LACRIMAS PROFUNDERE – How To Shroud Yourself With Night

Titolo: How to Shroud Yourself with Night
Autore: Lacrimas Profundere
Nazione: Germania
Genere: Gothic Metal
Anno: 2022
Etichetta: Steamhammer

Formazione:

Oliver Nikolas Schmid: chitarra
Dominik Scholz: batteria
Julian Larre: voce
Ilker Ersin: basso


Tracce:
  1. Wall Of Gloom
  2. A Cloak Woven Of Stars
  3. Nebula
  4. In A Lengthening Shadow
  5. The Curtain Of White Silence
  6. Unseen
  7. The Vastness Of Infinity
  8. To Disappear In You
  9. An Invisible Beginning
  10. Shroud Of Night

Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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Avevo lasciato i Lacrimas Profundere troppo tempo fa per essere vero e, quando mi è stato chiesto di recensire questo album, l’ho fatto con piacevole entusiasmo.

Con Mr. Oliver Schmidt come unico membro superstite della formazione che conoscevo, il nome Lacrimas Profundere è passato attraverso innumerevoli cambi di formazione, arrivando ora al secondo lavoro con l’attuale incarnazione. Particolare di rilievo soprattutto per quanto concerne la parte vocale della proposta, che in questo genere riveste un ruolo decisamente importante.

Piacevole entusiasmo, si diceva. Sì, perché questo How To Shroud Yourself With Night rientra in un genere che mi riporta indietro di qualche anno, a quando ero un ragazzino e il caldo abbraccio dei gruppi più gothic metal e più depressi facevano capolino nel lettore CD di tanti amici.

Invece questo lavoro si apre con un pezzo tutto doom che non ti aspetti, “Wall Of Gloom”, e che ammicca ad altro tipo di ascoltatori e di genere.
Dal secondo pezzo rientrano però nei binari e ci propongono un gothic metal di buona fattura: ben arrangiato, ben cantato, ben suonato e sufficientemente ispirato.

La voce del buon Julian offre una prestazione valida e lo cala nel ruolo del bello e dannato, con quel fare misto tra Ville Valo e Jyrki, tra ritornelli cantabilissimi e ruffiani al punto giusto.

La prima metà del disco scorre bene, ma è con la seconda che i Lacrimas Profundere danno sfogo ad ispirazioni più variegate, dalle quali è evidente come ci sia un vero e proprio intento di inserire elementi provenienti da fonti diverse. I rimandi sono tanti ma i più evidenti sono il tentativo di incorporare elementi legati ad un doom non troppo spinto, a sprazzi di death e di screamo.

Un bel calderone insomma, dal quale i nostri escono però a testa alta.

Nel complesso l’album risulta scorrevole, fresco e credibile. L’unico difetto è probabilmente di non riuscire a definire in maniera inequivocabile un tratto distintivo del gruppo e della sua carriera.
Bisogna però ammettere che, nonostante una lunga militanza, Oliver e soci non sono mai riusciti a spiccare al di sopra della media, risultando dei buoni attori della scena gothic senza mai essere in corsa per il bottino pieno. E, purtroppo, la cosa è nuovamente evidente.

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