THERION – Leviathan II

Titolo: Leviathan II
Autore: Therion
Nazione: Svezia
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Christofer Johnsson – Chitarra
Sami Karppinen – Batteria
Nalle Påhlsson – Basso
Thomas Vikström – Voce (tenore)
Christian Vidal – Chitarra Solista
Lori Lewis – Voce (soprano)


Tracce:
  1. Aeon of Maat
  2. Litany of the Fallen
  3. Alchemy of the Soul
  4. Lunar Coloured Fields
  5. Lucifuge Rofocale
  6. Marijin Min Nar
  7. Hades and Elysium
  8. Midnight Star
  9. Cavern Cold as Ice
  10. Codex Gigas
  11. Pazuzu

Voto del redattore HMW: 5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Mestiere. Mestiere. Mestiere.

I Therion, dopo un inizio di carriera dedicato al death metal più puro e seminale, cominciarono a virare rotta con Lepaca Kliffoth.
Nel 1996, però, sconquassarono definitivamente il mondo del metallo pubblicando un album che cambiò le sorti della loro carriera, ma soprattutto, posero le basi per il fiorire del metal sinfonico che oggi va tanto per la maggiore e si è diffuso su tutto il globo terraqueo.

Theli fu qualcosa di sconvolgente sotto tutti gli aspetti possibili e immaginabili e raccontarci ora il perché e il per come non ci servirà.
Suggerisco a tutti coloro che non lo conoscono di rimediare prima di subito e fine.

Da lì, capita l’antifona e supportati da una dose creativa e di ispirazione notevole, i nostri hanno costruito una carriera che definirei maestosa fino a Gothic Kabbalah.
Sitra Ahra, per quanto sia ancora un buon album a parere di chi scrive, lascia intendere il primo calo di idee vero e proprio.

Dopodiché due progetti molto ambiziosi, ma altrettanto pretenziosi come Le Fleurs du Mal (un po’ eccessivo sotto tutti gli aspetti, chiedere a mamma Nuclear Blast per conferma) e Beloved Antichrist (assolutamente indigesto ed indigeribile).

Lo scorso anno il buon Christofer torna, con una formazione completamente rinnovata, urlando ai quattro venti che “i Therion sono tornati quelli di una volta e abbiamo fatto un album che è come se fosse una raccolta di tutti i pezzi migliori della carriera del gruppo“.
E tutti, con la bocca aperta e gli occhi strabuzzati, avranno pensato che finalmente si sarebbe tornati ad ascoltare un gran bel pezzo di musica sinfonica fatta come si deve.

Risultato riuscito a metà ecco… Effettivamente c’era un ritorno alle vecchie cose e alle buone maniere, ma niente di memorabile.

Eccoci qui, a distanza di un solo anno, a recensire cosa? Sostanzialmente il secondo volume della suddetta raccolta (titolo e copertina – abbastanza orribile direi – sono eloquenti).

Ed è con sommo dispiacere che sono costretto a raccontarvi di un album abbastanza scialbo, fatto con una quantità immensa di mestiere, rimescolando carte che i Therion ci hanno abituato a sentire nel corso degli anni e senza mordente, dove manca quella epicità, marchio di fabbrica che solo loro riuscivano a rappresentare.

Pur avendo difficoltà nel bocciare i pezzi singolarmente, trovo che i primi sprazzi della classe che ha sempre contraddistinto il gruppo arrivano soltanto alla terza traccia, “Alchemy Of The Souls”.
Reminiscenze di Lemuria mi arrivano alla traccia sette, “Hades and Elysium”.
Qualche coro ben riuscito nella successiva “Midnight Star”, qualche effettivo segno che ancora la fiammella è accesa in “Pazuzu” (forse il miglior pezzo del lotto, dove si sente che le capacità ci sono ancora, il tocco volendo c’è, i mezzi pure, ma che non viene sviluppato con la capacità tipica dei Therion di cui conosciamo bene).

Per il resto una serie di buoni singoli, di relativa breve durata, in cui, oltre alle soluzioni di arrangiamento, armonie e stile già usate dagli stessi, mi sento stranito nel perdermi a pensare che io possa trovarmi all’ascolto di una qualunque altra band di epigoni di genere che tenti di emulare i precursori.

Mancando però quel quid, quel sale, quel tocco, quel qualcosa che rendeva speciali anche i pezzi meno riusciti della discografia precedente.

Quasi con rammarico mi trovo a pensare che quasi preferivo quando il caro Christofer tentava sperimentazioni eccessive, ma almeno ci provava.

Qui sembra proprio che si sia seduto al tavolo pensando di scrivere quello che i fan e la Nuclear Blast volevano e chiedevano, senza però metterci troppo del suo. Forse perché si è spenta la fiamma e l’ispirazione non c’è e non si può certo grattare giù dal muro, forse perché chi ti circonda non ha la stessa caratura dei fratelli Niemann, della follia di Snowy Shaw o di chi li ha ancora preceduti, o forse, più banalmente, perché la trippa su cui lavorare non è più la stessa.

Alla fine, lo spazio sul mercato che è stato occupato da formazioni come Epica, Nightwish et simili, è ormai preso e fare un disco “normale” per i Therion risulta una condanna alla mediocrità.

Mi dispiace molto, ma fatico a promuovere questo disco. Non ci riesco proprio, perché pur trovando pezzi “carini“, questa loro condizione è esattamente la loro peggior qualità.

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