EREB ALTOR – Vargtimman

Titolo: Vargtimman
Autore: Ereb Altor
Nazione: Svezia
Genere: Viking Metal
Anno: 2022
Etichetta: Hammerheart

Formazione:

Mats: chitarra, voce
Mikael: basso, cori
Ragnar: basso, cori
Tord: batteria

Lars Nedland (ospite): organo Hammond in “I Have The Sky”
Jimmy Mattsson (ospite): cori in “I Have The Sky” e “Heimdals Horn”


Tracce:

01.   I Have The Sky
02.   Vargtimman
03.   Fenris
04.   Rise Of The Destroyer

05.   Alvablot
06.   Den Dighra Döden
07.   Ner I Mörkret
08.   Heimdals Horn


Voto del redattore HMW: 7/10
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Bel dischetto questo degli Ereb Altor.

Il quartetto svedese giunge al 2022 proponendoci la sua fatica e dimostrando ancor di più il suo ruolo nella scena viking, eredità del mai troppo compianto Quorthon e i suoi Bathory.

Le due menti pensanti dietro questo, ormai longevo, progetto sono le stesse dietro alle pubblicazioni di un altro gruppo, anch’esso longevo e produttivo, che porta il nome di Isole, dedito ad un epic doom molto personale.

Curiosamente, i nostri riescono a separare molto bene le due realtà e, a parte la profonda dose di epicità, mantengono alti i livelli.

Vargtimman è un notevole lavoro di viking metal, spruzzato di black, e consente loro di prendere in mano, in maniera sufficientemente credibile e onorevole, il testimone dei già citati padri del genere. Frutto anche di un’evoluzione che li ha portati da un terremo più legato al doom degli inizi a questo lavoro maturo e consistente.

Sin dalla copertina, si nota il tono cupo e misterioso che alcuni pezzi ben rappresentano (“Fenris” e “Den Dighra Doden” su tutti), passando per la traccia più movimentata (“Rise Of The Destroyer”) alla più ragionata e dilatata (“Alvablot”).

Compositivamente parlando, “Ner I Mörkret” si erge sopra alla media, godendo di melodie e atmosfere decisamente coinvolgenti e di un incedere notevole, con una prova vocale che in più momenti lascia immaginare cori di bathoriana memoria. Il tutto baciato da una produzione di ottimo livello, magari anche troppo pulita e laccata per il genere in questione, ma che il sottoscritto apprezza notevolmente.

In definitiva, un lavoro che sarebbe positivo sotto tutti gli aspetti, ma per il quale mi trovo a fare le stesse considerazioni che feci all’epoca del già ottimo Fire Meets Ice: questi ragazzi sono molto bravi ma continuano a non riuscire a spiccare il volo che sembrerebbero meritare.

La copertina, che citavo prima, sembra quasi emblematica, dal momento che è bellissima ed evocativa ma, zoomando, si nota che le figure rappresentate sulla barca siano state disegnate un po’ alla bell’e meglio e quasi stonano in una cornice che meriterebbe più dignità.

Allo stesso tempo la musica, pur ottima, sembra mancare di quel guizzo che permetterebbe ai nostri di sfornare il disco perfetto e di entrare nell’olimpo del viking metal.

Rimane comunque un lavoro epico e molto, molto piacevole, che non posso che consigliare a tutti gli amanti del genere.

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