STEEL FLAMES – Steel Flames

Titolo: Steel Flames
Autore: Steel Flames
Nazione: Italiana
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Ace Records

Formazione:

Marco Moretti – Voce
Enzo Tauriello – Chitarra
Riccardo Di Felice – Basso
Stefano Strizzi – Batteria


Tracce:

1. Flying Knives
2. Drop the Blood (in Fight)
3. Enslaved
4. Eye of Tomorrow
5. Steel Flames
6. China Blue Suit
7. Lost Identity
8. Heart on Fire


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 9.5/10
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Gli Steel Flames, nascono nell’autunno del 2019 ed affondano le loro radici nella ricca storia del metal capitolino ed internazionale. Il gruppo nasce dall’unione di Riccardo Di Felice (bassista), Stefano Strizzi (batterista) e Vincenzo Tauriello (chitarrista), ex Way Out (una delle prime formazioni a mettere a ferro e fuoco i palchi della capitale assieme ad altri gruppi storici come Raff, Fingernails, Schwartz) con l’ex cantante dei Savers e Rebel Tango, Marco Moretti. In seguito al singolo “Steel Flames”, uscito nel 2021, ecco il loro primo disco d’esordio omonimo, il primo passo attraverso il lungo e talvolta tortuoso sentiero del Heavy Metal. “Flying Knives” ci introduce all’ascolto dell’opera, in cui risuonano le influenze di grandi gruppi come Deep purple e Judas Priest.

In “Drop the blood (in fight)” appare evidente quali fossero le voci a cui Moretti si ispira. Sebbene le parti più alte della sua estensione vocale perdano volume, le medio alte sono decise, convincenti e senza avventurarci in scomodissimi paragoni, le somiglianze, se non altro timbriche, con Ozzy e Rob Halford sono indubbie. Dopo la meno appassionante e a tratti ripetitiva “Enslaved”, arriva “Eye of tomorrow”, che paradossalmente, durando quasi il doppio del tempo, risulta invece una ballata classica e maggiormente piacevole.

L’omonima “Steel Flames” non è sicuramente il brano meglio riuscito, anche se grazie al riascolto, all’interno del disco appare meglio contestualizzata, complice l’aiuto di una sezione ritmica precisa sebbene non troppo ambiziosa. Inoltre i singoli sono scritti spesso con l’idea di una maggiore immediatezza a livello commerciale e “Steel Flames” non brilla, ma sicuramente funziona fin dal primo ascolto.

L’impressione è che il gruppo romano abbia quel qualcosa in più quando si tratta di brani più distesi e meno aggressivi.

Non è un caso infatti che proprio con “Lost Identity” si raggiungano i sei minuti migliori dell’intero album, grazie ad un’ottimo testo e un arrangiamento molto curato dei chitarristi.
La voce continua a dimostrarsi camaleontica ed è quasi poetico che proprio all’interno di un componimento che tratta della perdita di identità, si possa riconoscere una somiglianza timbrica anche a David Bowie (dell’era di “Let’s Dance”), l’artista forse meglio preparato sul tema.

Strizzando l’occhio anche a dinamiche power metal, con l’appassionante “Heart on Fire” si conclude il disco d’esordio degli Steel Flames.

Sebbene non si tratti di un album particolarmente originale o rivoluzionario, l’ascolto è senz’altro gradevole e risulta strutturato verso una già ben indirizzata ricerca di una più forte identità che, ci auguriamo, la formazione capitolina possa trovare presto.

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