METALITALIA.COM FESTIVAL 2022 – seconda giornata


Visualizzazioni post:246

EVENTO: Metalitalia Festival
LUOGO: Live Club, Trezzo sull’Adda (MI)
DATA: 18.09.2022

Assistere a un festival targato Metalitalia è sempre un’esperienza entusiasmante e soddisfacente, sotto tutti i punti di vista, e l’edizione di quest’anno non è certo un’eccezione. La proposta musicale è eccellente, ma al di là di questo (perché, se i gruppi in tabellone non piacciono, difficilmente si presenzia), ogni aspetto organizzativo è stato perfetto. A cominciare dalle varie aree allestite, oltre alla zona concerti, proseguendo con un’ottima gestione della ristorazione e dell’offerta gastronomica (personalmente ho apprezzato molto il fatto che la proposta fosse più varia dei “soliti” panini), per concludere con gli stand e i meet and greet, che a quanto ho potuto vedere si sono svolti in modo puntuale e ordinato. Fatta questa doverosa premessa, torniamo a parlare di musica e vediamo cosa ci ha riservato la seconda giornata del festival, quella di domenica 18 settembre.

 

Trezzo sull’Adda, ameno borgo sede del Live Club, è la località dove Bernabò Visconti venne avvelenato dal nipote Gian Galeazzo, che lo aveva tenuto prigioniero nel castello del paese. La nota aneddotica si sposa perfettamente con l’atmosfera generale dei gruppi della giornata, tutti dediti al metal estremo, seppure declinato in varie e diverse sfumature. Gli italiani Blasphemer hanno il compito di scaldare i presenti (già numerosi e attivi di primo pomeriggio). Lo fanno con un death metal “vecchia maniera” di grossa presa (più persone, dopo la loro esibizione, si aggireranno tra i banchetti in cerca di loro CD), presentando anche brani dall’ultimo “The Sixth Hour”. I Bolzer, secondi in scaletta, salgono sul palco del Live con black/death metal plumbeo e cimiteriale, dai suoni pieni nonostante sul palco ci siano solo due persone. Tra ghiaccio secco e luci opache, il duo svizzero mette in scena un buono spettacolo, a degna continuazione della giornata.

Alle 15.30 scatta l’ora dei Necrophobic. Il gruppo svedese, che purtroppo è sempre vissuto ingiustamente un po’ all’ombra di altre formazioni del periodo tra cui i compianti Dissection, sa come rendere felice il proprio pubblico nei cinquanta minuti di esibizione che gli sono concessi. Dalle ultime fatiche discografiche del quintetto vengono proposti diversi brani, tra cui “Mirror Black” (da “Dawn Of The Damned”), “Tsar Bomba” e “Mark Of The Necrogram” (dall’omonimo disco del 2018). Penalizzati inizialmente da suoni un po’ confusi, ma migliorati dalla terza canzone in avanti, gli svedesi fanno divertire e si divertono, concedendosi anche un mini siparietto abbozzando l’intro di “Bark At The Moon” di Ozzy Osbourne, per poi tornare immediatamente sulle coordinate blackened death della loro proposta, che prosegue con la sottovalutata “Blinded By Light, Enlightened By Darkness” per poi finire sulle note del loro brano più celebre, “The Nocturnal Silence”. Concerto degno di una posizione più alta in scaletta, che però è occupata dai Tribulation prima, e dai Batushka poi.

 

Quanto ai Tribulation, il gruppo svedese cattura l’attenzione dei presenti senza troppi fronzoli e con una proposta che pesca ampiamente dal passato recente. Così, tra i brani, spiccano gioiellini gotici come “Hour Of The Wolf” tratta dall’ultimo disco in studio, “Where The Gloom Becomes Sound”, e “Melancholia” (da “The Children of The Night”). Il pubblico risponde entusiasta all’esibizione del gruppo, fatta tra l’altro di bei suoni e particolare scelta di luci. I tempi del metal estremo degli esordi sono ormai lontani, ma non si fanno rimpiangere, almeno per quanto mi riguarda.

 

Successivamente, come detto, è la volta dei Batushka: il palco si riempie di icone, ornamenti religiosi di vario tipo e perfino di una bara. Lo spettacolo comincia con la processione dei componenti del gruppo che, nascosti in zimarre dai larghi cappucci, prendono posto ciascuno al proprio strumento mentre i tre cantanti celebrano l’inizio della liturgia con delle campanelle. La proposta è indubbiamente molto evocativa, soprattutto dal punto di vista scenico, ma il black metal abbastanza ordinario dei nostri alla lunga risulta poco vario e poco dinamico.

 

A farci tornare coi piedi per terra, con una scenografia minimale e pochi orpelli, ma decisamente tanta sostanza, ci pensano gli Asphyx i quali, al netto di qualche minuto di ritardo per il controllo dei suoni, sfoderano un concerto tritaossa e decisamente coinvolgente. In effetti gli olandesi, dal vivo come su disco, sanno quando accelerare, quando rallentare, e più in generale come stuzzicare e accontentare il proprio pubblico. Gli Asphyx setacciano canzoni da tutto il loro catalogo, con un occhio di riguardo naturalmente per l’ultimo disco “Necroceros”. Il tutto è reso con pochissime e brevi interruzioni, per lasciar parlare il più possibile la musica, e al termine della loro ottima esibizione è il turno di Abbath.

 

Introdotto da un logo tanto grande quanto pacchiano che troneggia davanti al piedistallo della batteria, sul palco del Live sale Abbath. I suoi spettacoli ci hanno abituato anche a del gossip extramusicale, ma questa volta tutto sembra andare per il meglio per il musicista norvegese. Per l’occasione, lui e la sua truppa pongono in essere un’esibizione dignitosa e tutto sommato precisa, nella quale si dividono equamente brani della sua carriera solista con – alla fine – canzoni tratte dal repertorio degli Immortal. Ancora un cambio palco, ed è la volta dei Watain.

 

Tra i gruppi black metal svedesi di maggiore successo senza dubbio ci sono i Watain. Eredi, per qualcuno, dei già citati Dissection, hanno in realtà saputo creare un connubio piuttosto personale tra musica e immaginario estremi. La partenza è col botto con “Ectasies in Night Infinite”, dall’ultimo disco in studio, “The Agony & Ecstasy of Watain”. L’occasione è ottima per Erik Danielsson e soci per promuovere al meglio il ultimo album, da cui sono tratti numerosi brani in scaletta oltre all’apripista (“The Howling” e “Before the Cataclysm” su tutte), ma la cerimonia prosegue anche passando per la storia antica del gruppo: se “Angelrape” è un’inaspettata sorpresa, la furiosa e maligna “Devil’s Blood” questa sera è resa in modo magistrale e perfetto.
C’è spazio anche per un omaggio ai Bulldozer (definiti da Danielsson “italian forefathers”) con la nuova “Leper’s Grace” mentre il finale, come da tradizione, è affidato alle melodie sinistre di “Malfeitor”. E sulle note di quest’ultimo brano, e dell’outro che ne segue, cala il sipario su quest’edizione del Metalitalia Festival, edizione che non dimenticheremo facilmente.

 

 

 

 

 

 

 

Galleria fotografica di Marco Brivio:

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.