DOOMOCRACY – “Unorthodox”

Titolo: Unorthodox
Autore: Doomocracy
Nazione: Grecia
Genere: Epic Doom Metal
Anno: 2022
Etichetta: No Remorse Records

Formazione:

Michael Stavrakakis – Voce
Harry Dokos – Chitarra
Angelos Tzanis – Chitarra
Manolis Schizakis – Basso
Minas Vasilakis – Batteria


Tracce:

01. Aeons of Winter
02. Eternally Lost
03. Prelude to the Apocalypse
04. The Hidden Gospel
05. The Spiritualist
06. Novum Dogma
07. Death: A State of Mind
08. Our Will Be Done
09. October 14th 1582
10. Unorthodox
11. Catharsis


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
Please wait...

Visualizzazioni post:472

Che nell’ultimo decennio le sonorità doom stiano attraversando un periodo straordinario è ormai risaputo, anche se questo fermento pare non aver influito in alcun modo sulle tempistiche del processo creativo di alcuni gruppi. È il caso degli ellenici Doomocracy, che si sono fatti attendere ben cinque anni e mezzo prima di dare un seguito all’eccellente secondo album “Visions & Creatures Of Imagination”, che aveva segnato un’evoluzione sensibile rispetto al promettente debutto “The End Is Written” pubblicato nel 2014. Nell’ultimo lustro la formazione proveniente dall’Isola di Creta ha affinato ulteriormente il suo processo di scrittura dei testi e focalizzato ancor di più uno stile personale che combina influenze “classiche” in ambito epic doom – Candlemass e Solitude Aeternus – con la vena doom power anni ’90 di gruppi come Memento Mori, Abstrakt Algebra e Memory Garden. A questa commistione – già decisamente interessante – i Doomocracy avevano già aggiunto una certa influenza progressive, di certo non estranea ad alcune delle formazioni citate, che il gruppo ellenico ora sviluppa a un livello ancora superiore dal punto di vista tecnico, forte della qualità dei chitarristi Angelos Tzanis e Harry Dokos, del drumming di Minas Vasilakis, del lavoro al basso di Manolis e della vocalità talentuosa di Michael Stavrakakis. La piccola novità di Unorthodox arriva da una scrittura sempre più ricercata, che ha ridotto un po’ l’influenza dei Candlemass per far sentire di più la provenienza del gruppo e che si arricchisce con l’uso di cori e arrangiamenti più ridondanti.

Questa svolta, qui limitata ad alcuni brani, ha prodotto una sorta di trasformazione dell’elegante e potente epic doom apprezzato in precedenza in un doom progressive metal dai tratti symphonic. Dopo l’anonima intro “Aeons Of Winter” – su quel versante c’è da lavorare – l’opener “Eternally Lost” delizia l’ascoltatore con strofe progressive dalla forte atmosfera mediorientale con il ritornello che si arricchisce di un elemento sinfonico che è pure il biglietto da visita della successiva “Prelude To The Apocalypse”. Quest’ultima è una traccia esemplificativa del nuovo corso, in cui un imponente coro sostiene la voce di Michael nel chorus finendo per sovrastarla. Anche se il legittimo intento della band sembra, almeno in parte, lo svecchiamento di una proposta musicale che ha le sue radici musicali negli anni ’90, il sottoscritto continua a preferire i Doomocracy che fanno un uso più minimale delle orchestrazioni, come nell’eccellente complessità metallica di “The Spiritualist”. Il motivo è semplice: i Doomocracy suonano con tecnica strumentale eccellente e quando fanno uso di parti sinfoniche o cori imponenti rischiano di oscurare un po’ le loro qualità o le linee vocali di Stavrakakis, tra altro facendo temere per l’uso di basi preregistrate dal vivo in un contesto – quello dell’epic doom – che ha più bisogno di feeling che di sample. “Unorthodox” si mantiene decisamente interessante per tutta la sua durata, anche se non sono un cultore delle tracce molto brevi che fungono da interludi o intro di composizioni più lunghe. Ce n’è però una, “October 14th 1582”, che è molto interessante e da approfondire anche per il periodo storico di riferimento.

Dal punto di vista tematico, questa terza fatica discografica degli ellenici è un interessante concept che ci riporta al sedicesimo secolo, tra storie di religione quando questa faceva rima con persecuzione. Sono dei Doomocracy decisamente familiari e classici quelli di “Unorthodox”, traccia superlativa che risplende nel contrasto tra la sua anima più metallica e i momenti più soffusi e atmosferici, scanditi dal cantato di Michael Stavrakakis che può scatenare tutto il suo range vocale nel raggiungere note inarrivabili per la stragrande maggioranza dei vocalist, in uno stile che ricorda il miglior Robert Lowe. Il prezioso guitar work di Angelos e Harry rimane un punto di forza incontestabile dei Doomocracy, che si superano con “Catharsis”, la suite di otto minuti che conclude l’opera in cui tutto è scolpito con grande maestria: si parte dal lirismo vocale del frontman prima di prendere la via elettrica più dinamica di una composizione epica e al contempo antemica, che beneficia di calibrati interventi corali e sinfonici e dell’assolo di uno special guest significativo come Mike Weid. Parlando dello storico chitarrista di Mercyful Fate e King Diamond, la sua presenza – che si fa sentire anche alla console in fase di missaggio e masterizzazione – è più dovuta al ruolo seminale avuto in alcune delle formazioni che più hanno “formato” i Doomocracy: i citati Memento Mori e gli Abstrakt Algebra (senza dimenticare la breve parentesi nei  Candlemass).

Nei Memento Mori militava anche il tastierista Miguel Robaina, anch’egli è gradito ospite – in ben quattro tracce – di questo concept album. “Unorthodox” è il lavoro che propone un nuovo intrigante sentiero sonoro per i Doomocracy, che non hanno abbandonato la “retta via” dell’epic doom metal ma l’hanno ampliata per raccontare un periodo storico affascinante con uno stile un po’ più magniloquente e immaginifico.

Se nel metal classico gradite le atmosfere epiche e doomy realizzate abbinando spessore tecnico, feeling e un affascinante approfondimento storico, i Doomocracy sono un must.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.