BEAST IN BLACK – Dark Connection

Titolo: Dark Connection
Autore: Beast In Black
Nazione: Finlandia
Genere: Power Metal
Anno: 2021
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Yannis Papadopoulos: voce
Anton Kabanen: chitarra
Kasperi Heikkinen: chitarra
Máté Molnár: basso
Atte Palokangas: batteria


Tracce:

01. Blade Runner
02. Bella Donna
03. Highway To Mars
04. Hardcore
05. One Night In Tokyo
06. Moonlight Rendezvous
07. Revengeance Machine
08. Dark New World
09. To The Last Drop Of Blood
10. Broken Survivors
11. My Distopia
12. Battle Hymn
13. They Don’t Care About Us


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 9.3/10
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Il terzo disco, si dice spesso, è il più difficile per una band. Le aspettative create coi precedenti sono alte, ma il gruppo deve ancora affermarsi definitivamente. The Number Of The Beast consacrò gli Iron Maiden, Sin After Sin fu il primo realizzato dai Judas Priest per una major, e Keeper Of The Seven Keys Part II valse agli Helloween l’unico disco d’oro tedesco nella loro carriera, facendoli affacciare anche al mercato americano.

I Beast In Black arrivano a questo traguardo con tante ottime premesse: ci hanno abituato molto bene, con Berserker prima e con From Hell With Love poi, e il rischio di un album non all’altezza dei precedenti c’era.
Rischio fugato, a quanto pare, poiché il simpatico quintetto finnico mette a punto anche a questo giro una serie di canzoni orecchiabili, potenti e anche un po’ ruffiane, nella migliore tradizione Beast In Black.

Gli ingredienti di Dark Connection sono sostanzialmente gli stessi del passato: uno strato di power metal con chitarre massicce e tastiere cristalline, echi di europop qua e là, melodie memorizzabili e riverbero di stampo ottantiano per creare la giusta atmosfera. Sul tutto svetta l’ugola d’oro di Yannis Papadopoulos, sempre in splendida forma e vero trascinatore del gruppo.
E se i singoli non vi hanno entusiasmato, l’iniziale “Blade Runner” o l’AOR mascherato da power metal di “Broken Survivors” vi faranno ricredere.

Menzione speciale merita poi la reinterpretzione di “They Don’t Care About Us” di Michael Jackson, resa magistralmente soprattutto dal solito e molto versatile Yannis, perfettamente a proprio agio al microfono anche in questa occasione.
Disco consigliatissimo.

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