ROCK THE CASTLE 2022 – Prima giornata


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ROCK THE CASTLE, Giorno 1 – 24-06-2022 – Castello Scaligero, Villafranca (VR)
Mercyful Fate + Blind Guardian + Venom + Death SS + Grand Magus + Sadist

Premessa: se qualcuno vi dovesse dire che il Rock The Castle è stato un evento pessimo o non meritevole, lo fa conscio di mentire.
Lo dico potendo parlare esclusivamente per la prima delle tre giornate in programma, il 24 giugno 2022, che ha visto il ritorno nel Belpaese del Fato Misericordioso guidato dal Re Diamante, un evento che molti di noi attendevano ormai dalla prima conferma della presenza danese nel corso del mefitico 2020.
Non ho la maturità concertistica di quanti mi hanno assicurato che siamo ancora lontani dall’esperienza offerta oltreconfine, avendo vissuto esclusivamente concerti sporadici ed una edizione del K.I.T. di più di 10 anni fa (mi permetto di dire che non fa testo, è un evento a sé), ma saranno i due anni passati a digiuno e la voglia di riassaporare musica dal vivo in certi contesti, sarà che dopo essermi stancato di farmi andar bene tutto mi sono successivamente logorato di lamentarmi di tutto, sarà quindi l’età che ormai avanza, fatto sta che l’evento in questione ha pienamente convinto e divertito il sottoscritto, “tutto il resto è noia” (cit.).

Certo, non è stato solo rose e fiori, e sono convinto non serva nemmeno andare a leggere i resoconti di altri presenti per immaginare che le rimostranze convergano in toto sul fattore “costo della vita”, quantomeno all’interno delle mura che hanno contraddistinto il perimetro della suggestiva cornice scaligera. Non prendetelo come un cliché, ma da che mondo è mondo, il metallaro gode del “refrigerio” offerto dalla bevanda luppolata per eccellenza (fatte le dovute eccezioni, s’intende): se il suo prezzo è contenuto, ne berrà a profusione, se il prezzo è fuori dagli schemi, considerato oltretutto il rapporto costo/quantità, si conterrà, se non si rifiuterà addirittura di piegarsi. Di conseguenza, anche i prezzi delle consumazioni dei ristoratori presenti all’interno sono stati vistosamente aggiustati (tutti i menù avevano correzioni in corso d’opera), rendendo davvero dispendioso rifocillarsi.
Saremo tutti esperti di marketing fuorché gli organizzatori? Ai posteri l’ardua sentenza, certo è che arrendersi a quei prezzi non può che incoraggiare chi li applica a mantenerli anche in futuro… La presenza di acqua distribuita gratuitamente, o quantomeno al costo dell’acquisto del bicchiere del festival alla modica cifra di 2€, ha stemperato il problema: mai visti così tanti astanti con bicchieri ricolmi d’acqua e non d’alcol! Dimenticavo: non è stato possibile uscire durante la kermesse, una volta entrati era d’obbligo rimanere all’interno, pena l’acquisto di un nuovo biglietto d’ingresso. Niente braccialetti coi quali potersi allontanare,  altra mossa che ha ovviamente arrecato disagio a molti.

Con ciò, chiudo la digressione non musicale.

Partiamo con la prima pecca della giornata, imputabile esclusivamente al sottoscritto, ovvero l’essere arrivato troppo tardi per godere dello spettacolo dei Sadist – inutile girarci intorno, ritardi che si assommano non lasciano mai scampo, sempre meglio riuscire ad anticipare la partenza il prima possibile. La rabbia di udire in lontananza la meravigliosa “Tribe”, posta in chiusura di concerto, tra la biglietteria e l’ingresso al Castello Scaligero, non ha aiutato il “malessere” che il caldo torrido già cominciava ad arrecare.

