THE CHRONOMASTER PROJECT – The Android Messiah

Titolo: The Android Messiah
Autore: The Chronomaster Project
Nazione: Italia
Genere: Prog Rock
Anno: 2022
Etichetta: Elevate Records

Formazione:

Fabio Rancati: storia, produttore
Enrico Scutti (The Chronomaster): voce
Luigi Iamundo: chitarra ritmica, compositore principale
Giorgio Novarino: basso
Lele Mr. Triton: tastiere
Leonardo Porcheddu: chitarra solista
Carlos Cantatore: batteria
Douglas Docker: testi


Tracce:

01. The Mission (con Mark Boals)
02. The End Of My World?
03. The Ancient Throne Of Tessev V (con Vicky Psarakis)
04. The Invaders’ Chronicle Part 1: We came in peace (con Amanda Somerville)
05. The Last Man Of Ice (con Snowy Shaw)
06. The Invaders’ Chronicle Part 2: In Hoc Signo Vinces (con Gianluca Mastrangelo)
07. Generation Clash (con Mike Mills & Chris Boltendhal)
08. Revenge Of The Last (con Nina Osegueda)
09. The End Of Your World
10. Nothing Left To Lose (con Marcela Bovio)


Voto del redattore HMW: S.V.
Voto dei lettori: 9.8/10
Please wait...

Visualizzazioni post:238

The Android Messiah è un album tematico di prog rock/metal pubblicato dalla Elevate Records e incentrato su tematiche fantascientifiche. Molti sono gli ospiti illustri a coprire le varie parti vocali.
Questa introduzione in due righe non condensa neanche lo 0,1 % di tutto quello che nasconde questo ambizioso progetto nato da una pletora di artisti italiani dell’underground. Vediamo di sviscerare in maniera chiara quanto più possibile dell’universo del Chronomaster. Sì, perché non si parla solo di musica.

Innanzitutto, siamo di fronte ad una rock opera nel senso più classico del termine, ovvero un album tematico che racchiude una storia distribuita lungo le canzoni. Le tematiche, come accennato e come intuibile dalla copertina, sono tutte rivolte ad un’ambientazione fantascientifica, sci-fi, mentre la parte musicale prende a piene mani dal prog rock e dal prog metal, riuscendo a non spingersi mai oltre certi generi estremi, non indugiando in tecnicismi fini a sé stessi e costruendo trame fra tastiere e chitarre sempre in sintonia con la storia che i testi raccontano.

La trama si erge sulla costruzione del Chronomaster, un androide senziente estremamente potente che riesce a mutare di forma e adattarsi a qualsiasi forma di vita incontri nel suo viaggio nell’universo. Il suo scopo è trovare il misterioso pianeta della razza di nemici invasori che stanno conquistando lo spazio e distruggendo i pianeti che si trovano sotto il controllo del Concilio Dei 6, che ha permesso ai pianeti di prosperare. Spetta a questi sei potenti esseri e al Chronomaster riuscire a trovare il pianeta natale degli Invasori per poter fermare la flotta stellare che sta annientando la vita.

Questi sette protagonisti sono rappresentati dai sette musicisti che hanno creato l’opera, a partire dal creatore e motore del progetto, Fabio Rancati, supportato da Douglas Docker, che ha reso in musica la trama. Il motore ritmico è composto da Carlos Cantatore e Giorgio Novarino, rispettivamente alla batteria e al basso ed entrambi noti per varie militanze in tanti gruppi italiani. Le due chitarre sono in mano a Leonardo Porcheddu (per le parti soliste) e a Luigi Iamundo, che si è incaricato anche di comporre buona parte delle parti strumentali dei brani. Le tastiere sono gestite da Lele Mr Triton e la voce principale del Chronomaster è di Enrico Scutti.

Non amo particolarmente dilungarmi in recensioni che analizzano un brano alla volta, ma in un caso particolare come quello di The Android Messiah è impossibile non sviscerarle ad una ad una; per rendere chiari gli intenti degli autori, per farvi capire la complessità dell’opera e per dare il giusto risalto a tutti gli artisti presenti. Perché ciò che rende questo album particolare e degno di un ascolto attento è la presenza di ospiti internazionali chiamati tutti ad interpretare un dato ruolo, un dato personaggio incontrato dal Chronomaster.

