FRACTAL UNIVERSE – The Impassable Horizon

Titolo: The Impassable Horizon
Autore: Fractal Universe
Nazione: Francia
Genere: Progressive Death metal
Anno: 2021
Etichetta: Metal Blade Records

Formazione:

Vince Wilquin: chitarra/ voce/ sassofono
Hugo Florimond: chitarra
Valentin Pelletier: basso
Clément Denys: batteria


Tracce:

01. Autopoiesis
02. A Clocwork Expectation
03. Interfering spherical Scenes
04. Symmetrical Masquerade
05. Falls of the Earth
06. Withering Snowdrops
07. Black Sails of Melancholia
08. A Cosmological Arch
09. Epitaph
10. Godless Machinists
Durata: 49:09


Voto del redattore HMW: 8,5/10
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Blu, rosso e verde. Trilogia cromatica di copertine che nel volgere di un lustro ha scandito le tre uscite discografiche di un complesso musicale – questa volta non solo questione di ricerca di sinonimi alla trita definizione di “band”– tra i più intriganti e originali degli ultimi anni.

Il blu di Engram Of Decline (2017) si tramutò nel rosso fuoco di Rhizomes Of Insanity (2019) prima di lasciare spazio al verde cupo del nuovo The Impassable Horizon, opera squisita a futuro promemoria e punto di partenza per tutti coloro i quali desidereranno comporre Musica, con la M maiuscola, distaccandosi dalle sempre poco gratificanti etichette che un gruppo come i Fractal Universe deve obbligatoriamente accettare per finalità giornalistiche o commerciali: sono prog? sono technical death? sono alternative con un tocco di un po’ questo, un po’ quello? Senza presunzioni da critico edotto o da fan sfegatato, mi permetto di inserire questi ragazzi in uno scomparto a parte, dove ciò che viene suonato è semplicemente frutto delle loro capacità e fantasia.

Anche questa volta il combo francese si presenta con le idee chiare. Il livello di esecuzione delle chitarre di Vince Wilquin, autore inoltre di una prova vocale ottima tra dure parti in growl e sezioni pulite eleganti ed eteree, e Hugo Florimond è elevatissimo. “Withering Snowdrop” va presa come esempio per la capacità di unire riff affilati e tecnici a grandi dosi di melodia, elemento principale anche di “Autopoiesis”, “A Clockwork Expectation”, “Interfering Spherical Scenes”“Symmetrical Masquerade”, le quattro canzoni poste in apertura, arricchite da un egregio lavoro della sezione ritmica composta da Valentin Pelletier e Clément Denys. Con “Falls Of The Earth” e “The Black Sails Of Melancholia” si avverte il poco ottimismo che permea l’opera, incentrata su tematiche funeste come la morte e la scarsa importanza che l’Uomo riveste nell’esistenza del Tutto.

The Impassable Horizon non è un disco semplice e immediato. Non si può affrontare con la pretesa di ascoltarlo distrattamente o come accompagnamento ad altre attività poiché ricco di cambi di tempo e di atmosfere, rientrando a volte nel campo del jazz più estroso e risultando genuinamente straniante soprattutto laddove interviene il sax: momenti, attimi o lampi di luce che rischiarano il cielo di un pianeta morente e che sempre più si avvicina al superamento del proprio orizzonte finale.

Un lavoro maturo e che lascia adito a grandi speranze per il futuro. Certamente consigliato.

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