RIGHTEOUS FOOL – Righteous Fool

Titolo: Righteous Fool
Autore: Righteous Fool
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock, Stoner
Anno: 2022
Etichetta: Ripple Music

Formazione:

Mike Dean – Basso, Voce
Reed Mullin – Batteria, Voce
Jason Browning – Chitarra, Voce


Tracce:

1. Enter The Fool
2. Asteroid
3. Shifty
4. Forever Flames
5. The Green Manalishi
6. The Overblown
7. Hard Time Killing Floor
8. Heavy Is The Head
9. Edict of Worms
10. Low Blow
11. Vortex


Voto del redattore HMW: 6/10
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Ci sono gruppi che iniziano la loro carriera con un album caratterizzato da una purezza ed una freschezza rara, passando poi il resto della carriera inseguendo la chimera di quello che fu e altri che, dopo un inizio decisamente poco ispirato, sono riusciti nel tempo a trovare un’identità raggiungendo un grande successo. Ci auguriamo che, nel caso della nuova formazione fondata da Mike Dean (ex Corrosion of Conformity) nella cittadina di Raleigh, si tratti del secondo caso perchè il loro album di esordio è sicuramente interessante, ma non di semplice ascolto, dato che sicuramente non intende esserlo.

L’ascolto di questo disco inizia in punta di piedi e ogni passo è scandito da basso e batteria nel lento ed inesorabile crescendo di “Enter the Fool”. Quando entrano le chitarre è troppo tardi, siamo già stati rapiti dall’atmosfera dei Righteous Fool, fatta di ritmi sincopati e cupi.

Se su “Asteroid” sentiamo l’influenza dei Motorhead, anche dal punto di vista vocale, su brani come “Shifty” è possibile notare quella dei primissimi album più acerbi, dei Deep Purple. Il compito del cantante è in questo caso suddiviso tra tutti e tre i componenti del gruppo.

I punti di riferimento artistici sono tendenzialmente corretti e coerenti con il genere proposto dal gruppo di ma questo purtroppo non sempre basta a confezionare un prodotto perfetto.
Dopo la dimenticabile “Forever Flames” ecco arrivare il migliore attestato di coraggio e sperimentazione del gruppo del Nord Carolina, costituito dalla cover di “The Green Manalishi”.
Il brano appare totalmente destrutturato e trasfigurato, allontanandosi non solo dall’originale di Peter Green, registrata a suo tempo dai Fleetwood Mac ma anche da tutte le numerose cover già proposte in passato da altri gruppi. Torna un’aggressività un po’ destrutturato sulle note del singolo “The Overblown” e la successiva “Hard Time Killing Floor”. Fortunatamente “Heavy is the Head” ci permette nuovamente di apprezzare il ritorno di una solidità strutturale (a tratti meno convincente nei brani precedenti). È proprio in questa canzone che la sezione ritmica capitanata dal batterista Reed Mullin, impreziosisce quello che è sicuramente il brano migliore dell’intero disco.

Per il finale vengono riproposte sonorità e atmosfere più disturbanti e variegate e il brano conclusivo “Vortex”, ne è la perfetta sintesi.

Volendo essere più cinici possiamo dire che i suoni sono molte volte grezzi, ovattati e tristemente anche già sentiti.

Esiste una sostanziale differenza tra il vintage e l’obsoleto, tra l’ispirazione dalla radice genuina e ciò che è ormai passato, superato, forse anche per una qualche valida ragione. Se è vero che certe mode sono cicliche, è altrettanto vero che le tendenze non sono necessariamente pregne di buon gusto, ammesso poi che questo aspetto sia giudicabile con oggettività. La musica e le opinioni sono soggettive e non credete a chi vi dice il contrario, ma senza troppi dubbi il disco presenta alcune problematiche e mancanze che in futuro se opportunamente colmate garantiranno un maggiore successo alla formazione statunitense. Al netto dunque di una parziale mancanza di equilibrio, è tuttavia apprezzabile la voglia di sperimentare con strutture complesse, non immediate e articolate che potrà essere la spinta che guiderà i Righteous Fool verso nuovi orizzonti creativi, realizzando auspicabilmente un valido compromesso tra solidità strutturale e dissonante innovazione.

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