Helloween + Sabaton + Beast In Black + Moonlight Haze


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Helloween + Sabaton

EVENTO: Helloween + Sabaton + Beast In Black + Moonlight Haze
LUOGO: Ippodromo Snai, Milano
DATA: 27/08/2022

Un grande evento sul finire di agosto che assume un po’ la forma di rivincita sul giogo che la pandemia del 2020 e 2021 ha tenuto sul mondo della musica dal vivo. Questo tour da co-headliner di Helloween e Sabaton è stato infatti rimandato già da due anni, con più date riposizionate e poi annullate causa covid. Ma il momento è giunto e l’ippodromo Snai di Milano attende la schiera di fan che si sposteranno dallo stivale per l’evento.
L’organizzazione della giornata è abbastanza buona, complice una giornata calda ma non troppo, in cui addirittura un filo di aria si lascia assaporare per deliziare il pubblico. Nota climatica non da poco vista l’estate torrida che abbiamo tutti subìto.
L’orario di apertura cancelli previsto alle 16:30 viene rispettato meticolosamente ed ecco infatti alle 17:15 puntuali aprire le ostilità i nostrani Moonlight Haze.

Forti dell’uscita del terzo Animus, la formazione capitanata da Chiara Tricarico alla voce e potenziata dal bravo Giulio Capone alla batteria ha purtroppo poco tempo a disposizione, ma nella manciata di brani si intravvede la voglia di divertirsi, di comunicare con la propria musica e una certa professionalità nello stare sul palco.
Chiara si prodiga, comunica col pubblico e la risposta c’è, segno che ci sono sempre più persone che li seguono, cantando le canzoni e rispondendo nei ritornelli.
Si dà spazio a tutta la discografia, concentrandosi ovviamente su Animus da cui vengono estratte tre canzoni, una sola da Lunaris e ben due dal debutto De Rerum Natura. Il pubblico reagisce bene sia ai brani più veloci, con tappeti in doppia cassa (“To The Moon And Back” e “Ad Astra”) che su brani più cadenzati ed epici (“The Rabbit Of The Moon”).
Personalmente li promuovo a pieni voti e, nonostante l’ovvio supporto di basi di tastiera e qualche coro, i Moonlight Haze si sono dimostrati genuini e carichi, con tutti le difficoltà che può avere un gruppo di apertura in un contesto così mastodontico. Un’ottima bandierina tricolore in una giornata molto nordica in riferimento alla provenienza dei gruppi.

SCALETTA
The Nothing
To the Moon And Back
Ad Astra
It’s Insane
The Rabbit Of The Moon
We’ll Be Free

Con precisione chirurgica, alle 18:15 sono i finlandesi/greci Beast In Black a prendere possesso del palco.
Non ho mai apprezzato fino in fondo questo genere di metal europeo moderno, ultra-armonico, governato da basi di tastiere che pesca a piene mani dal power ma lo edulcora nella componente metal e lo costella di suoni anni ottanta e AOR, come fanno anche altri nomi quali Amaranthe e in forma diversa gli stessi Sabaton.
È però innegabile che i musicisti guidati dal chitarrista fondatore Anton Kabanen, ma condotti sul palco dall’istrione greco Yannis Papadopoulos, siano delle vere macchine da guerra. Siparietti fra le chitarre e basso studiati e movimenti ben congegnati, forniscono una presenza scenica a tutto tondo alla formazione, senza relegare il tutto al solo cantante, che difatti spesso esce di lato e lascia spazio agli strumentisti. I ragazzi sembrano godere appieno della giornata divertendosi un sacco, soprattutto il folle batterista Atte Palokangas. Fra brani nuovi e vecchi, Papadopulos ricorda in più frangenti la prossima calata italica del quintetto a inizio 2023 che li vedrà headliner sempre a Milano. Il pubblico risponde bene a pressoché tutta la scaletta dei Beast In Black, in particolare sul finale durante “Blind And Frozen”, primo singolo, che li ha portati al successo internazionale, durante il quale l’ippodromo ha iniziato a sollevare il polverone da salto e movimento continuo.
Sicuramente in un contesto da headliner il quintetto può dare il meglio, con una scaletta più lunga in primis e con una gestione luci e spettacolo migliore in generale. Aggiungo che i suoni per i Beast In Black non mi hanno fatto impazzire, la voce di Papadopulos era sempre coperta dalle chitarre prima e dalle basi ogni volta che entravano, mentre la sezione ritmica ogni tanto era un po’ impastata. Il tutto comunque era abbastanza distinguibile quindi non un disastro completo da punto di vista acustico.

