SOULLINE – Screaming Eyes

Titolo: Screaming Eyes
Autore: Soulline
Nazione: Svizzera
Genere: Death Metal
Anno: 2022
Etichetta: Massacre Records

Formazione:

Gabriele Gianora – Voce
Lorenzo Barenco – Chitarre e tastiere
Marco Alberti – Chitarre e cori
Mila Merker – Basso
Enea Adami – Tastiere (brani 10 e 11)
Edo Sala – Batteria (brani dall’1 al 9)
Mattia Vescovi – Batteria (brani 10 e 11)


Tracce:
  1. Your Death (Is My Life)
  2. Screaming Eyes
  3. Salvation Inside
  4. Dragonfly
  5. Against Myself
  6. Say Just Words
  7. The Child I Was
  8. Stay With You
  9. Keep My Last Song
  10. The Curse
  11. Truth Will Out

Voto del redattore HMW: 5,5/10
Voto dei lettori: 6.3/10
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Ritorno sul mercato degli svizzeri Soulline, gruppo dedito ad un death melodico con influenze di vario tipo, provenienti un po’ da tutta l’Europa metallica. Dopo quattro anni di silenzio esce Screaming Eyes e i nostri impattano molto bene sull’ascoltatore, con una traccia d’apertura che ha cartucce da sparare. La seconda canzone conferma quanto appena sentito. Poi si procede con “Salvation Inside” e il suo riff blueseggiante d’apertura, che porta ad un brano dal tempo medio che non lascia delusi.

Tra una traccia e la successiva purtroppo emerge, abbastanza prepotentemente, il principale difetto di questo lavoro. Parliamo di un album e di canzoni formalmente perfette, con anche dei punti notevoli quando la composizione vira in maniera decisa verso aperture melodiche ma, di fatto, risultano un po’ monocordi alla lunga.

Come detto, le parti più “cantate” e più puramente melodiche (e con questo non si intende certo che siano mielose o stucchevoli: sempre di death metal si parla) risultano essere quelle maggiormente convincenti. Idem quando esce allo scoperto lo spirito musicale (il ritornello e il finale della già citata “Salvation Inside” ne sono un esempio lampante), anche se annegato in un mare di giri validi ma troppo spesso senza mordente.

Il cantato alimenta la sensazione di monotonia, non tanto per mancate doti di Gabriele (che svolge egregiamente il proprio lavoro), bensì più che altro perché negli ultimi anni siamo stati abituati ad ascoltare lavori in cui il cantato (sia growl sia pulito) ha tante sfaccettature e un ventaglio di registri che finisce per esulare dall’idea di semplice modus operandi.

Nelle prime righe ho parlato di influenze di vario tipo ed effettivamente si sentono soluzioni che sfociano quasi nel tribale o nell’industrial, ma credo che l’anima rimanga comunque un death di stampo svedese e un tocco molto moderno e di gran presa. Scolastica la cover dei Paradise Lost, che in effetti corrobora l’idea che i nostri sembrino attingere da calderoni molto diversi per la propria ispirazione.

In definitiva un disco che, pur non essendo completamente da bocciare, vive di due anime che non sempre si incontrano nella maniera sinuosa e melodiosa che la musica richiederebbe.

Doti tecniche e idee sembrano esserci. Confido in un prossimo lavoro.

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