IOTUNN – Access All Worlds

Titolo: Access All Worlds
Autore: Iotunn
Nazione: Danimarca
Genere: Heavy Metal
Anno: 2021
Etichetta: Metal Blade Records

Formazione:

Jón Aldará – Voce
Jens Nicolai Gräs – Chitarra
Jesper Gräs – Chitarra
Eskil Rask – Basso
Bjørn Wind Andersen – Batteria


Tracce:

01. Voyage Of The Garganey I
02. Access All Worlds
03. Laihem’s Golden Pits
04. Waves Below
05. The Towers Of Cosmic Nihility
06. The Weaver System
07. Safe Across The Endless Night


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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Seppur non vengano facilmente alla mente, è certo che anche la narrativa popolare italiana abbia raccontato storie di enormi esseri dall’aspetto arcigno e belligerante, tradizionalmente indicati con l’appellativo “giganti”, nascosti in inaccessibili antri fra le più alte e impervie montagne. Ma è facile anche trovarsi a pensare al folklore del nord Europa, con miti e leggende che richiamano popolazioni di colossali creature, abitanti di terre ghiacciate ed inospitali; immaginate quindi una di queste figure scesa da quei freddi paesi, con la meta ben chiara in testa ma un percorso per compierla alquanto contorto e poco lineare.

La musica degli Iotunn potrebbe essere così descritta. Iotunn significa gigante, nella antica lingua norrena (seppur i Nostri siano danesi); la band e conseguentemente la Metal Blade ci tengono a farlo sapere nel presentare il risultato rispondente al titolo di “Access All Worlds“, primo titanico (è proprio il caso di dirlo) parto del quintetto di Copenhagen, un disco difficile, poco adatto ai critici da “un ascolto ed emetto sentenza”, considerato il lungo e variegato viaggio che si prospetta nell’abbondante ora di musica, suddivisa in soli 7 brani.

Una demo autoprodotta nel 2016, “The Wizard’s Fall” (nota per il lettore collezionista: è un CDr), che aveva catturato l’attenzione di chi scrive in particolare per il mastodontico brano di chiusura “Frost”, alla stregua di una mosca bianca nella comunque difficilmente catalogabile produzione della band. Effettivamente, il lato esploso in quest’album è quello racchiuso nelle restanti 4 composizioni, “Frost” rimandava a band più propriamente (e facilmente) inseribili nel filone Heavy Metal, quali Trial, In Solitude o Portrait, dalle tinte occulte non solo liricamente, ma soprattutto musicalmente.

La vena sperimentale fuoriesce a pieno titolo in “Access All Worlds”, per quanto il precedente Ep sia già di difficile catalogazione. Quindi come definire gli Iotunn? Suonano metal, sono melodici, ci sono spunti che tutt’oggi la categoria dei recensori classici definirebbe essenzialmente moderni. Insomma, dando a Cesare quel che è di Cesare, un generico “Prog”, inteso nel senso più lato del termine, è la migliore soluzione al problema che da sempre affligge l’universo metallico. Ma per non incorrere in malintesi, li etichetteremo semplicemente come Heavy Metal.

In questo particolare debutto, la band danese mischia una serie di generi, influenze e stili in un unico monolite di ben 60 minuti con l’aiuto di partiture di sintetizzatore a rimarcare la vena epica dei passaggi più atmosferici. Se nel brano eponimo pare addirittura di udire a metà canzone i Bathory del Quorton più epico, in “Laihem’s Golden Pit” un continuo sfruttamento di partiture ai limiti del black metal più melodico, con staffilate di blast beat e 16simi a profusione, modifica la prospettiva. Molte soluzioni ricordano gli Ereb Altor, sorta di tributo di 2/4 degli Isole al già citato eroe musicale svedese; gli Iotunn non sentono espressamente il bisogno di accelerare senza sosta, ascoltare “Towers Of Cosmic Nihility” per credere, la dimostrazione che il pathos di un genere “minore” come il Doom cattura l’attenzione, se ben ponderato.

Può arrecare ulteriore “danno” al purista la scelta di alternare cantato normale al growl, non contemplata in precedenza con l’ormai ex cantante e bassista Benjamin Møller Jensen; in verità, il ricorso a gutturali gorgheggi è comunque limitato, pur essendo una dimensione che il cantante Jón Aldará conosce bene, militando da anni nel panorama Doom Death.

Il prodotto è ancora fresco, anche a qualche mese dalla sua uscita, e difficilmente andrà a scadenza nel breve periodo. Un “ibrido” particolare, e la sensazione è che sarà in grado di soddisfare un ampio ventaglio di vedute, eccezion fatta per chi vede solo bianco o nero, nessuna sfumatura ammessa.

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