TONS – Filthy Flowers Of Doom

Titolo: Filthy Flowers Of Doom
Autore: Tons
Nazione: Italia
Genere: Stoner-Sludge Metal
Anno: 2018
Etichetta: Heavy Psych Sounds

Formazione:

Phatty Bombo: voce, basso, sintetizzatore
Steuso: chitarra
Pablito Màs: chitarra
Dominator: batteria


Tracce:

01. Abbath’s Psychedelic Breakfast
02. 99 Weed Baloons
03. Those Of The Unlighter
04. Girl Scout Cookie Monster
05. Sailin’ The Seas Of Buddha Cheese

Durata: 37:41


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 6.8/10
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Come dichiarato in occasione della classifica di redazione di fine anno, un album che mi sento di consigliare è certamente Filthy Flowers Of Doom dei torinesi Tons, pubblicato nel 2018 dalla mitica Heavy Psych Sounds, prestigiosa etichetta romana la quale dai primi mesi del 2021 ha anche messo sotto contratto gli americani Bongzilla.

È proprio citando gli sludger statunitensi che diventa possibile individuare le coordinate stilistiche del trio nostrano: accordature ribassatissime, cantato diabolico, attitudine marcia e soprattutto una smisurata passione per la marijuana, come giustamente si confà ad un gruppo stoner!

Scoperti dal sottoscritto durante uno degli ultimi concerti pre-pandemia della città sabauda, A Gozerian Night, ne sono rimasto fan assiduo per via della loro capacità di rendere accessibile un genere tanto di nicchia quanto evitato da gran parte degli ascoltatori di heavy metal, per l’appunto lo stoner-sludge. Difatti, nei trentotto minuti di durata del disco è possibile trovare riff pesanti ma immediati e gustosi, densi di groove e musicalità.

Brani come “Abbath’s Psychedelic Breakfast“, “Girl Scout Cookie Monster” e “Sailin’ The Seas Of Buddha Cheese” lasciano trasparire fin dai titoli le intenzioni tutt’altro che pudìche dei musicisti ma anche la gran dose di umorismo nero che pervade le canzoni. “Those Of The Unlighter” poi è pesante come ritovarsi in quarantena in prossimità del capodanno, ma con palate di effetti in più ed una voce curatissima dall’ottima produzione, resa ancora più nera dalle sovraincisioni tra scream infernale e growl cavernoso.

Il pezzo forte, quello per il quale si paga il prezzo del biglietto è però “99 Weed Baloons“, una di quelle intuizioni che capitano raramente e che vanno custodite gelosamente. Se fossi un boxeur, utilizzerei tale traccia come colonna sonora per l’ingresso sul ring, sia per intimorire l’avversario sia per fargli capire che potrà anche gonfiarmi di botte se vuole, ma quello con i gusti migliori in fatto di musica sono io.

Ribadisco in chiusura il mio invito a recuperare questa perla di pesantezza assoluta e chissà che non decidiate di dare una possibilità ad un sottogenere che una volta approfondito vi garantirà vere soddisfazioni.

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