STRATOVARIUS – Survive

Titolo: Survive
Autore: Stratovarius
Nazione: Finlandia
Genere: Power Metal
Anno: 2022
Etichetta: Ear Music

Formazione:

Timo Kotipelto – Voce
Jens Johansson – Tastiere
Lauri Porra – Basso
Matias Kupiainen – Chitarra
Rolf Pilve – Batteria


Tracce:

01. Survive
02. Demand
03. Broken
04. Firefly
05. We Are Not Alone
06. Frozen In Time
07. World On Fire
08. Glory Days
09. Breakaway
10. Before The Fall
11. Voice Of Thunder


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.8/10
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Si chiama “Survive” il sedicesimo album in studio dei colossi finlandesi del power metal Stratovarius disponibile tramite Ear-Music dal 23 settembre. Come il titolo suggerisce è la sopravvivenza della razza umana, o meglio il suo tentativo di assassinio costante dell’ambiente circostante, il fulcro tematico di questo nuovo lavoro. Non indugerò sui fatti legati al fondatore Timo Tolkki, ma è innegabile l’abilità del quintetto di rivoluzionarsi dopo il 2008 con cinque album (compreso questo) che sembrano far parte di un percorso artistico coerente e che non dimentica ciò che ha reso grande il nome Stratovarius nel panorama power metal ed oltre. Da “Polaris” in poi con l’arrivo di Matias Kupiainen alle chitarre come compositore principale insieme alla storica voce di Timo Kotipelto, l’evoluzione è stata un susseguirsi di buoni album che hanno consolidato lo status del quintetto anche dopo i disastri di gossip che chi segue l’ambiente metal ben conosce.

Parliamo di “Survive”, dove continua il trend dei titoli a 7 lettere da “Polaris”, in cui spicca subito il bellissimo artwork di Gyula Havancsák di “Hjules Illustration and Design”. Già il riffing di apertura della del brano omonimo del disco, anche primo singolo estratto, ha chiari rimandi alla scuola death svedese melodica, sapientemente miscelati alla vena che contraddistingue il power finnico e che forniscono una prima traccia solida e compatta. Mentre “Demand” sembra guardare al passato dal punto di vista di struttura, si nota come l’approccio ritmico di Rolf Pilve sia molto moderno, con passaggi rapidi e riempitivi che usano tutte le tecniche moderne mutuate dal progressive e, perché no, dal metal più estremo. L’atmosfera è molto corale e di incitamento alla folla, il lavoro delle chitarre è ottimo soprattutto in fase di assoli.

Il primo ascolto di “Broken” rimanda subito alla mente “Bleed” dei Meshuggah. Sì, non scherzo! Il pattern ritmico è molto simile, per quanto più edulcorato dalla difficoltà tecnica della canzone dei tecnici svedesi. Il rimando viene smorzato quasi subito dall’intervento delle tastiere di Jens Johansson, qui più che mai elettronico, su cui poi si instaura un ritornello rallentato ma col giusto grado di epicità e melodia. Di nuovo il lavoro solista di Kupiainen è pregevole, soprattutto quando viene affiancato dalla bravura di Johansson. Si senta l’unisono molto progressive che porta al refrain finale.

Bisognerà aspettare la quarta traccia “Firefly”, altro singolo estratto dall’album, per avere qualche rimando più allegro con un mid-tempo dal ritornello colmo di anni 80 (con il testo che richiama addirittura “Eye Of The Tiger”), la sezione ritmica veleggia fra parti più rapide in doppia cassa e il classico tempo ottantiano.

Sulla successiva “We Are Not Alone” va aperta una discussione, poiché l’introduzione è estremamente moderna, richiama sonorità di gruppi come Amaranthe o Battle Beast per l’uso delle tastiere, mentre esplode poi in un ritornello tipico Stratovarius, con una linea vocale di Kotipelto davvero efficace. E spezzo anche una lancia a favore di Lauri Porra, perché le linee di basso sono sempre precise e potenti, e nei ponti in questo brano si sente molto la sua presenza.

Prosegue “Frozen In Time”, dal generoso minutaggio, marziale nel suo incedere con un atmosfera cupa e decadente quasi a voler far da colonna sonora alla distruzione del mondo da parte dell’uomo. Anche qui troviamo un Kotipelto molto ispirato che lancia rimandi al passato nella parte finale con acuti degni dei vecchi tempi.

Il secondo singolo estratto invece è “World On Fire”, brano che punta molto esplicitamente alle tematiche ambientaliste che spesso hanno solcato i testi dei cinque finlandesi anche nell’era Tolkki (“Paradise” su tutte). Musicalmente segue lo stile di altre tracce con un mid-tempo abbastanza incalzante che punta tutto sull’ottima interpretazione di Kotipelto, al limite fra il disperato e l’arrabbiato, rimanendo sempre però coerente con la vena melodica delle sonorità della formazione di Helsinki.

Si giunge a “Glory Days”: cercavate i vecchi Stratovarius? Quello power anni 90? Ci siamo quasi, questa è la canzone nostalgica che riporta i tempi veloci in doppia cassa con il rullante in levare e coro epico nel ritornello, sospensione di quarta classica e mega intrecci di assoli. Il tuffo nel passato è mitigato solo dalla produzione moderna e da un suono di tastiere un pelo più elettronico che servono però ad amalgamare la canzone con il resto dell’album. Ci sono altri gruppi nati power metal e che lo ripudiano dicendo che non sono capaci a farlo. Gli Stratovarius pur cercando il loro suono moderno riescono a riportare la mente agli anni che furono, anzi ai glory days, con maestria. Personalmente un punto in più al disco per questa perla.

Si calmano le acque con “Breakaway”, apparentemente ballata acustica che esplode in una rabbia AOR nel ritornello, mostrando la sua doppia faccia, sebbene non colpisca completamente nel suo insieme risultando solo passabile, grazie, di nuovo, ad un bellissimo assolo del chitarrista Matias Kupiainen.

Before The Fall” gode di uno sprint incredibile nel suo incipit, aiutato da un coro epico che non mancherà di essere riproposto dal pubblico dal vivo, sembra fatto apposta! Anche in questo brano l’alternanza fra parti veloci, quasi thrash e cadenzate rende molto bene la varietà di arrangiamenti usati, sebbene non sia la canzone più memorabile del disco.

Chiude “Voice Of The Thunder” lunga suite progressive che tocca gli undici minuti in cui tutte le anime degli Stratovarius convergono lasciando spazio appunto anche a variazioni armoniche più complesse mutuate dal progressive che compongono tutta la parte centrale del brano e delle sferzate in doppia cassa estreme che portano alla parte finale come se fosse un lungo e colossale outro a tutto il lavoro.

In definitiva questo “Survive” presenta una formazione consapevole che ha trovato una sua nuova anima da tempo e la sta consolidando ad ogni lavoro, anche se sono passati ben sette anni dall’ultimo “Eternal”. La Produzione moderna e cristallina ad opera dello stesso Kupiainen ben si adatta al power metal nordico che gli stessi Stratovarius hanno contribuito a forgiare anche se come sempre ci saranno detrattori che non apprezzeranno il nuovo per restare ancorati al passato e quindi “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.

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