SILVER LAKE by Esa Holopainen – Silver Lake

Titolo: Silver Lake
Autore: Silver Lake by Esa Holopainen
Nazione: Finlandia
Genere: Rock
Anno: 2021
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Esa Holopainen: chitarra
Vili Itäpelto: tastiere
Pasi Heikkilä: basso
Sampo Haapaniemi: batteria e percussioni

Ospiti :
Gas Lipstick         batteria (Tracce 2 – 4 – 7)
Janne Huttunen       flauto su “Sentiment
Ronny Hemlin         voci su “Storm
Janne Huttunen       Soprano assolo di sassofono su “Alkusointu
Anu Itäpelto         Kantele su “Alkusointu
Netta Laurenne & Nino Laurenne voci su “In Her Solitude


Tracce:
  1. Silver Lake
  2. Sentiment (feat. Jonas Renkse – Katatonia/Bloodbath)
  3. Storm (feat. Håkan Hemlin)
  4. Ray Of Light (feat. Einar Solberg – Leprous)
  5. Alkusointu (feat. Vesa-Matti Loiri)
  6. In Her Solitude (feat Tomi Joutsen – Amorphis – Hallatar)
  7. Promising Sun (feat. Björn ‘Speed’ Strid – Soilwork)
  8. Fading Moon (feat. Anneke Van Giersbergen – The Gathering)
  9. Apprentice (feat. Jonas Renkse – Katatonia/Bloodbath)

Voto del redattore HMW: 7
Voto dei lettori: 5.5/10
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Io adoro gli Amorphis. Io adoro Esa Holopainen. Quindi sì, sono di parte.

Il primo impatto con l’album è avvenuto tramite il video di “Storm”, in cui il nostro Esa chiama un tal Hakan Hemlin a cantare. Per chi vive fuori dalla Finlandia un nome assolutamente sconosciuto (me compreso). E devo dire che non rimasi molto impressionato da questo ascolto.

Anzi, quasi deluso, perché in fondo l’ho trovata una canzone abbastanza sempliciotta e non mi ha suscitato nulla di che.

Ma, come recita l’adagio, “mai giudicare il libro dalla copertina” oppure “guarda tutta la foresta, non solo l’albero al limitare”. E sono andato oltre.

In tutto l’album si sente che il buon Esa è (e spero, sempre sarà) chitarrista e compositore degli Amorphis, come si sente che le idee buttate in questa 9 tracce sono la summa di quell’urgenza compositiva fuori dallo schema in cui uno sguazza tutti i giorni (qualunque sia ormai quello del gruppo madre) e che permetta di spaziare, di sfogarsi, di liberare la mente, di fare ordine in testa e poter ripartire con rinnovato vigore.

Se poi il nome che porti è di un certo peso, Nuclear Blast, giustamente, ti pubblica (manderò la demo del mio album solista a breve e vi terrò aggiornati).

Beh, il disco si apre con una intro strumentale molto evocativa. Con la chitarra solista che ci “introduce” al mondo variopinto del lago argentato. Procede con “Sentiment”, con Renkse che apre le danze degli ospiti, pezzo che potrebbe tranquillamente finire in un disco delle rispettive band di origine di uno dei due protagonisti principali. La già citata “Storm” ci fa conoscere il lato quasi più folk rock. “Ray of Light” è la più progressive (scelta anche per il secondo singolo) e, a mio avviso, un po’ forzata nel suo voler essere particolare ad ogni costo. Ma capace comunque di rimanere orecchiabile e diretta.

Alkusointu” è un episodio particolare, che mostra in maniera evidente quanto questo progetto sia nato dalla 6 corde del Nostro, senza una direzione predeterminata per quanto concerne le parti vocali. Lo stesso chitarrista dichiara che il progetto sia nato come strumentale, senza avere chiaro se ci volessero dei cantati per completare le tracce. Di sicuro Esa sapeva di non voler essere lui a “dare voce” ai suoi stessi pezzi. Ne esce qualcosa di molto evocativo, con la voce di una leggenda della musica e del cinema finlandese, che interpreta in maniera egregia il mood.

In Her Solitude” è la più “amorpha” del lotto, con l’ormai classico growl di Tomi Joutsen, con ritmi e cadenza molto interessanti, nonostante un ritornello molto catchy. “Promising Sun” è un altro momento molto rock, con Mr. Speed Strid che interpreta nel migliore dei modi una melodia a suo modo intrigante, nonostante sia molto semplice e diretta.

La traccia successiva è forse la migliore canzone dell’album, con la voce dell’unica ospite femminile, una certa Anneke Van Giersbergen, che dà un’incredibile profondità alle melodie e agli arrangiamenti, sia nella strofa che nel ritornello. Un pezzo decisamente riuscito, parte con un acustico folk e pensi che ti porterà in terreni conosciuti, mentre il ritornello esplode in tutta la sua forza melodica portandoci verso arrangiamenti più moderni e ruffiani. Senza scadere e tenendo botta alla grande. A mio avviso la più completa delle tracce.

Chiude “Apprentice”, dove ritorna Renkse alla voce. Pur essendo una canzone molto bella, la trovo troppo adagiata sulla voce del frontman dei Katatonia, risultando forse un po’ troppo accostabile ai lavori del recente decennio di questi ultimi. Assolo decisamente riuscito.

Non amo le recensioni track by track, ma credo che in questo caso non ci fosse strada diversa da percorrere.

Questo è un lavoro in cui una mente ha deciso di divertirsi e portare a compimento tante idee e un’immensa voglia di musica, di “feelgood”, di piacere nel comporre e, per farlo, ha chiesto aiuto a tanti attori della scena metal e non solo.

Il risultato è subordinato alla voglia dell’ascoltatore di astrarre le composizioni dal nome in copertina, dai cantanti e dagli ospiti e godere di quello che sono : delle ottime canzoni di rock, intellettuale ma non troppo, evoluto e di classe ma non troppo, con un familiare tocco dai mille laghi.

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