OBSCURCIS ROMANCIA – The Bringer Of Light

Titolo: The Bringer Of Light
Autore: Obscurcis Romancia
Nazione: Canada
Genere: Symphonic Black Metal
Anno: 2022
Etichetta: autoprodotto

Formazione:

Frederic Le:  voce, chitarra, orchestrazioni
Jean Rufiange: batteria

Ospiti:
Daniel Daris: basso
Guillaume Martineau:  pianoforte
Mathieu Brunet: voce


Tracce:

01. Here Comes The Storm
02. The Bringer Of Light
03. Horror In The Garden Of Eden
04. Sous L’Emprise Des Ténèbres
05. L’Empire Des Morts


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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Dopo i vari Forteresse, Csejthe, Akitsa e Sombres Forêts, il Canada e in particolare il Québec si rivelano ancora una volta terreno fertile per il black metal, soprattutto se melodico o atmosferico.
Questa volta sono gli Obscurcis Romancia a promuovere il proprio nuovo disco, The Bringer Of Light, che vede la luce dieci anni dopo Theatre Of Deception. Il nome del gruppo, alla seconda fatica sulla lunga durata sebbene formatosi nel lontano 1997, è sicuramente curioso ma evoca immediatamente il genere proposto: un black metal sinfonico e condito da varie melodie e inserti interessanti, che richiama alla mente i Limbonic Art o gli Hecate Enthroned, ma anche i primi Cradle Of Filth.

Tutto sommato, l’album scorre piacevolmente e in modo uniforme, essendo introdotto dal brano più breve del repertorio, “Here Comes The Storm”, che in soli tre minuti racchiude un po’ tutta la poetica dei canadesi. Le tastiere e il pianoforte sono onnipresenti e ben amalgamati nel contesto. Il cantato di Frédéric Le è proprio quello che ci si aspetta da questo genere di proposta e in generale, seppur non suonando proprio come qualcosa di nuovo, gli Obscuris Romancia dimostrano in queste cinque canzoni (in seguito ci sono i corrispettivi strumentali) di padroneggiare perfettamente il linguaggio codificato dai loro illustri e già nominati predecessori, e di farlo con stile e perizia.

Proseguendo nell’ascolto, “Horror In The Garden Of Eden” è una scorribanda in minore, supportata da una batteria versatile e da melodie sinistre eseguite prevalentemente al pianoforte, mentre la chiusura è affidata a “L’Empire Des Morts”, dove riecheggiano i primi Satyricon (soprattutto quando si divertivano con il pianoforte, in “Forhekset”). Come detto, almeno la versione digitale del disco vede ogni brano arricchito della propria versione strumentale, mentre gli amanti della musica su supporto fisico potranno scegliere tra le versioni su CD o su vinile.

Per quanto ci riguarda, promossi a pieni voti.

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