SCALETTA
Blade Runner
From Hell With Love
Beast In Black
Hardcore
No Surrender
One Night In Tokyo
Blind And Frozen
End Of The World

Il lungo cambio-palco che porterà in trincea tutto l’ippodromo di Milano viene coperto da un telo nero su cui campeggia il logo dei Sabaton. Il gruppo svedese, inutile negarlo, è ormai una delle compagini di punta del metal internazionale; fatto testimoniato anche dall’omonimo festival di Falun, il Sabaton Open Air. Gli investimenti che ha fatto negli anni la formazione sullo spettacolo complessivo e su tutto ciò che è correlato al marketing, ha fatto cresce l’azienda Sabaton a tal punto che spesso si parla quasi di più di ciò che c’è attorno che della musica in sé, vera matrice di tutto questo carro (armato) blu e giallo.
L’impressione è che a Milano ci fosse più attesa per i Sabaton che per gli Helloween, anche a giudicare dall’età media intuibile del pubblico presente che si è preparato sotto al palco, il che non è necessariamente un male o mancanza di rispetto, quanto un segno che il metal si sta evolvendo e si stanno creando nuovi colossi da rispettare (aggiungo sulla stessa scia i Powerwolf e la loro pseudo religione dei lupi con tutto l’immaginario ecclesiastico connesso).
Ed ecco, puntuali alle 19:15, dopo la canonica introduzione epica, il telone si stacca lasciando comparire l’enorme carro armato della prima guerra mondiale su cui si adagia l’altissimo Hannes Van Dahl alla batteria mentre il cantante Joakim Brodén in tenuta classica introduce “Ghost Division”. L’attacco è potente e diretto, penalizzato solo dai suoni non perfetti benché sistemati quasi subito dai fonici. Il pubblico è già carico e canta la canzone insieme ai nostri svedesi. Subito si vede la presenza scenica dei quattro musicisti davanti: instancabili e mai fermi in un solo punto, guardano il pubblico, comunicano con lo sguardo e soprattutto sembrano quanto mai contenti di essere lì. Non si perde tempo e “Stormtrooper” segue subito – primo estratto dall’ultimo album in promozione The War To End All Wars. Inutile per Brodén tentare di incitare il pubblico, la massa di fan sotto si muove in autonomia rendendo il lavoro estremamente facile. Il coinvolgimento è massimo e si vede che l’obiettivo è raggiunto. Entra in scena l’aereo rosso, con tanto di barone rosso al seguito, preannunciando “The Red Baron”, mentre un filmato sull’oceano introduce la corazzata “Bismark”. Il tempo di mettersi le maschere antigas per suonare “The Attack Of The Dead Men”, con tanto di soldato con fucile lancia fumogeno a girare per il palco. La scenografia è imponente e i tendaggi sui due lati permettono ai musicisti di entrare e uscire agilmente durante le pause o i cambi di abito.
“Soldier Of Heaven” e “Steel Commander” proseguono aiutate da video di scena intermezzate con riprese dal vivo fino al primo siparietto di Joakim con il pubblico in cui il cantante con la cresta porta sul palco una bambola gonfiabile con scritte su svariate richieste di canzoni, spunto per far partire la canzone dedicata ai samurai, “Shiroyama”. C’è tempo per “Attero Dominatus” prima di un cambio di abiti e portare un po’ di storia svedese sul palco di Milano con “Carolus Rex”. Dopo un’altra manciata di canzoni in cui il pubblico risponde sempre con foga, prende il microfono il chitarrista Tommy Johansson che (come sa chi segue i Sabaton da un po’) in un decente italiano elogia l’Italia e svariati suoi pregi come la Ferrari, i Rhapsody, Alessandro Conti (cantante dei Trick Or Treat e Twilight Force, in cui ha brevemente militato lo stesso Johansson) fino ad introdurre una delle ultime canzoni tratte da The War To End All Wars, ovvero la natalizia “Christmas Truce” in cui il cantante Joakim Brodén figura anche in veste di pianista.
Il bis è affidato alle potentissime “Primo Victoria”, durante la quale tutto l’ippodromo salta a tempo, “Swedish Pagans” e “To Hell And Back”.
Lo spettacolo dei Sabaton ha di sicuro deliziato chi li ha visti per la prima volta e i numerosi fan accorsi proprio per loro, mentre conferma una formazione all’apice della carriera, abilissima nel gestire una vera macchina da guerra (scusate il gioco di parole) musicale. I cinque di sicuro torneranno a casa ancora una volta soddisfatti della risposta tricolore alla loro esiibizione.

