PROLIFERHATE – Demigod Of Perfection

Titolo: Demigod Of Perfection
Autore: Proliferhate
Nazione: Italia
Genere: Death Metal Progressivo
Anno: 2018
Etichetta: indipendente

Formazione:

Omar Durante: voce e chitarra
Andrea Simioni: basso
Daniele Varlonga: batteria
Lorenzo Moffa: chitarra


Tracce:

01. Prologue To Damnation
02. Conjuring The Black Hound
03. Auerbach’s Vineyard
04. The Frailty Of A Tender Soul
05. Oberon
06. Naked Monstrocity
07. A Shadow From An Ancient Past
08. Euphorion
09. Demigod Of Perfection
10. Elegant In Decay

Durata totale: 01:03:00


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Quanti di voi hanno pensato anche solo una volta “mi venderei l’anima al diavolo per…”? Se non tutti, quasi. La chimere per eccellenza, la perfezione e la conoscenza di ogni cosa passata e futura, possono essere garantite ad un costo che per quanto rimandato e mai percepito, prima della fine dei tempi andrà saldato: l’anima immortale, unica ancora di umanità del vivente, unico peso che trascina l’essere verso la rettitudine. Una volta perduta, anche il proprietario è perduto.

La storia della musica è costellata di fantomatiche cessioni di anime a diavoli dai vari volti e vari nomi. La firma più celebre di tutte però rimane e rimarrà sempre quella apposta dal Dottor Faust sul contratto di Mefistofele con il sangue e l’inchiostro, a sancire una unione eterna che sarà interrotta soltanto nell’attimo perfetto, laddove il tempo andrà fermato per goderne infinitamente interrompendo il flusso del “passare”.

Con questi presupposti introduttivi spero di aver centrato il tema che anima Demigod Of Perfection dei torinesi Proliferhate, gruppo attivo da una decina di anni e ora in previsione di pubblicazione del terzo disco, nel 2023, a cinque anni dal già citato Demigod… e a otto dal debutto In No Man’s Memory.

L’affascinante premessa del “Faust” di Goethe, opera letteraria immensa e fulgente, viene trattata con sapienza e coerenza dai quattro Sabaudi, qui in grado di compensare un racconto che travalica i secoli e le correnti artistiche in dieci brani variegati, personali e ben composti. Il genere di appartenenza di questo peculiare complesso è ascrivibile alla definizione di death metal progressivo, definizione che trova subitaneo compimento sin dall’apertura acustica di “Prologue To Damnation” davvero ben congegnata e godibile oltre che tecnicamente complessa.

È proprio la complessità ad animare le canzoni, fattore che non consente di intraprendere l’ascolto a cuor leggero data la durata elevata del disco, superiore all’ora, ma che invece può far gongolare gli ascoltatori più esigenti e curiosi in termini di virtuosismo esecutivo. Non si faccia però l’errore di valutare aprioristicamente le mie parole come un invito a passare oltre, anzi! L’atmosfera che soggiace ai pezzi è pregna di romanticismo, inteso in entrambe le accezioni dell’amore e della corrente letteraria sviluppatasi tra il 1700 e il 1800 in Europa.

Questo forte aspetto romantico è espresso dai testi dei brani, evocativi e coerenti al racconto originale, così come dalla voce del chitarrista e cantante Omar Durante, impegnato ad esibire sezioni in growl furente alternate a parti pulite evocative e sentite. Un esempio in quanto appena detto si trova in “The Frailty Of A Tender Soul”, corredata, oltre che da un’emozionante parte solista iniziale, anche da uno stacco jazzistico suggestivo più avanti nel minutaggio. La capacità del gruppo, compatto a livello sonoro, è quella di far sgorgare e unire in maniera organica le parti, anche molto diverse tra loro, che compongono la struttura delle canzoni. La sezione finale di “Auerbach’s Vineyard”, la cantina all’interno della quale Faust e Mefistofele ne combinano di ogni colore a degli studenti avvinazzati, unisce la linea vocale alla chitarra di Lorenzo Moffa, che ne scandisce le note conferendo un senso di straniamento particolare. La stessa melodia verrà ripresa durante le sentite battute finali di “Elegant In Decay”, apice dell’avventura faustiana e conseguente abisso e vuoto mortale.

Il lavoro della batteria di Daniele Varlonga aiuta gli altri musicisti – tra i quali va doverosamente nominato il bassista Andrea Simioni, autore di una buona prova – a sviluppare le proprie difficili parti rendendo il quadro generale ordinato ma mai scontato; difatti, in più occasioni riesce nell’intento di trasformare la percezione del medesimo riff grazie a qualche brillante cambio di dinamica.

“Oberon” è la traccia strumentale che delinea la metà del disco, alla quale seguono tre brani convincenti – “Naked Monstrosity“, “A Shadow From An Ancient Past” ed “Euphorion” – seppur contraddistinti da alcuni alti e bassi in termini di qualità dei suoni e che, vuoi anche per la complessità delle parti strumentali, tendono a oscurarsi un po’ e a nascondere la voce.

Dalle magiche vie torinesi ci si può aspettare di tutto e dai gruppi metal della città magica per eccellenza è facile aspettarsi sperimentazione, emozione e qualità. In attesa che i Proliferhate ci consegnino una nuova opera, invito a recuperare Demigod Of Perfection ed ambire, attraverso la musica, alla trascendenza della vostra fragile anima!

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