BLIND GUARDIAN – The God Machine

Titolo: The God Machine
Autore: Blind Guardian
Nazione: Germania
Genere: Power Metal
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Hansi Kürsch: voce
André Olbrich: chitarra
Marcus Siepen: chitarra
Frederik Ehmke: batteria
Johan Van Stratum: basso


Tracce:

1. Deliver Us From Evil
2. Damnation
3. Secrets Of The American Gods
4. Violent Shadows
5. Life Beyond The Spheres
6. Architects Of Doom
7. Let It Be No More
8. Blood Of The Elves
9. Destiny


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 4.8/10
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02 – 09 – 2022.

Cittadina di provincia italiana. Due amici, sulla quarantina, si ritrovano per un caffè al bar un sabato mattina.

Piersilvio e Gianfilippo (nomi evidentemente di fantasia) si conoscono da una vita ma ormai, tra lavoro, famiglia e impegni, ci si vede pochino.

P: Ohi, Gian! Come stai? Allora a casa? Tua moglie? Il bambino?

G: Eh, tutto bene, dai. Ormai Andrea ha già otto anni, come vola il tempo…

 

Etc etc etc… con un po’ minuti di convenevoli, riassunti di vita e aggiornamenti vari.

A un certo punto, i nostri si ritrovano a rivangare qualche evento del passato, tra cui qualche bel concerto sentito insieme.

 

P: Oh, Gian, ma ti ricordi quella volta che ci siamo sfatti al concerto dei Blind Guardian al Babylonia? Era il 1998. Una vita fa…

G: Dai!! Che spettacolo, era il tour di Nightfall In The Middle Earth! Che disco, che concerto… c’era ancora Hansi al basso, se non ricordo male.

P: Mi sa di no! Ma quanti ricordi. Beh, sai?, sono ancora in giro i Blind, lo sai? Hanno appena fatto uscire un disco nuovo quest’anno.

G: Sul serio? Io è da un po’ che sono fuori dal giro. Non ho più tempo. Tu l’hai sentito?

P: Sì sì, l’ho sentito. E sai che c’è? Non è per nulla male…

G: Ma dai. Dimmi, dimmi.

P: Beh, sai?, io avevo un po’ abbandonato i loro ascolti dopo A Night At The Opera, che non era male ma francamente non mi ha mai preso. Dopo è stato un susseguirsi di album non malaccio ma francamente innocui. Poi, boh, sui gusti personali c’è poco da sindacare. In più l’ultimo l’ho trovato veramente pretenzioso e prolisso. In breve, “du’ palle”…

Ora invece è uscito questo disco, si chiama The God Machine e già dalla copertina sono stato incredibilmente attratto. Forse perché si svincola dal solito stilema tutto dragoni e impostazione fantasy che hanno sempre tenuto. Mi ha più dato l’impressione di essere qualcosa di più sci-fi e l’ho apprezzato e trovato intrigante.

A parte questo, il disco devo dire che è veramente bellino.

Insomma, si sono lasciati alle spalle un po’ del fardello progghettoso e pomposo che avevano preso in questi ultimi anni e sembra che si siano seduti davanti a una (o tante) birra e si siano chiesti cosa dovevano fare col risultato che “basta boiate, torniamo noi stessi”.

G: Oh, che bella notizia. Quindi il disco è una bomba? Bello?

P: Come dicevo, il disco è figo. Sembra di ascoltare Imaginations… con un botto di influenze sia autoreferenziali sia esterne in più. Il che è un bene, anche se in diversi punti sembrerebbe di ascoltare qualche loro canzone di anni fa. Però alla fine ti prendono di brutto, eh… Dal singolone “Deliver Us From Evil” fino ad arrivare a “Architects Of Doom” devo dire che non ci si annoia, ci sono i chitarroni, gli assoli come sanno fare i due ragazzotti, i cori, la giusta dose di doppia cassa (ah, peccato il Thoman non ci sia più da un po’… chissà che fine ha fatto, è scomparso dalla scena), le atmosfere e tutto l’armamentario che ti aspetteresti dai Guardian.

Un minimo di storcimento di naso ti arriva alla settima traccia, perché, non si sa bene come mai, si sono svegliati quella mattina e hanno tirato fuori un singolo semi-ballad, molto radiofonico, abbastanza facilone, nonostante faccia di tutto per non esserlo. Per carità, la canzone è carina, ma diciamo che poteva essere un po’ più ficcante ecco…

Poi, subito dopo, altro singolone sparato a mega velocità, di quelli da scapocciare e poi altro pezzo nel loro stile per chiudere l’album. Molto belli anche questi due.

G: Sì, da come parli sembra un discone, però non sembri convinto. Dimmi cosa pensi veramente, dai.

P: C’hai preso, caro. I pezzi, singolarmente, sono veramente belli, ma ho quasi l’impressione che siano stati scritti a tavolino. Delle volte si ha l’impressione che certi gruppi usino il pilota automatico per scrivere le canzoni (vedansi per esempio gli Amon Amarth…), qui invece sembra proprio che i tre si siano decisi a sfornare un lavoro che strizzasse l’occhio a chi ha fatto la loro fortuna, ritornando ai fasti dei primi lavori (che poi è la tiritera che ti raccontano tutti i gruppi nelle dichiarazioni pre-uscita…).

Il punto è che ci sono riusciti! E pure bene, secondo me!

G: Ma, allora, cosa non ti convince?

P: Non lo so… c’ho quel retrogusto che non mi va via. Ho talmente tanto amato questo gruppo sin dall’inizio, che ritrovarli ora con questo album mi lascia stranito. Sai come si dice, no? “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca“.

G: Ma no, su! Pensala semplice: se il disco ti piace, tanto vale… Vuol dire che il lavoro è buono, no? Inutile rimuginarci sopra. La dietrologia di fronte a certe cose non paga mai.

P: Hai proprio ragione. Alla fine, quello che conta è che piaccia ascoltarlo e che venga la voglia di rimetterlo su anche dopo qualche ascolto. E questo ci riesce, si lascia apprezzare.

Certo, forse piacerà di più ai vecchi volponi come noi piuttosto che alle nuove generazioni.
Ma in fondo è quello che volevamo, no?

G: Eh, già! È proprio così! Oh, a ’sto punto fammi sapere se vengono in Italia per una data, così ci andiamo insieme. Come ai vecchi tempi! Ti va?

P: Certo! Volentieri! Non vedo l’ora di brindare con te al loro concerto.

Etc etc etc…

In definitiva, quest’album va preso per quello che è: un grande disco dei Blind Guardian, che sono tornati a fare quello che sapevano fare meglio.

Semplicemente non sfonda e non diventa un capolavoro a causa del sentore di déjà-vu che accompagna per tutte le canzone e viene lasciato anche dopo. Però ne vale la pena…

 

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