ASIDIE – Monuments

Titolo: Monuments
Autore: Asidie
Nazione: Italia
Genere: Doom
Anno: 2021
Etichetta: Autoprodotto

Formazione:

Asator – Voce
Ironcross – Chitarra, Programmazione Batteria Elettronica
Pizzu – Basso


Tracce:

01 – Broken
02 – I Wish That I Was Dead
03 – Let Me Dream
04 – No Hope in Sight (Paradise Lost Cover)
05 – Under the Snow 2021


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Nuovo lavoro per i lombardi Asidie, band che cresce nell’underground del doom gothic e presenta Momuments, autoprodotto e seguito di Behind del 2018.

Sono solo cinque i brani all’interno del disco, di cui uno è una cover, ma il minutaggio resta comunque corposo e sfiora i quaranta minuti. Il terzetto vede Asator alla voce, Pizzu al basso e Ironcross alle chitarre e alla batteria elettronica – che risulta a mio giudizio l’unico elemento vagamente dissonante in una autoproduzione altrimenti perfetta nel contesto: troppo finte, e soprattutto il suono sul rullante è sempre un po’ troppo monotono. Ma, a parte questi dettagli, il sound che ne esce è grosso e molto atmosferico, con le voci presenti ma mai invadenti, segno che il gruppo ha ben speso il tempo in studio per le registrazioni.

Come detto, lo stile proposto è un doom dalle forti tinte gothic, ma per una recensione più chiara parto dal fondo; dall’ultima traccia, ovvero la riedizione di “Under The Snow” originariamente pubblicata in Behind e che qui assume una forma lievemente diversa, più enfatizzata sulle melodie decadenti, restando fedele a ciò che era. E sono partito da qui perché è un chiaro segno che gli Asidie stanno cercando, nelle loro uscite, di trovare una propria identità, proiettandosi nel futuro ma imparando dal passato. Passato che si riflette in “No Hope In Sight”, tributo esplicito ai maestri del genere, i Paradise Lost. Il gruppo capitanato da Nick Holmes risulta infatti essere un vero faro-guida per gli Asidie che, oltre a riproporre una loro canzone, portano l’influenza del suono degli inglesi nelle loro composizioni con una devozione impressionante.

I tre nuovi brani aprono con “Broken”, lunga e decadente marcia funebre che cala subito l’ascoltatore nel limbo di oscura disperazione che gli Asidie vogliono trasmettere. Tempi lenti e dilungati che richiamano i già citati Paradise Lost, di Draconian Times. Il pregio che trovo in queste canzoni è l’uso centellinato e sapiente di tastiere, pianoforte ed archi, che non sono mai predominanti ma riescono a costruire ulteriori strati di atmosferici nelle armonie spesso malinconiche. “I Wish I Was Dead” invece spazia su tempi medi che donano un ritmo più incalzante a tutto il lavoro, rendendolo meno monotono. Qualche richiamo thrash nel lavoro della chitarra ritmica e forse una citazione ad Hetfield nello “yeah” graffiato iniziale. Riferimento principale sono i finlandesi Sentenced dell’epoca Frozen/Crimson, ma qui con una ricerca armonica più spiccata rispetto al brano precedente.

“Let Me Dream” ritorna alle sonorità doom del primo brano, stavolta con un minutaggio mastodontico di dodici minuti, in cui il growl di Asator governa sulla trama pesante delle chitarre. Un brano che richiede un ascolto impegnato per essere appreso.

In definitiva, un passo avanti notevole per in terzetto, forse ancora un po’ derivativo dai grandi nomi della scena doom e gothic, ma che ad ogni passo si fa sempre più strada verso una propria identità. Da aspettare al varco sulla lunga durata di un album. Per ora, promossi!

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