Ghost Division
Stormtroopers
The Red Baron
Bismarck
The Attack Of The Dead Men
Soldier Of Heaven
Steel Commanders
Shiroyama
Attero Dominatus
Carolus Rex
Resist And Bite
Dreadnought
The Last Stand
Christmas Truce
Primo Victoria
Swedish Pagans
To Hell And Back

Il cambiopalco richiede quasi un’ora, più per smantellare l’imponente scenografia dei Sabaton che per costruire quella degli Helloween. Qualcosa non va però perché sembra che il palco venga allestito per i Neewolleh, nuova formazione proveniente da…. Ah no, hanno solo messo il telone DI copertura al contrario.
“Skyfall” apre le danze, e subito i sette Tedeschi tolgono ogni dubbio sorto attorno alla reunion del 2017, che per alcuni fu solo un’opera commerciale mirata al vile denaro. L’album omonimo del 2021 ha infatti lanciato la formazione nella nuova era con tutte e tre le voci che hanno fatto la storia del power supportati dai giovani ma ormai veterani Sascha Gerstner e Daniel Löble, mentre gli inossidabili Michael Weikath e Markus Großkopf tengono botta sin dagli inizi. Gli occhi sono tutti puntati su Michael Kiske, Andi Deris e Kai Hansen, ma i tre non deludono e il pubblico ormai è catturato. La mossa perfetta arriva con la seconda canzone, piazzando il classico dei classici power: “Eagle Fly Free”. Il tripudio è garantito, Kiske è in forma e regge benissimo le note alte, inutile prolungarsi sulla perfezione della resa strumentale, gli Helloween sono sempre stati una garanzia. Il rientro di Deris sul palco ci porta a “Mass Pollution”, sempre dall’ultimo album. La struttura del concerto è chiara ormai: si alternano i tre cantanti fra una canzone e l’altra, struttura che prosegue coi grandi classici “Future World”, “Power” e “I’m Alive”. Il pubblico è in visibilio, l’audio è davvero ottimo e i filmati di contorno aiutano a creare atmosfera. Mi lancio in una critica solo nell’uso eccessivo di effetti video sulle telecamere; avrei preferito di gran lunga una visuale pulita, in cui si vedessero bene i musicisti soprattutto per chi era più indietro nella platea (e questo è un punto a favore dello spettacolo dei Sabaton).
Deris e Kiske lasciano il palco ed è tutto i mano a Kai Hansen, che regala volentieri un momento old school con un lungo medley tratto dal primo storico album Walls Of Jericho subito seguìto da una micidiale “Heavy Metal Is The Law”, in cui il pogo a fronte palco è inevitabile e con polverone di sabbia annesso.
Kiske e Deris ritornano ed insieme propongono delle ottime versioni di due canzoni tratte dall’ultimo album, intramezzate da una prova solista di Sascha. Spettacolare invece la successiva “Dr. Stein”, grande classico estratto dal Keeper Part II, cantata da tutti. C’è un momento più malinconico con una splendida “How Many Tears”, seguita da “Perfect Gentleman” (tratta da Masters Of The Ring del ’94) che porta all’opera d’arte musicale che è la suite “Keeper Of The Seven Keys” eseguita per intero in un tripudio di cori dal pubblico.
Il finale è affidato alla scanzonata “I Want Out”, che viene allungata a dismisura da Deris e Kiske per far cantare la folla in un duetto diviso a squadre. Il siparietto è divertente e funziona e ci riconsegna gli Helloween in smagliante forma, come se fossero i ragazzi di una volta.

SCALETTA
Skyfall
Eagle Fly Free (Kiske alla voce)
Mass Pollution (Deris alla voce)
Future World (Kiske alla voce)
Power (Deris alla voce)
I’m Alive (Kiske alla voce)
Walls Of Jericho
Metal Invaders / Victim Of Fate / Gorgar / Ride The Sky (Hansen alla voce)
Heavy Metal (Is the Law) (Hansen alla voce)
Forever And One (Neverland) (Deris e Kiske alla voce)
Assolo di Sascha
Best Time (Deris e Kiske alla voce)
Dr. Stein (Deris e Kiske alla voce)
How Many Tears (Deris e Kiske ecc. alla voce)
Perfect Gentleman (Deris alla voce)
Keeper Of The Seven Keys (Deris e Kiske ecc. alla voce)
I Want Out (Deris e Kiske alla voce)

Conclusioni.
La pandemia  del 2020 e 2021 ci ha fatto attendere ma lo spettacolo di oggi che Helloween, Sabaton, Beast In Black e Moonlight Haze hanno lasciato al numeroso pubblico di Milano è stato una splendida ricompensa per il tempo obbligatoriamente perso!

Aggiungo una nota di demerito all’organizzazione dell’Ippodromo per i costi proibitivi della sezione Bar, in cui birraccia scadente a 8 € si sommava a panini plasticosi a 10 €. Non ritengo sia il modo ideale di affrontare la crisi che si sta abbattendo su tutti noi cittadini che abbiamo peraltro già pagato un biglietto spesso non proprio economico. Uniche note dolenti in un contesto altrimenti quasi perfetto.

Foto di Gigi Fratus.

Moonlight Haze

Beast In Black

Sabaton

Helloween

 

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