ARJEN ANTHONY LUCASSEN’S STAR ONE – Revel In Time

Titolo: Revel In Time
Autore: Arjen Anthony Lucassen's Star One
Nazione: Paesi Bassi
Genere: Prog Metal
Anno: 2022
Etichetta: Inside Out

Formazione:

FORMAZIONE BASE
Arjen Lucassen: chitarra, basso, tastiere, voci.
Ed Warby: batteria.
Erik van Ittersum: sintetizzatore Solina Strings.
Marcela Bovio: voci.
Irene Jansen: voci.


Tracce:

01.   Fate Of Man (voce solista e cori: Brittney Slayes; assolo: Michael Romeo)
02.   28 Days (Till The End Of Time) (voce solista: Sir Russell Allen; assoli: Timo Somers)
03.   Prescient (voci soliste e cori: Micheal Mills e Ross Jennings)
04.  Back From The Past (voce solista: Jeff Scott Soto; assolo: Ron Bumblefoot Thal)
05.   Revel in Time (voce solista: Brandon Yeagley; assoli: Adrian Vandenberg)
06.   The Year Of  ‘41 (voce solista: Joe Lynn Turner; armonie vocali: Will Shaw; assolo: Joel Hoekstra; assolo di sintetizzatore: Jens Johansson)
07.   Bridge Of Life (voce solista: Damian Wilson)
08.   Today Is Yesterday (voce solista: Dan Swanö; Moog: Lisa Bella Donna; assolo: Marcel Singor)
09.   A Hand On the Clock (voce solista e cori: Floor Jansen; assolo di Hammond: Joost van den Broek)
10.   Beyond The Edge Of It All (voce solista: John Jaycee Cuijpers; assolo: Arjen Lucassen)
11.   Lost Children Of The Universe (voce solista: Roy Khan; coro: Hellscore Choir; assolo: Steve Vai)

 


 

Same Songs, Different Singers
01.   Fate Of Man (voce solista e cori: Marcela Bovio)
02.   28 Days (Till The End Of Time) (voce solista: John Jaycee Cuijpers)
03.   Prescient (voce solista e cori: Will Shaw)
04.   Back From The Past (voce solista: John Jaycee Cuijpers)
05.   Revel In Time (voce solista: John Jaycee Cuijpers
06.   The Year Of  ’41 (voce solista e assolo di sintetizzatore: Alessandro Del Vecchio
07.   Bridge Of Life (voce solista: Wilmer Waarbroek)
08.   Today Is Yesterday (voce solista: Arjen Lucassen)
09.   A Hand On The Clock (voci soliste e cori: Marcela Bovio e [solo i versi] Irene Jansen)
10.   Beyond The Edge Of It All (voce solista: Mike Andersson)
11.   Lost Children Of The Universe (voce solista: Tony Martin)


Voto del redattore HMW: 6/10
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Revel In Time è il terzo disco di Arjen Anthony Lucassen’s Star One. Pubblicato a metà febbraio del 2022, arriva a circa venti anni dall’esordio. Si parla chiaramente dell’esordio di questo progetto, visto che il caro Arjen è sempre stato molto attivo con mille situazioni musicali a partire da Ayreon. L’idea di creare un disco di “space metal” (a metà tra un genere musicale ed una identità di argomenti trattati) era una vera bomba per chi iniziava a stancarsi del fantastico presente in power e prog-metal.

Il primo Star One – Space Metal – era ispirato interamente a film ambientati nello spazio, il secondo – Victims Of The Modern Age – a film apocalittici e distopici. Questo nuovo lavoro – Revel In Time – trae ispirazione da film che trattano una sorta di manipolazione del tempo. Il titolo dell’album è un gioco di parole creato da “Travel In Time” (senza la prima T) e “revel in your time”, che è una citazione da Blade Runner, uno dei film preferiti di Arjen di tutti i tempi. Rispetto ai primi lavori ecco una grande novità: invece di affidare tutto il disco a quattro cantanti, questa volta Arjen ha deciso di inserirne uno per ogni brano. Decisione maturata per via del periodo in corso, dato che a causa della pandemia non ha potuto invitare nel suo studio i vari cantanti. Quindi tutto il lavoro musicale è stato realizzato da Arjen e la batteria affidata al fenomenale Ed Warby (oltre ovviamente agli ospiti per le parti vocali e qualche assolo).

