VEXOVOID – Call Of The Starforger

Titolo: Call Of The Starforger
Autore: Vexovoid
Nazione: Italia
Genere: Porgressive Thrash Metal
Anno: 2017
Etichetta: Black Tears

Formazione:

Morgan Bernardini: chitarra
Daniele Brunelli: basso e voce
Leonardo Bellavista: chitarra
Mattia Mornelli: batteria


Tracce:

01. Omega Virus
02. Infinite Collector
03. Quantic Rupture
04. Waking Mars
05. Galaxy’s Echoes
06. Prophet Of The Void
07. Hexaspark Void
08. Dead Planets Throne
09. The Starforger
Durata totale: 47:46


 

01. Sector 05
02. The Great Slumberer
03. Prophet of the Void
04. Herald of the Stars
Durata totale: 15:03


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Con la complicità di una dilatata cadenza di pubblicazione e conseguente sparuta discografia, i Vexovoid, combo toscano nato nel 2013 decidono di ripubblicare l’album d’esordio, Call Of The Starforger del 2017, includendo peraltro l’ottimo EP di auto-presentazione, Heralds Of The Stars, quest’ultimo edito nel 2014. Se presentare questa band è tutto sommato semplice, lo stesso non si può dire della proposta musicale. Andiamo con ordine.

Quando i Nostri decidevano di frequentarsi in sala prove, gli statunitensi Vektor si trovavano nel bel mezzo di una trilogia di uscite a dir poco impegnativa, presentando al mondo un qualcosa di mai sentito e oltremodo ossimorico nella sua definizione di genere musicale. Viene spontaneo dunque accostare il progressive thrash proposto dai Vexovoid a quello dei già osannati Vektor e, non me ne vogliano i diretti interessati i quali avranno letto queste considerazioni in almeno altre cento recensioni, tutto ciò è un ottimo complimento dal punto di vista di chi scrive.

Se quindi abbiamo risolto il primo nodo su quale possa essere la musa di riferimento, si deve ora tentare di sciogliere il secondo. Optare per alcuni esempi può essere il giusto procedimento da seguire.

L’opener Omega Virus lascia semplicemente sbalorditi per la capacità di unire così tanta veemenza sonora ad un altissimo livello tecnico-compositivo, dove le peculiarità risiedono nell’ampio utilizzo delle stringhe più acute degli strumenti a corda e la seguente prodigalità di fulminei arpeggi e rumori “alieni”, mai però eccessivi , come si potrebbe desumere se in testa si avessero i Ring Of Saturn, per citare un’altra band extraterrestre.

“Galaxy’s Echos”, la canzone più lunga, si fonda su due intricati arpeggi acustici posti all’inizio e a metà, intervallati dalle sfuriate ricchissime di tecnica e melodia delle due asce, Morgan Bernardini e Leonardo Bellavista. Qui si può godere dell’ottima capacità compositiva anche su un minutaggio elevato.

“The Starforger” si presenta come la giusta conclusione del disco riuscendo a riassumere le varie qualità del gruppo e l’alchimia speciale che questi ragazzi sono riusciti a sviluppare, prendendo sì ad esempio i citati americani ma facendo propri tutti gli elementi che compongono un genere ancora vastamente inesplorato.

Le prove ottime di Daniele Brunelli al microfono e basso, ben registrato e sempre nel vivo dell’azione senza limitarsi ad un lavoro di accompagnamento, e Mattia Mornelli a dettare i forsennati ritmi, così come gli interessanti testi, valorizzano ulteriormente  Call Of The Starforger, opera da recuperare assolutamente!

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