TAD MOROSE – March Of The Obsequious

Titolo: March Of The Obsequious
Autore: Tad Morose
Nazione: Svezia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: GMR Music

Formazione:

Ronny Hemlin – Voce
Christer ”Krunt” Andersson – Chitarre e Tastiere
Markus Albertsson – Chitarre
Tommy Karppanen – Basso
Peter Morén – Batteria


Tracce:

01.   March Of The Obsequious
02.   Witches Dance
03.   Pandemonium
04.   Phantasm
05.   Dying
06.   Escape
07.   A Trail Of Sins
08.   A Quilt Of Shame
09.   Legion
10.   This Perfect Storm


Voto del redattore HMW: 8/10
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Nei loro ultimi tre lavori i Tad Morose sono sempre riusciti a rimanere coerenti al proprio stile, mescolando ingredienti di metal degli anni ottanta e novanta ad ingredienti moderni. Nel 2013 infatti, con Revenant, il gruppo svedese fondato più di vent’anni prima poté iniziare una nuova vita artistica; grazie anche ad una ritrovata stabilità nel collettivo dopo i troppi cambi di formazione degli anni precedenti.
March Of The Obsequious è l’undicesimo album della formazione guidata dal fondatore Christer Andersson, che ha reclutato per l’occasione Andreas Silén (già chitarrista di Lack Of Faith e Propane Headrush) e Johan Löfgren al basso, qui anche in veste di produttore.

L’album comincia sulle note di “March Of The Obsequious”, nella quale iniziamo a percepire un’atmosfera più cupa rispetto ad un power metal prima maniera, ma non necessariamente meno valido. Un inizio più misurato serve dunque ad introdurre le energiche “Witches Dance” e “Pandemonium”, che aggiungono un pizzico di speed metal come sottofondo alla voce teatrale di Ronny Hemlin, dotato di un’invidiabile estensione ed un timbro che ricorda quello di Tim Owens (voce dei KK’s Priest). I testi sono quasi recitati dal cantante, in quale non perde occasione di sottolineare l’intensità di alcuni passaggi con il suo vibrato.

Il disco risulta sicuramente ricco di spunti e di citazioni sonore, magari neanche troppo intenzionali, a storici gruppi del passato. È il caso di “Phantasm”, una ballata classica che a tratti sembra richiamare sonorità comuni a quelle dei Queensrÿche e che ben si sposa con una vocalità qui più misurata e meno barocca, sebbene le chitarre non rinuncino alla loro aggressività e a metà brano prendano il sopravvento.
Con “Dying” i Tad Morose ritornano a trattare temi drammatici: qui la paura della morte, la quale è destinata però ad essere esorcizzata dai contenuti presenti nel brano seguente, “Escape”, introdotto e supportato dalle ottime tastiere di Christer Andersson.
Dopo un paio di brani più pesanti e meno ispirati, sul finale ecco tornare il piacevole registro vocale più basso del cantante, forse troppo poco sfruttato nelle precedenti composizioni.
Il disco dunque si conclude con “This Perfect Storm”, una ballata equilibrata ed intensa. Impreziosita da un buon assolo, essenziale e conciso.

I Tad Morose dono tornati sulla scena con un prodotto sicuramente coerente col percorso artistico intrapreso nell’ultimo decennio, confezionando un album che non rinuncia alle proprie radici e risulta piacevole ma anche non troppo immediato, per via delle rare soluzioni dissonanti ricercate. Anche quando la scrittura non riesce a brillare, la teatralità e le atmosfere solo apparentemente cupe di March Of The Obsequious lo completano, donandogli la giusta credibilità che saprà senza dubbio coinvolgere ed entusiasmare in modo trasversale gli amanti dell’heavy metal.

Un commento su “TAD MOROSE – March Of The Obsequious”

  1. “Atmosfera più cupa rispetto ad un power metal prima maniera”: affermazione elusiva e discutibile, come altre sparse qua e là lungo la recensione. Forse certi gruppi storici andrebbero affidati a recensori con maggiore esperienza.

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