WHITE SKULL – Metal Never Rusts

Titolo: Metal Never Rusts
Autore: White Skull
Nazione: Italia
Genere: Heavy / Power Metal
Anno: 2022
Etichetta: ROAR! Rock Of Angels Records

Formazione:

Federica Sister De Boni – voce
Tony Mad Fontò – chitarra
Valentino Francavilla – chitarra
Alexandros Muscio – tastiere
Jo Raddi – basso
Alex Mantiero – batteria


Tracce:

01. Hammer On Thin Ice
02. Metal Never Rusts
03. Skull In The Closet
04. Black Ship
05. Heavily Mental
06. Scary Quiet
07. Ad Maiora Semper
08. Jingle Hell
09. Pay To Play
10. Weathering The Storm


Voto del redattore HMW: 7.5/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Recensione scritta da Fabio Perf:

Tornano i White Skull con “Metal Never Rusts”, il loro undicesimo studio album, numeri importanti per una delle band italiane più apprezzate. Segnaliamo l’ingresso (su disco, perché dal vivo ha già suonato diverse date) del chitarrista solista Valentino Francavilla, che ha preso il posto di Danilo Bar; per il resto, la formazione è la medesima del precedente “Will Of The Strong”.
“Metal Never Rusts” contiene dieci brani che, mai come in questo caso, potremmo definire dei veri inni metallici. Non so se sia voluto o meno, ma la compagine vicentina si è molto concentrata sui cori: basti pensare al primo singolo, “Skull In The Closet”, ha un ritornello che ti si stampa in testa e non puoi fare a meno di canticchiarlo già dopo il primo ascolto!
Per il resto, il sound dei nostri è quello ormai consolidato: un heavy classico mescolato a un power europeo, senza trascurare un senso melodico tipicamente nostrano.
La band, al solito, è compatta, pronta a scatenare una tempesta metallica che si abbatte sugli ascoltatori, con un Francavilla scatenato alla sei corde e con la voce di Federica “Sister” assoluto marchio di fabbrica dei Teschi. Una menzione anche per Alessandro Muscio che, grazie alle melodie delle sue tastiere, riesce a donare la giusta enfasi ad ogni traccia, perfetto contraltare allo strapotere delle chitarre.

Tutti i brani sono quantomeno di buona fattura, tra quelli che più mi hanno colpito segnalo la stessa “Metal Never Rusts”, traccia agguerrita, magistralmente interpretata dalla Sister in cui, ancora una volta, viene evidenziato il coro nel ritornello: già me la immagino dal vivo! Ottimo lo stacco armonico prima del vorticoso solo di Francavilla.

“Black Ship” parte in maniera soffusa per poi esplodere in un maestoso incedere che ci porta su un vecchio veliero a solcare mari…metallici! Headbanging assicurato!

“Scary Quiet” è un’altra mazzata che si apre con un riff roccioso, poi supportato dalle tastiere. Troviamo Chris Boltendahl (Grave Digger) a duettare con la Sister: ode e onore al metallo, in questo brano che scivola via alla grande grazie ad una melodia vincente e, ancora una volta, ad un coro indovinato.

Menzione speciale per “Pay To Play”, in cui i White Skull condannano appunto il pay-to-play (pagare per suonare)…argomento sicuramente spinoso che non può essere sviscerato in questa sede. Più o meno a metà del pezzo viene ripreso il tema de “Il Padrino” e mi sono chiesto se il gruppo abbia voluto indicare questo fenomeno come tipicamente italiano oppure se, semplicemente, sia stato paragonato a una sorta di atto mafioso…

Il disco viene chiuso da “Weathering The Storm”, power ballad piuttosto articolata e ricca di soluzioni armoniche e vocali: il brano viene infatti aperto da Valentino Francavilla alla voce seguito dalla Sister. Nel bridge troviamo poi il “Capitano” Tony Mad con delle vocals graffianti e rocciose che precedono un ritornello maestoso, cantato a più voci. Sicuramente un altro highlight dell’album.
In definitiva “Metal Never Rusts” è un lavoro riuscito, forse inferiore al precedente “Will Of The Strong” (a mio parere un disco superlativo), comunque ricco di spunti e melodie.

I fan dei Teschi possono dormire sonni tranquilli, i White Skull sono tornati alla grande!

 

 

 

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