MEMORY GARDEN – 1349

Titolo: 1349
Autore: Memory Garden
Nazione: Svezia
Genere: Heavy Metal, Doom Metal
Anno: 2021
Etichetta: No Remorse Records

Formazione:

Johan Wängdahl: basso
Tom Björn: batteria, pianoforte, cori
Ante Mäkelä: chitarra, cori
Simon Johansson: chitarra solista
Stefan Berglund: voce

Josefin Bäck (ospite): voce
Niklas Stålvind (ospite): voce
Göran “Freddy” Fredriksson (ospite): strumenti medioevali


Tracce:
  1. Shallow Waters        04:35
  2. Pariah                        06:07
  3. Distrust                     06:30
  4. Rivers Run Black     07:47
  5. The Flagellants        05:35
  6. The Messenger         04:21
  7. The Empiric              04:54
  8. 1349                            04:57
  9. Blood Moon              06:39

Voto del redattore HMW: 5,5/10
Voto dei lettori: 7.8/10
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Buongiorno, sono un metallaro di vecchia data, ho un sacco di dischi a casa, mi piace un sacco il doom (quello tradizionale, quello più heavy), suono la chitarra (bene) e vorrei comporre e pubblicare un album del genere che mi piace di più”.

Più o meno deve essere andata così…

Personalmente non conoscevo i Memory Garden, per cui scoprire che sono un gruppo con tanta storia alle spalle mi ha lasciato davvero basito. Soprattutto perché sono uno che di doom ne ha sentito parecchio nel corso del tempo.

Poi ho messo su il disco e ho scoperto che avrei dovuto ripetere alcune frasi già dette su queste pagine. Questo gruppo, a mio onestissimo parere, ha ben poco a che vedere col doom, se non essere essergli tangente come genere a fronte dei BPM più bassi che alti. Detto ciò, questo è un disco di heavy metal, abbastanza classico e tradizionale. Inserire nel calderone del doom questo prodotto è un inquadramento vago e molto tendenzioso.

Passando invece alla musica e alla prestazione dei nostri, debbo dire che sono sicuramente una realtà coesa e tecnicamente ineccepibile: ritmiche, assoli, armonizzazioni, prestazioni dei singoli, pulizia di registrazione, suoni, copertina. Tutto perfetto. Nel vero senso della parola.

Le canzoni sono molto valide anch’esse, spaziano da quella più cadenzata, alla più tirata, da quella più oscura a quella più melodica. Insomma c’è tutto quanto dovremmo aspettarci.

Però… c’è un però.

Peccato che praticamente in ogni pezzo aleggiano i, nemmeno troppo velati, spettri di altre realtà note e arcinote al grande pubblico, andando a stimolare nell’ascoltatore le corde di emozioni e sensazioni che erano già lì, che erano già conosciute.

Credo che sia estremamente importante per un artista, anche senza necessariamente re-inventarsi o re-inventare un genere, proporre qualcosa che sia molto personale ma anche originale. Quest’ultimo termine inteso con il concetto di soddisfare l’udito più attento e, facendo una lunga serie di dribbling tra un plagio, una citazione e un’assonanza, sfornare dei pezzi che lascino un solco indelebile non solo nel vinile, ma anche nell’animo di chi sente.

Ebbene, in questi nove pezzi mi sono ritrovato troppo spesso a pensare ad altri gruppi: HammerFall rallentati (il cantante sembra veramente Joacim Cans, giuro che a un certo punto ho pure dovuto controllare che non fosse lui), Solitude Aeturnus, Dream Theater (il ritornello di “Shallow Waters” me li ha ricordati), Candlemass (imbarazzante la somiglianza al limite del plagio di “The Empiric”, ma forse è qualcosa di voluto) i più eclatanti, ma i richiami ad un certo tipo di heavy classico (con qualche spruzzata di prog) degli anni ’80 e ’90 è ben più che evidente.

Onestamente ci sono anche episodi oggettivamente validi, come l’acustica “The Messenger” o la conclusiva “Blood Moon” o ancora l’energica “Distrust” (nonostante i suoni di chitarra molto moderni e di facile presa), ma rischiano di essere poco incisivi nel complesso del lavoro.

Partendo da un punto zero nell’ascolto, purtroppo non resto impressionato o nemmeno colpito da questo lavoro, arrivando alla conclusione che, pur portando nove pezzi piacevoli e non necessariamente negativi, il complesso lo trovo purtroppo poco convincente. Troppi rimandi e troppi echi lo rendono innocuo sulla media distanza.

2 commenti su “MEMORY GARDEN – 1349”

  1. Dalla recensione si vede proprio che sei lontano dal gruppo e soprattutto dalla sua storia. Parlare di plagio nei confronti dei Candlemass mi fa poi sorridere, in quanto è noto che il leader del gruppo Simon Johansson ha collaborato fattivamente con Leif Edling nel tempo, in particolare ricordo gli Abstrakt Algebra. A volte è il caso di lasciare perdere quando non si conoscono le cose, si fa più bella figura.

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    • Caro Anders, ho ben precisato all’inizio di essere “ignorante” sul resto della discografia della band, proprio per far comprendere che il mio giudizio nasce dal solo ascolto dell’album in questione. Recensire un gruppo di cui non si conosce la storia è difficile, faccio del mio meglio.
      Detto questo, la mia cultura musicale non può certo coprire il 100 % dei prodotti metal (e non solo) della storia della musica. Purtroppo manca fisicamente il tempo di ascoltare tutto, soprattutto quando il lavoro di recensore non è quello che ti porta il pane in tavola. Però Abstract Algebra sono uno dei pazzi che ha pure il cd originale a casa e mi piace pure, ma penso anche che sia molto diverso dal lavoro dei Candlemass. Rimane che non posso ricordare tutto.
      Effettivamente non sono andato a controllare se membri, attuali o meno, avessero avuto collaborazioni con Candlemass o simili, ma trovo innegabile notare una somiglianza di alcuni passaggi di quella canzone con il loro stile. Come anche altre cose che si sentono, a mio avviso, chiaramente nel corso dell’album sono mutuate da altre band, altri dischi, altri periodi.
      Dopodiché faccio recensioni per passione e cerco di essere più razionale e oggettivo possibile, per trasmettere quella che rimane la mia umile opinione. Alla quale non è necessario che tutti siano concordi.
      Quante volte ho letto recensioni con cui non ero d’accordo, sia da lettore, che da ascoltatore, che da “concorrente”. Sia su gruppi sconosciuti che sui grandi nomi.
      Meno male che si hanno opinioni diverse, altrimenti avremmo sempre gli stessi dischi da recensire e sarebbero tutti da 8,5.

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