il mese precedente (come drum tech per i Jon Oliva’s Pain) e quindi non avevamo potuto fare delle prove, inoltre non mangiavo dalla sera prima. Insomma, sono salito sul palco per un set infuocato di – per fortuna “solo” – 45 minuti con solo 2 red bull in corpo! Ai tempi potevo farlo, lo facessi oggi … bye bye!

(Lucky): Ogni concerto potrebbe avere racconti abbastanza imbarazzanti… ma quello che più è rimasto nella mia mente è sicuramente quello in apertura degli “Hanoi Rocks” … eravamo tesi nel condividere il palco con artisti con cui siamo cresciuti ascoltando i loro dischi e invece dopo 2 minuti eravamo in loro compagnia a bere e fumare…

– Progetti per il futuro? Di certo chi pubblica un disco in questi anni molto particolari non potrà suonare dal vivo, da sempre fondamentale per portare in giro qualcosa di nuovo. Come affrontate questa situazione? Credete sia sostenibile per una band non avere il pubblico dei concerti per far conoscere della nuova musica?

(Rig): Vediamo giorno per giorno … intanto con Van si è iniziato a scrivere un nuovo pezzo … vedremo!

(Lucky): Prima di morire voglio fare un tour in Giappone… ahahah

(Holly): Nella band sono forse quello che ha sempre rotto di più il cazzo per suonare live, a partire dai posti più impensati a quelli più decenti. Ci manca lo stage, provare prima di un live e manca quella fantastica sensazione che hai quando il pubblico canta le tue canzoni o poga sotto il palco…ma torneremo non appena si potrà, questo ve lo assicuriamo!

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