SADIST scaletta:
Accabadora
One Thousand Memories
The Lonely Mountain
Season in Silence
Tribe

Fortunatamente erano presenti alcune zone d’ombra accanto alle mura, separate dal piano campagna da un piccolo declivio, ma non è mancata una piattaforma rialzata con gazebo di copertura per disabili (di certo non ha risolto il problema a queste temperature, ma quantomeno aiutato). A conti fatti, il sole ha recato disagio solo durante l’esecuzione delle prime due band, per il resto nuvole non foriere di pioggia (solo una quasi insignificante passata durante l’esecuzione dei Venom) ed un vento che ad un certo punto ha preso a soffiare con veemenza e sembrava anche poter arrecare disagi non indifferenti, pur essendosi infine acquietato (la torre luci posizionata dietro ai banchi mixer aveva due coperture laterali che cominciavano a far da vela: ho visto un paio degli addetti ai banchi guardare con apprensione la struttura…) hanno garantito un clima più che sopportabile.

Le tempistiche comunicate sono state rispettate praticamente da tutte le band, con ritardi davvero lievi; ecco quindi salire sul palco il trio svedese dei Grand Magus, heavy metal roccioso e battagliero, sempre imbastardito con ottimo doom (ricordiamoci degli esordi dei Nostri) che ha da subito riscaldato l’animo dei presenti, certamente conquistando nuovi fan con la loro carica e la semplice genuinità dei loro brani. Peccato per i suoni, dato che sin dal primo brano, la chitarra di JB Christoffersson ha avuto problemi in termini di volumi d’uscita. Ciò non ha impedito loro di intonare pezzi da 90 come “Sword Of The Ocean”, “Iron Will” e la mitica “Hammer Of The North”, una ventata di epica mole che ha sferzato Villafranca. Sempre godimento dai loro spettacoli!

GRAND MAGUS scaletta:
Gold and Glory
I, the Jury
Sword of the Ocean
Ravens Guide Our Way
Steel vs Steel
Untamed
Iron Will
Like the Oar Strikes the Water
Hammer of the North

Se anche l’aria si fa più respirabile, un acre odore di zolfo invaderà il castello a breve; stanno per salire sul palco i Death SS, con una setlist che ha infiammato i loro seguaci e anche chi non li aveva mai visti prima. La band è alla seconda apparizione dal vivo con la nuova formazione, che vede affiancarsi al leader Steve Sylvester ed all’ormai sodale dagli anni ’90 Freddy Delirio il chitarrista Ghiulz (attuale solista dei Bulldozer), il bassista Demeter (Dimitri dei Distruzione) ed il batterista Unam Talbot (Manu, molto impegnato fra Death Mechanism, Bulldozer e Distruzione). Nulla da eccepire sulla resa sonora: a parte qualche intro affidato alla chitarra di Ghiulz poco convinto e un po’ zoppicante, i Nostri si destreggiano fra vari inni percorrendo tutta la storia discografica, partendo da “Zombie”, transitando per la sempre attesa “Baphomet” e concludendo con la classica “Heavy Demons”. C’è tempo anche in questo evento per un paio di comparsate in costume evìtico da parte di due delle ballerine che seguono la band – impressionante come l’ingresso delle due donzelle discinte abbia fatto lievitare il numero dei maledetti smartphone (attraverso cui taluni seguono tutta l’esibizione di qualsiasi band, contenti loro…) puntati verso il palco, sembrava davvero che nessuno dei presenti avesse mai visto una patata dal vivo – che si sostituiscono alla band nell’accentrare l’interesse del pubblico. Una esibizione che soddisfa, condita dalla usuale loquacità inversa di Steve Sylvester; parere personale, si confermano più a loro agio in locali medio grandi che in festival similari, fermo restando che la prestazione è stata di livello!

