Pillole d’Acciaio #10-2022

Tracce:

MORGUE – LOWEST DEPHTS OF MISTERY

VICTORIUS – DINOSAUR WARFARE PT.2

EDGAR ALLAN POETS – 555

CKRAFT – EPIC DISCORDANT VISION

 


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Premessa: negli ultimi anni sono aumentate in modo esagerato le pubblicazioni musicali (in ogni settore). Solo nel genere heavy, che include una miriade di sottogeneri ed un quantità esagerata di gruppi underground, sono decine di migliaia i demo, gli EP, gli album… Impossibile seguire tutto? Certo, soprattutto se ci si allontana dai gruppi TOP e si scende verso l’oscurità. Ci sono artisti validi che passano in secondo piano e potevamo noi forse dimenticarli? NO!

Da qui la necessità di creare una serie di articoli/pubblicazioni oltre la classica recensione, che prevede ascolti e tempi di realizzazione più lunghi. Una sorta di breve presentazione di artisti ed uscite, come una volta si poteva trovare sulle riviste di settore.

Ricordatevi di ascoltare il nostro Dottore. Benvenuti a Pillole D’Acciaio!!!

 

MORGUE – LOWEST DEPHTS OF MISERY (Gods Ov War Productions)

I Morgue sono un duo francese attivo dalla fine degli anni ’90 e dedito ad un ferocissimo death/grind con venature nere. Quello che editano in questo 2022 è un disco estremo e brutale intitolato Lowest Depths Of Misery. Il disco ha una durata di circa mezz’ora e si compone di nove brani. Quello che capiamo fin dai primi secondi di ascolto sono le intenzioni del duo occitano: volontà di distruzione totale di qualsiasi cosa abbia la sfortuna di trovarsi sul proprio cammino. La copertina, molto in linea con la tradizione grind, è squisitamente esplicativa. È un vero e proprio assalto sonoro quello che subiamo durante l’esecuzione dei pezzi, che risultano inarrestabili e spietati. I Morgue hanno un suono molto pastoso e pesante che a volte può inficiare l’intelligibilità di alcuni passaggi e rendere un po’ confuse alcune sezioni. In un certo modo ho notato che verso la seconda metà del disco c’è un tentativo di variazione che sposta, anche se di poco, la formula dei brani di apertura. Quello che purtroppo non mi ha convinto appieno è la voce. Pur possedendo un ottimo scream, il cantante non si muove di un centimetro, non scende e non sale mai di intonazione, rimanendo su un’unica linea espressiva che appiattisce e mortifica il suono generale. Probabilmente una scelta estetica voluta e ragionata ma che, almeno secondo me, risulta non vincente. Comunque, se siete amanti del caos e della distruzione, apprezzerete molto questo disco.  (Nicola Nencini)

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VICTORIUS – DINOSAUR WARFARE PT. 2 (Napalm Records)

Power metal, ninja e battaglie tra dinosauri? Che dire? I Victorius hanno già un posto prenotato tra le divinità del metallo. Questo Part 2 vede i possenti dinosauri risorgere per combattere contro il malvagio clan ninja spaziale Sunbladers. Guidati sul terreno di battaglia da un mammut magico, i dinosauri laser uniscono il loro potere sulla Terra e nel cielo per fermare il secondo tentativo dei ninja di schiavizzare l’umanità. Classica introduzione e via con “Victorious Dinogods” (con varie citazioni da « Jurassic Park », avevate dubbi?). Voce pulita e brillante, chitarre tirate a lucido e batteria che sferraglia come un treno in corsa, i brani scorrono bene grazie anche al minutaggio che resta contenuto. Non male anche quando i nostri rallentano, “Katana Kingdom Rising” vi farà muovere la testa e vi ritroverete in poco tempo a canticchiare “Tyrannosaurus Steel” o “Dinos And Dragons”. Disco esagerato, estremo nel suo essere classico power metal, i Victorius han creato qualcosa di divertente e futuristico restando ancorati al passato. Bravi. (Lele Triton)

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EDGAR ALLAN POETS – 555 (autoprodotto)

Edgar Allan Poets: un nome che da solo richiama oscure sonorità e paure nascoste. Il gruppo propone un rock noir che alla fine è un insieme di chitarre heavy, musica classica e testi che richiamano ombre e misteri. Nati nel 2006 per volontà di Chris Maiotti e Lop Noor con la registrazione di un demo in un remoto luogo sulle Dolomiti, i due si sono inventati un genere grazie alla passione per E. A. Poe ed Alfred Hitchcock; questo disco però è restato nel cassetto dal 2009 fino ad oggi in quanto, secondo gli autori, non erano presenti le giuste condizioni per la sua pubblicazione. Lop è stato sostituito da un artista dalla identità misteriosa, dal nome di The Shadow. Passando alla musica presente in questo lavoro possiamo affermare che si tratta di un ottimo prodotto, registrato e missato in modo ottimale, un suono che però risulta anche troppo pulito e cristallino per evocare quanto scritto da Poe. Brani tutti sotto i quattro minuti, dei racconti brevi se dovessimo paragonarlo ad un libro, tra i quali spiccano la prima “Icarus” (ottime linee vocali), “Waiting For You”, “Lady Storm”. Qualcosa più aggressivo del noir-rock su “Watch” (ottimo riff iniziale) e “Cryptic Code” (che ricorda qualcosa degli HIM). Un bel disco, una bella scoperta che merita visibilità in un genere ultimamente poco inflazionato. Bravi! (Lele Triton)

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CKRAFT – EPIC DISCORDANT VISION (CKRAFTPROD / INOUÏE DISTRIBUTION)

Epic Discordant Vision è il disco di debutto dei frances CKRAFT. Un genere, Gregorian jazz metal, che è tutto un programma: è la fusione di jazz e metal strumentale, tenuti insieme dalle immortali melodie dei canti gregoriani. Ha senso questa cosa? Difficile definire un disco come questo dove, come indicato dal gruppo, sono presenti « giri devastanti, assoli ululanti di musicisti jazz influenzati dal metal, melodie antiche che attraversano i secoli ». Un lavoro non facile da ascoltare ma che può dare un sacco di spunti interessanti. Dopo qualche attimo si finisce per muovere la testa ed essere presi dalla ritmica allucinante di “The Loudest Victim”. Forse un cantato, diciamo così, tradizionale li avrebbe fatti catalogare come death/prog con una buona dose di djent; invece l’idea di esser più vicini al jazz li ha portati a registrare degli strumentali che dopo qualche ascolto risultano gradevoli anche senza una linea vocale (in effetti, la grande quantità di suoni e di riff aiuta l’ascoltatore, immaginando piuttosto il sax come linea vocale). Spettacolari brani come “Bug Out!”, “Dead For Days” ed “Epic Discordant Vision”, giusto per citarne tre in un disco complessivamente di livello esagerato. Bravissimi. Spaventosi. Tecnici. Un album da prendere a piccole dosi per evitare la pazzia. (Lele Triton)

Bandcamp – Facebook

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