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Personalmente, non avevo idea di chi fossero i Nightland fintanto che non sono incappato in questo bel dischetto.
Scevro da ogni tipo di informazione o idea preconcetta, mi sono tuffato nell’ascolto e debbo dire che sono una piacevolissima scoperta.
Da Pesaro con furore, i nostri arrivano, con The Great Nothing, al terzo lavoro e, dovendolo valutare a sé stante, il giudizio è estremamente positivo. Dovendo dare a Cesare quel che è di Cesare, il mastermind Ludovico Cioffi è evidentemente autore principale, arrangiatore e quant’altro (pure la grafica è opera sua) e non si può non pensare che sia quasi tutta farina del suo sacco.
Perché? Beh, il nostro ha messo a frutto molteplici esperienze (già membro di The Modern Age Slavery e Sun Of The Suns) e, soprattutto, il lavoro di turnista dal vivo con la band australiana Ne Obliviscaris.
È innegabile l’influenza di questi ultimi in questo album, senza però risultare stucchevole. Non ci troviamo, infatti, di fronte ad una mera scopiazzatura del loro stile bensì ad una rivisitazione molto personale della lezione appresa e, per certi versi, quasi superiore.
Se gli australiani hanno avuto, a mio parere, una lieve flessione dal punto di vista della varietà delle composizioni e dell’ispirazione generale con l’andare della loro carriera (Portal Of I era quasi un capolavoro e Citadel evolveva il discorso, ma Urn, pur essendo un validissimo album, mi ha sempre dato l’impressione di essere partorito giocando sul sicuro e senza la spinta che i primi due lavori avevano), i Nightland prendono a piene mani ciò che di buono hanno appreso e lo propongono con caratteristiche più marcate e più personali.
Sono molti i momenti intimi e toccanti, le sfuriate e i blast beat ci sono (e anche tanti), ma sono sempre calibrati perfettamente nell’economia del pezzo o proprio del disco intero. Le orchestrazioni sono al servizio dell’emozione e dell’epicità e non il quinto membro del gruppo. La suite finale è bellissima e, anche qui, si prende l’idea dai sopraccitati e si sviluppa a proprio modo.
Produzione ottima, suoni limpidi e chiari in ogni situazione, impeccabili. Forse il buon Ludovico potrebbe farsi coadiuvare da qualcuno alla voce, poiché il suo growl risulta un po’ monocorde alla lunga.
Un ottimo lavoro che consiglio a chi ama certe sonorità e composizioni, death ma con un tocco orchestrale e progressivo, dinamico e variegato. Se i nostri avranno la voglia e l’ispirazione per svincolarsi ancor di più dall’ombra degli australiani, potremo dire di avere un gruppo italico in grado di dire la propria a livello mondiale.
Consigliatissimo.