DEATH SS scaletta:
Zombie
Cursed Mama
Horrible Eyes
Baphomet
Zora
Chains of Death
Family Vault
Kings of Evil
Inquisitor
Heavy Demons

Torniamo all’estero, per la precisione Gran Bretagna: riecco sui palchi italici i Venom di Cronos, con la stessa formazione ormai da una decina d’anni a questa parte. Per dirla tutta, alle orecchie di chi scrive l’esibizione del trio è quella più sottotono dell’intera giornata, con buona pace dell’impegno profuso dai due membri più recenti: sono infatti Danté alla batteria – ed il suo set tradizionale piuttosto “tamarro”, con due piatti china sospesi con due aste prolungate sopra i tom centrali – e Rage alla chitarra a mettercela tutta e a portare a casa la pagnotta, ma Cronos, non me ne vogliano i fan imperterriti, non regge la prova del tempo, e ad una zoppicante prestazione al basso si somma una prova vocale non all’altezza. Sicuramente sul pezzo come intrattenitore, oltre a sembrare d’essere estremamente felice della presenza della sua band in quel di Villafranca, ma non c’è stato il guizzo cui speri sempre di assistere quando segui il concerto di un nome storico. Pezzi come “Black Metal”, “Welcome To Hell”, “Countess Bathory” e “Witching Hour” risvegliano a prescindere il cuore (nero) del popolo metal, ed un comunque buon responso dai presenti è indubbio. Sarò smentito dai sostenitori accaniti della band, davvero, ma avrei visto meglio qualche altro nome in un contesto comunque così eterogeneo come quello di venerdì 24 giugno.

VENOM scaletta:
Black Metal
Bloodlust
Bring Out Your Dead
Long Haired Punks
Rip Ride
The Death of Rock ‘n’ Roll
Don’t Burn the Witch
Dark Night (of the Soul)
Buried Alive
Welcome to Hell
Countess Bathory
One Thousand Days in Sodom
In Nomine Satanas
Witching Hour
In League With Satan
Fanno tutto “Somewhere Far Beyond”, e chi cazzo se lo perde?” Cito a grandi linee l’amico che mi accompagna al Rock The Castle, e come dargli torto? Tanti dei presenti attendevano l’esibizione dei Bardi di Krefeld (almeno una volta nella vita li volevo citare anch’io così, N.d.A.), e sono stati ripagati in toto. Certamente i problemi non sono mancati, subito dall’incipit di “Into The Storm” la chitarra solista di André Olbrich soffre in quanto a volumi, senza migliorare sensibilmente nel corso dell’esibizione, mentre la batteria di Frederik Ehmke sovrasta, con suoni che definirei poco naturali e al limite del fastidioso in certi frangenti. Ma niente di tutto ciò riesce a scalfire la grande prestazione dei Blind Guardian: un Hansi Kürsch in evidente forma offre una prestazione priva di sbavature, giusto qualche problema di intonazione in chiusura di “Somewhere Far Beyond”, e una scaletta comunque strepitosa fanno sì che l’ora a disposizione sia una esperienza sensoriale unica, letteralmente da pelle d’oca. Il “geom. Kürsch” si profonde in complimenti per il pubblico italiano, fin troppo oserei dire, e non manca di presentare i brani con dovizia di particolari, condotta sicuramente preferibile a certo gelo cui si è assistito in precedenza.
Leggete la scaletta poco sotto, non solo non c’è bisogno di aggiungere altro, ma si commenta da sé. Tra classici del guardiano cieco in apertura e chiusura, una “The Bard’s Song – In The Forest” che viene praticamente intonata nella quasi totalità dal pubblico subito seguita dalla parte seconda con “The Hobbit”, assistiamo anche all’esecuzione di “Black Chamber”, che Hansi racconta d’aver cantato per l’ultima volta più di 20 anni prima. Lo scettro dell’esibizione? Per chi scrive senza dubbio “The Quest For Tanelorn”: come si fa a rimanere impassibili durante l’ascolto di quel ritornello, oltre a non essere un brano eseguito spesso dal vivo?
Solo i Mercyful Fate sono riusciti a far meglio, e di certo non sarà stato così per tutti…

BLIND GUARDIAN Scaletta:
Into The Storm
Welcome To Dying
Time What Is Time
Journey Through The Dark
Black Chamber
Theatre Of Pain
The Quest For Tanelorn
Ashes To Ashes
The Bard’s Song – In The Forest
The Bard’s Song – The Hobbit
The Piper’s Calling
Somewhere Far Beyond
Mirror Mirror
Valhalla