Subito spicca Mark Boals nel ruolo del Padre, ovvero lo scienziato che, incaricato dal Concilio, inventa e crea il Chronomaster e che nel primo brano “The Mission” deve insegnare velocemente alla sua creatura la propria missione e i motivi della distruzione del pianeta. Un’introduzione di pianoforte ed archi porta ad un attacco prog rock governato dalle tastiere che, viaggiando su tempi moderati, creano un tappeto su cui le chitarre possono armonizzare, permettendo alle voci di Boals e Scutti di introdurci appieno nel mondo del Chronomaster.
Ed è tutta per Enrico Scutti la seconda traccia, “The End Of My World?”, melodicamente una delle più forti dell’intero lavoro. In questa traccia dal sapore heavy classico, arricchito da tappeti di tastiere e sintetizzatori, il Chronomaster parte per il suo viaggio. Molto pregevole l’assolo di Porcheddu nella metà del brano e decisamente vincente il ritornello che racchiude la determinazione del protagonista.
Si passa decisamente ad un ambito metal con “The Ancient Throne Of Tessev V”, in cui l’ospite Vicky Psarakis interpreta la principessa Aliria del pianeta Tessev V – la stessa principessa che ha distrutto la superficie del pianeta usando un’antica arma. Grande prova per la cantante, che alterna con diligenza parti atmosferiche a cantati più aggressivi spingendosi anche su violenti urlati. Tecnicamente ineccepibile sugli acuti nell’ultimo ritornello!
Le vesti del Capitàno della flotta stellare degli invasori sono indossate da Amanda Somerville: anche qui una base quasi hard rock si mischia con tastiere e sintetizzatori elettronici sui quali la voce della brava cantante americana crea l’impianto testuale. “The Invaders’ Chronicle Part 1: We Came In Peace” ci racconta il punto di vista dei nemici del Chronomaster all’inizio della loro esplorazione, quando avevano ancora una qualche moralità e non puntavano alla distruzione.
Le fredde lande del pianeta BlackSun sono descritte in “The Last Man Of Ice” e qui la tempesta di ghiaccio protagonista del testo è interpretata dal poliedrico Snowy Shaw (attivo con Therion, Mercyful Fate e King Diamond, fra gli altri). Rallentano i tempi aumenta la pesantezza, con chitarre grosse e aggressive, quasi groove metal nelle parti cantate da Shaw, che si alterna al Chronomaster di Scuti. Le armi lanciafiamme degli invasori hanno distrutto il ghiaccio di BlackSun lasciandosi alle spalle devastazione e desolazione e poi abbandonando il pianeta (il cui clima è troppo ostile). Il Chronomaster trova dei dati importanti per la sua ricerca in un relitto di una nave degli invasori.
“The Invaders’ Chronicle Part 2: In Hoc Signo Vinces” musicalmente introduce una certa epicità negli arrangiamenti, soprattutto corali e tastieristici. Tutta la parte iniziale ha un sapore quasi ecclesiastico ed introduce, testualmente, il cambio di approccio degli Invasori. L’ospite Gianluca Mastrangelo è il Papa Urbano X che porta alla deriva religiosa dell’esplorazione spaziale, iniziando a colonizzare e terraformare i pianeti conquistati. Grande prova di thrash tecnico nella parte centrale, con un grande assolo di Porcheddu, su cui le ritmiche di Carlos Cantatore e Giorgio Novarino alzano il tiro e il metronomo sfiorando i territori prog metal cari ai Symphony X. L’interpretazione di Mastrangelo è davvero evocativa e ci regala un grande brano.
Arriviamo a “Generation Clash” (forse il migliore del progetto) in cui il Chronomaster di Enrico Scuti assiste, attraverso uno schermo, alla storia passata dello scontro generazionale fra il discendente del Capitano della prima flotta, nonché attuale Comandante della colonia, e uno dei nuovi colonizzatori fanatici. Lo scontro è importante non solo nel testo ma anche nella musica, poiché i due personaggi sono interpretati da Mike Mills (Ayreon) e Chris Boltendhal (Grave Digger), rispettivamente, contrastando fra la voce potente ma melodica del primo e il grattato aggressivo del secondo. Musicalmente il brano è una bella miscela di influenze dal prog rock all’heavy classico su cui si ergono le prestazioni dei due illustri ospiti. I passaggi sono molto ben calibrati.
Tocca a Nina Osegueda (A Sound Of Thunder) interpretare la strega in “Revenge Of The Last” e spingere su tonalità altissime la sua voce potente. Un brano aggressivo sebbene il tempo non sia velocissimo, smorzato solo dagli arpeggi di tastiera; un ritornello molto orecchiabile e un’incursione imprevista ed urlata di Scuti che cambia atmosfera. Le streghe di questo pianeta studiato dal Chronomaster mischiavano magia e tecnologia, e l’ultima strega che sta per essere bruciata al rogo vede nel futuro l’androide, indicandogli le coordinate che sta cercando.
Torna protagonista Enrico Scuti alla voce in “The End Of Your World”, in cui il Chronomaster viaggia nel tempo fino alla terra del 1983, per distruggere l’umanità che ha causato tanta distruzione nell’universo. Un brano più diretto, meno prog e più rock nella sua anima, che viene costruito su una melodia diretta, ben supportata da tappeti di tastiere e inserti di chitarre pulite nelle strofe. Melodie su scale arabeggianti invece sono presenti nelle parti soliste centrali.
A chiudere il progetto una lunga suite da quasi dieci minuti in cui Enrico Scuti è affiancato da Marcela Bovio (Stream Of Passion, MaYan, Ayreon). Svariate influenze musicali, dalle parti orchestrali al musical. Il duetto vocale fra i due cantanti è sicuramente l’elemento migliore del lungo brano in cui spicca anche una notevole prova del batterista Carlos Cantatore. Qui il viaggio del Chronomaster si conclude dopo aver alterato la linea temporale e parla con la Madre Dell’Universo, interpretata appunto dalla Bovio, dopodiché è eletto a messia del suo popolo per aver impedito la distruzione di metà dell’universo.

Un’opera estremamente ambiziosa che nelle parole del suo creatore vuole espandersi oltre al campo musicale per toccare altri media: libri-gioco, giochi da tavolo e giochi di ruolo che saranno poi collegati al mondo fantascientifico del Chronomaster. Un universo condiviso multimediale.
Il consiglio è di dare un ascolto nella sua interezza a questo prodotto, perché va premiato innanzitutto il coraggio di produrre un concept album così articolato nell’era degli ascolti fugaci in rete, in cui la fruizione è istantanea, immediata e il livello di attenzione delle nuove generazioni è ai minimi storici per apatia sociale.
Un plauso va anche all’etichetta Elevate 2 Records che fra le altre cose nel pacchetto promozionale, per noi onesti scribacchini, ha fornito un foglio informativo molto dettagliato e soprattutto corredato dei testi delle canzoni. Davvero gradito.

N.B.: la recensione è senza voto per imparzialità, vista la presenza di due redattori nella formazione.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.