OCEANS OF SLUMBER – Starlight And Ash

Titolo: Starlight And Ash
Autore: Oceans of Slumber
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Progressive Metal
Anno: 2022
Etichetta: Century Media

Formazione:

Cammie Gilbert – Voce
Xan Fernandez – Chitarre
Jessie Santos – Chitarre
Mathew Aleman – Sintetizzatore
Semir Ozerkan – Basso
Dobber Beverly – Batteria e Pianoforte


Tracce:

1. The Waters Rising (04:23)
2. Hearts of Stone (03:56)
3. The Lighthouse (03:35)
4. Red Forest Roads (04:08)
5. The Hanging Tree (04:03)
6. Salvation (05:04)
7. Star Altar (05:55)
8. The Spring of ’21 (03:20)
9. Just A Day (06:03)
10. House of the Rising Sun (04:24)
11. The Shipbuilder’s Son (04:59)


Voto del redattore HMW: 7/10
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È ormai passata una decina di anni da Aetherial, il disco d’esordio degli Oceans of Slumber e da allora il gruppo texano ha cambiato più volte la propria formazione, tanto che il fondatore e batterista Charles “Dobber” Beverly è attualmente l’unico componente rimasto della configurazione originale.

I cambiamenti avvenuti però non sembrano aver indebolito l’identità del loro progetto artistico che rafforza le sue radici nel progressive metal sempre arricchito da sfumature soul e southern rock. Con le prime note di pianoforte, “The Waters Rising” ci introduce a Starlight And Ash, con una melodia classica della quale iniziamo subito ad apprezzare la leggerezza e il suono avvolgente.
Se con “Heart of Stone” si iniziano a percepire le influenze di sonorità più pesanti ecco che con “Red Forest Roads” il gruppo confeziona un buon climax sonoro e ritmico (che diventerà il leitmotiv dell’intero disco anche se a tratti quasi ridondante), per mezzo del quale scopriamo l’estensione vocale della cantante Cammie Gilbert.

Le parole introspettive di “The Hanging Tree”, impreziosite da un timbro vocale capace di donare loro la giusta intensità rappresentano probabilmente uno dei brani meglio riusciti dell’album, il quale perde forse qualcosa nella successiva “Salvation”, che nonostante un ottimo finale risulta un po’ più carente nella costruzione del crescendo. Il gruppo statunitense torna però sui suoi passi e convince con “Star Altar”, un brano equilibrato e coinvolgente grazie alla sezione ritmica incalzante e mai banale.

Con la strumentale “Spring of the 21”, Beverly e il suo pianoforte fanno da preludio a “Just for a Day” in cui la voce torna nuovamente protagonista di un brano che si rivela complesso e stratificato, anche caratterizzato da continui cambi di ritmo ed intenzione.

La scelta della cover di “House of the Rising Sun” si rivela sicuramente coerente con l’atmosfera delle precedenti composizioni, di cui si può apprezzare l’arrangiamento misurato seppur non particolarmente originale.

L’album si conclude sulle note di “The Shipbuilder’s Son”, raccontando i sogni di un giovane uomo alla ricerca di se stesso e della sua identità. Un finale con un significato simbolico che sembra rispecchiare la storia degli ultimi anni del gruppo statunitense vissuti all’insegna di una ricerca sonora ed identitaria. Starlight And Ash non è un disco perfetto né immediato ma è sicuramente confezionato con gusto ed arrangiamenti mai esagerati, sempre attenti a non snaturarne il suono, nonostante in alcuni casi si possa avere l’impressione che si tratti di soluzioni poco coraggiose.

L’opera è comunque permeata da buoni testi, per lo più introspettivi, con significati nascosti capaci di rivelarsi solo dopo successivi ascolti. Gli Oceans of Slumber realizzano un disco sicuramente più adatto a coloro che sapranno dedicargli il giusto tempo e saranno disposti a farsi coinvolgere dalle sue sonorità.

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