WORMWOOD – Arkivet

Titolo: Arkivet
Autore: Wormwood
Nazione: Sweden
Genere: Melodic Black Metal
Anno: 2021
Etichetta: Black Lodge Records

Formazione:

Nine – Voce
Oscar Tornborg – Basso e voce
Daniel Johansson – Batteria
T. Rydsheim – Chitarra, tastiere e voce
J. Engström – Chitarra


Tracce:
  1. The Archive                07:09
  2. Overgrowth                05:17
  3. End Of Message         06:32
  4. My Northern Heart  06:26
  5. Ensamheten              05:44
  6. The Slow Drown      06:29
  7. The Gentle Touch Of Humanity       09:07

Voto del redattore HMW: 8/10
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Qualche mese fa, navigando sull’internet tra un sito e l’altro, mi sono imbattuto in un’immagine della copertina di un album del 2019 dal titolo “Nattarvet”. Copertina bellissima a mio parere e, siccome la carne è debole, sono caduto nel tranello di dire “beh, andiamo a vedere chi sono costoro”.

E, dopo una breve ricerca di informazioni, mi sono gettato sul tubo cercando delle tracce di questi Wormwood di cui non avevo mai sentito parlare.

Nel frattempo, scopro anche che i nostri hanno in lavorazione un nuovo album, in uscita nel 2021 e dal titolo di “Arkivet”.

Ebbene, scopro che questi ragazzi svedesi fanno black metal. E io non sono un fruitore smodato del genere, perché il mio background e i miei gusti sono un po’ diversi. Anche se non disdegno.

Tutto questo lungo preambolo per arrivare a porsi alcune ataviche e pregnanti domande, come queste:

  • è possibile fare black metal melodico senza per questo suonare come tutti gli altri?
  • è possibile suonare questo genere senza necessariamente essere l’ennesima band iper-violenta e inviperita verso la religione e con sonorità malefiche?

La risposta è “!”. Col punto esclamativo.

Questi cinque ragazzi, infatti, sono riusciti a confezionare un lavoro pregevole, sotto moltissimi aspetti e a consegnare ai posteri sette tracce complesse, sfaccettate, immediate, melodiche, violente, impegnate e anche toccanti.

Dall’inizio alla fine, il leitmotiv è quello di un black metal che contiene e sviluppa tutti i canoni del genere, aggiungendo però delle caratteristiche che lo rendono unico e particolare. All’interno delle classiche cavalcate e sfuriate, del tipico scream e dell’immagine trve, inseriscono elementi che possiamo trovare altrove, senza snaturare il concetto e così ampliando il bacino di utenza.

Prima di tutto, ciò che emerge maggiormente è la capacità di tessere melodie forti, convincenti e non banali, andando a toccare delle corde che sarebbero più assimilabili ad un death o addirittura al prog. Melodie sognanti, tristi e struggenti e che danno un tono quasi pacato all’intero lavoro. Ed è una sorpresa, almeno per chi scrive, perché solitamente il black si distingue per ambientazioni cupe e malefiche, mentre qui si può uscire dal seminato, pur mantenendo intatto l’approccio.

Secondariamente, la capacità di inserire elementi sia folk (il classico scacciapensieri) sia prog, degli intermezzi quasi pinkfloydiani, interludi quasi tribali o finali epici, assoli anche complessi e ficcanti, momenti rilassati e di ispirazione post rock, il tutto contornato dagli stilemi tipici del loro humus di appartenenza.

Tutto questo utilizzando dei suoni “caldi”.

Il metal, in generale, tende ad avere dei suoni iper-distorti ed iper-compressi e, specie negli ultimi anni, si sta assistendo ad un livellamento sonoro, sia grazie alla maggior facilità di accesso a strumentazione e software sia perché gli output sonori si sono un po’ omologati (in termini di mix e masterizzazione). Senza arrivare all’eccesso di una band come i Tribulation, capaci di amalgamare perfettamente dei suoni praticamente rock, molto particolari e caldi, appunto, a composizioni che invece “richiederebbero” dei suoni malefici, i Wormwood producono dei suoni avvolgenti e pungenti senza risultare eccessivamente asettici e ghiacciati.

Un punto che, personalmente, fa salire almeno di mezzo punto il voto finale.

Non avendo ancora ricevuto la mia copia fisica, non mi addentro in una valutazione dei testi, anche perché alcuni sono in svedese, ma da quello che si sente nell’intermezzo della traccia finale, “The Gentle Touch Of Humanity”, i nostri si addentrano anche nei meandri di un tema spinoso come quello dello sfruttamento della terra e della distruzione che l’uomo sta operando da ormai qualche centinaio di anni. Oltre che ad esserci una connessione tra la traccia in apertura e il romanzo di Mikael Stromberg che porta lo stesso titolo, in cui si intrecciano idee e interpretazioni (come si legge in una nota del video della stessa).

In conclusione, un album che cresce con gli ascolti e che vi coinvolgerà sin da subito, con una proposta personale come poche se ne sono sentite in questi ultimi anni. Che amiate e mastichiate il black metal melodico o meno, consiglio caldamente di dare una possibilità a questa band.

Non rimarrete delusi.

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