Cosa possiamo raccontare nel dettaglio di questo capitolo? Iniziamo a dire come viene creato, usando analogie, la ricetta per un disco Star One:
– riff di chitarra: 400 g.
– solida sessione ritmica: 200 g.
– cantanti esagerati: 800 g.
– cori e linee vocali accattivanti: 500 g.
– sintetizzatori spaziali: 500 g.
– Hammond: Q. B.

Tutto abbastanza facile: come in tutte le ricette, quando i prodotti sono di qualità il risultato è assicurato. Ci sono dei cantanti che da soli tengono in piedi qualsiasi brano (vedi Sir Russell Allen, Jeff Scott Soto, Damian Wilson o Floor Jansen) ma ovviamente, in un prodotto come questo, siamo a dei livelli di qualità esagerata. Suono e missaggio sono una componente che non deve essere trascurata per ottenere un disco di qualità e Arjen su questo è sempre un mago: tutto ben bilanciato, potente e senza nulla fuori posto (cosa non facile quando vengono inseriti così tanti dettagli). Le parti più interessanti nel disco le trovo nella zona centrale dei brani, spesso introduzione e finale risultano invece prevedibili; ma nelle sviluppo del pezzo ci sono intuizioni che valgono l’ascolto del disco. “Prescient” ha una progressione vocale magistrale di Micheal Mills, “28 Days (Till The End Of Time) è carica per il solito timbro di Sir Russell Allen, più hard rock a tempo medio “Back From The Past” con Jeff Scott Soto. Il brano “Revel In Time” resta su BPM bassi e ha continui start-stop [uno dei pezzi che preferisco, NdA], la successiva “The Year Of  ’41” ha un inizio che pare prog-metal per poi passare a sonorità più rock con la calda voce di Joe Lynn Turner. La parte strumentale è lasciata in mano a Joel Hoekstra e Jens Johansson, ma si deve apprezzare anche l’intermezzo con i vocalizzi.

Grande lavoro anche per “Bridge Of Life”, cantata da Damian Wilson, un personaggio che riesce a rendere perfetta qualsiasi composizione. Uno dei brani più cattivi è “Today Is Yesterday”, introduzione con un bel riffone e batteria che martella, improvviso stacco di tastiere (inaspettato) e poi si riparte con la voce di Dan Swanö. Si resta sullo stile iniziale più aggressivo anche per “A Hand On The Clock” con Floor Jansen per poi rallentare nella parte del ritornello; si torna alla carica poco più avanti riuscendo ad ottenere un pezzo dove la potenza vocale della Jansen esplode. Molto bella l’ultima “Lost Childen Of The Universe” con Roy Khan dietro al microfono ed un certo Steve Vai per l’assolo di chitarra; inizio lento con linea vocale espressiva ed ispirata fino ad arrivare al minuto 2:12 dove finalmente si parte alla grande. La presenza del coro (Hellscore Choir) dona a questo brano quel qualcosa in più e si va avanti fino all’assolo di Steve Vai senza troppi sconvolgimenti nella struttura. Inutile dire che la magia nella zona assoli è assicurata.

Se tutto questo non fosse bastato, ecco il secondo disco Same Songs, Different Singers: sì, perché durante la realizzazione di Reveal In Time erano state create le tracce guida per i vari cantanti, ma successivamente sono state affidate ad altri per creare versioni diverse dello stesso disco. Ad essere sincero, preferisco le versioni alternative di alcune cose: “Fate Of Man” cantanta da Marcela Bovio e “The Year Of  ’41” dal nostro Alessandro Del Vecchio (chi ha detto che solo all’estero ci sono grandi cantanti? Prestazione esagerata). Se la prima versione era forte, ecco che “Lost Children Of The Universe” cantata da Tony Martin è un piccolo gioiello.

Dopo tutto questo scrivere, arriviamo al giudizio finale su questo Star One: che dire? ricetta perfetta, ingredienti ottimi, ma il risultato è, dal mio punto di vista, non al livello di quello che è stato messo nella pentola. Un buon disco? Certo. Un disco che ricorderemo? Forse no. Qualche buona idea sommersa da soluzioni e modalità usate più un sacco di auto-citazioni. Questo potrebbe essere una bella cosa per alcuni artisti, ma nel caso di Arjen Lucassen devo dire che inizia ad esser troppo lungo l’elenco di dischi e brani che me ne ricordano altri. Voto positivo ma non oltre. Tornerò presto ad ascoltare “Lift-Off”, “Set Your Controls” ed “Intergalactic Space Crusaders”.

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