Giunge alfine l’agognato momento… anche se è pur vero che King Diamond girava tra il pubblico già dal primo pomeriggio (praticamente tutti i presenti avranno visto il suo “sosia”, un personaggio a tutti gli effetti grossolanamente agghindato come il leader del gruppo, con tanto di mantello e “copricapo cornuto” stile berretto invernale, non dubito troverete qualche testimonianza fotografica in giro per la rete).
Il palco raddoppia, serve poco più un’ora ai tecnici che seguono i danesi per montare il “sobrio” allestimento che farà da scenario alla calata italica dei Mercyful Fate. Una formazione che vede due membri storici, Kim Bendix Petersen e Hank Shermann, affiancati da due membri del “mark II” (Wead e Holm) ed un comprimario di lusso che risponde al nome di Joey Vera, per una resa finale “da paura” (concedetemi la licenza poetica giovanile). Stavolta i suoni sono degni di tale nome, e il divario sonoro è a tal punto abissale da far quasi pensare sia stata una mossa voluta; spiace solo per il basso, che a onor del vero non è sembrato così nitido come dovrebbe essere in presenza di assi del calibro di Joey Vera, ma il suo ruolo d’accompagnamento è comunque assolto con grande maestria.
Le due chitarre si intrecciano impeccabilmente sulle strutture dei brani, la batteria è maniacalmente precisa e senza sbavature, e la voce del mattatore principale non solo regge la prova degli anni, ma si mantiene in forma per tutta la durata del concerto. Per dovere di cronaca, qualche passaggio zoppicante sul mitico falsetto del Re c’è stato, ma niente per cui non si potesse passare oltre.
La scaletta dei Nostri è micidiale, pensate a quello che vorreste sentire da loro nel tempo a disposizione e otterrete quanto hanno eseguito: oltre agli immancabili classici, subito in seconda posizione troviamo “The Jackal Of Salzburg”, il nuovo brano che la band sta presentando in questo tour, introdotto dal Re Diamante con la premessa che potrebbe cambiare in corso d’opera. Le facce rapite degli spettatori si illuminano nella notte scaligera sulle note di “A Corpse Without Soul”, “Melissa”, “Curse Of The Pharaohs” e “Evil”, ma c’è tempo per una breve pausa ed un finale sulle note del classico “Satan’s Fall”.
Tra cambi d’abito ed un continuo saliscendi lungo le scale che fanno parte della scenografia, il cantante non mostra segni dell’ormai veneranda età, ben 66 lune trascorse per lui ad oggi; lo stesso dicesi per Shermann – a parte il vestiario da tamarro tipico di un noto negozio di merchandise online per rocker – che ancora intrattiene con la sua chitarra senza perdere un colpo.
Insomma, se non siete stati della partita, onestamente vi siete persi una grande occasione di vedere un nome storico tornato in piena forma, capace ancor oggi di emozionare i fan della vecchia guardia così come i più giovani… ora non resta che attendere nuova musica!

MERCYFUL FATE Scaletta:
The Oath
The Jackal Of Salzburg
A Corpse Without Soul
Black Funeral
A Dangerous Meeting
Melissa
Doomed By The Living Dead
Curse Of The Pharaohs
Evil
Come To The Sabbath
Satan’s Fall

A fine esibizione, il prato del castello si è svuotato in men che non si dica: mai vista la zona “cibo e bevande” sgombrata così velocemente post concerto. Una volta fuori, decine di presenti all’evento passeggiavano per le strade di Villafranca dove si è tenuta, in concomitanza con i concerti, una festa di paese con stand gastronomici e bevande a prezzi contenuti, giusto per riprendere il tema iniziale. Ma tant’è, vedremo cosa ci riserverà la prossima edizione, già annunciata e confermata da Vertigo per il 2023…

Tutte le fotografie sono di Sabina Baron che ringraziamo particolarmente per i fantastici scatti

Sadist:

Grand Magus

Death SS

Venom

Blind Guardian

Mercyful Fate

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