KARDASHEV – Liminal Rite

Titolo: Liminal Rite
Autore: Kardashev
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Atmospheric Deathcore / Post Metal
Anno: 2022
Etichetta: Metal Blade Records

Formazione:

Nico Mirolla: Chitarre
Mark Garrett:  Voce
Alex Rieth: Basso
Sean Lang: Batteria


Tracce:

01. The Approaching of Atonement 01:52
02. Silvered Shadows                         07:53
03. Apparitions in Candlelight             05:59
04. Dissever                                    01:11
05. Lavender Calligraphy 05:00
06. The Blinding Threshold             01:29
07. Compost Grave-Song 04:19
08. Cellar of Ghosts                         06:32
09. Glass Phantoms                         05:14
10. A Vagabond’s Lament 08:38
11. Beyond the Passage of Embers 11:48


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 2.0/10
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Visualizzazioni post:143

Incappiamo in questi Kardashev l’anno scorso. Così, per caso.

Girovagavo su un sito e vedo questa copertina che, in qualche modo (e probabilmente sbagliando) mi ha ricordato un che di Batushka (ininfluente in quale delle incarnazioni).

Nonostante il nome russofono, magari impopolare in questo periodo di triste conflitto ucraino, i nostri vengono da Tempe, Arizona. Quindi americanissimi. E prendono ispirazione per il nome dall’astrofisico russo Nikolai Kardashev, sconosciuto ai più, ma invischiato in diversi progetti e attività relative all’esplorazione dello spazio. Argomenti dei quali, ahimé, non sono sufficientemente ferrato per districarmi senza problemi.

Detto ciò, The Baring Of Shadows è un EP del 2020 che mi ha catturato immediatamente, con un tocco delicatissimo, atmosfere da vuoto siderale e al contempo sognanti e sospese, in cui le profondità del vuoto cosmico sembrano a portata di mano, quasi da essere toccate.

Dopo aver dato alle stampe i primi lavori sotto Subliminal Groove Records o da indipendenti, i nostri approdano su Metal Blade e pubblicano pochi giorni fa questo Liminal Rite.

Ebbene, riesco a ritrovare tutti quegli aspetti positivi che avevo apprezzato moltissimo nel precedente EP; inoltre la formazione è riuscita ad aggiungere altre componenti e a portare ad un livello ulteriore il loro lavoro. Restano intatti i momenti di stasi cosmica, in cui le tastiere leggere e leggiadre cullano l’ascoltatore, i momenti di furia totale, ma sono più preponderanti i riff e una batteria più propriamente deathcore.

Alternano quindi momenti più canonici per un genere come quello citato, sempre speziato da tastiere presenti, ma mai troppo invadenti, a momenti dove a farla da padrone sono i sogni e  i voli pindarici che la mente di chi ascolta può fare, un po’ come fossero delle violente accelerazioni, alla velocità della luce, inframmezzate da piccole visite nei pianeti dei pensieri e delle emozioni dell’uditore.

Ottimamente registrato, suoni composti e precisi con l’unica pecca sui suoni un po’ troppo triggerati di batteria, prestazione vocale veramente piacevole, sia per il growl che per il pulito, potente e carismatico; chitarre in linea con le produzioni moderne (e qui potremmo aprire un capitolo, ma non è la sede).

Disco notevole.

Da ascoltare tutto d’un fiato. Con la luce spenta. E viaggiare.

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