INSOMNIUM – Anno 1696

Titolo: Anno 1696
Autore: Insomnium
Nazione: Finlandia
Genere: Death Metal Melodico
Anno: 2023
Etichetta: Century Media

Formazione:

Niilo Sevänen – basso, voce
Markus Vanhala – chitarra, seconda voce
Ville Friman – chitarra
Jani Liimatainen – chitarra, seconda voce
Markus Hirvonen – batteria


Tracce:

1. 1696
2. White Christ
3. Godforsaken
4. Lilian
5. Starless Paths
6. The Witch Hunter
7. The Unrest
8. The Rapids


Voto del redattore HMW: 7.5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
Please wait...

Visualizzazioni post:541

Ormai affermatissimi nella scena melodeath internazionale, gli Insomnium hanno da anni trovato la formula magica perfetta sotto forma di concept album. La loro carriera ha visto l’impennata definitiva nel 2016 con l’uscita del colossale e indimenticabile Winter’s Gate, un componimento di circa quarantacinque minuti, colonna sonora di un breve racconto di fantasia pubblicato insieme al disco e scritto dal cantante e bassista Niilo Sevänen. Il gruppo ha poi riproposto un formato simile nel 2019 con Heart Like A Grave, tutto dedicato al tema della melanconia declinata nella visione finlandese del sentimento di tristezza. Seppur con un effetto diverso, anche questo secondo lavoro a tema era riuscito a distinguersi grazie alla sua poetica romantica e alle sonorità rinnovate, specialmente nelle parti acustiche e nei momenti melodici di cantato pulito. 

Quattro anni dopo siamo di nuovo qui. Tra le mani ancora un concept, intitolato Anno 1696, anche questa volta sviluppato attorno ad un racconto breve scaturito dal pugno del buon Niilo ed edito insieme all’album. In un periodo storico difficile per la Scandinavia, ovvero nel bel mezzo della lotta tra paganesimo e cristianità, la protagonista di questo episodio è una giovane donna accusata di stregoneria, in una storia spietata di amore ed infelicità, con un pizzico di magia. Anno 1696 è l’unione dei suoi due predecessori e ne rappresenta la quasi perfetta sintesi: mentre l’aggressività di alcuni suoi tratti che fondono al melodeath un cupo black metal ricordano i passaggi più veraci di Winter’s Gate, così il bilanciamento di melodie acustiche e l’espressione virtuosa delle chitarre fanno da richiamo alle caratteristiche che hanno distinto Heart Like A Grave

Indicare quali siano le tracce migliori è assai difficile, non perché non ci siano momenti di spicco ma piuttosto perché non si tratta di brani che possano essere considerati singolarmente. A rendere apprezzabile l’intera opera è infatti l’ascolto tutto d’un fiato. In generale possiamo avanzare l’ipotesi che per questo disco si sia voluto dare maggior peso alle parole delle composizioni, sia del racconto in sé sia dei testi delle canzoni, di cui non si può fare a meno per capire il vero senso di ciò che si sta ascoltando. Per dirla in altri termini, se guardiamo solo alla parte musicale di questo lavoro, alcuni pezzi avrebbero potuto essere abbreviati (parliamo di brani che durano anche sette od otto minuti) anche se funzionano perfettamente se contestualizzati all’interno della narrazione. Fanno eccezione i due primi singoli: “Lilian”, nello stile tradizionale che ha reso famoso il gruppo finlandese, e “White Christ” sono stati probabilmente scelti per la promozione perché sono più incisivi anche se ascoltati in un ambito diverso. Allo stesso tempo comprendiamo la volontà dei musicisti di non unire il tutto in un unico brano, poiché avrebbe significato riproporre lo stesso formato di Winter’s Gate e rischiare di essere additati per aver tentato di farne una copia.

Nell’insieme emerge sicuramente “Gosforsaken”, che si distingue per la sua armonia eterea presentando un’assoluta novità per gli Insomnium, ovvero l’aggiunta di incantevoli cori femminili, grazie alla partecipazione di Johanna Kurkela (Auri) che insieme al growl di Niilo produce un’alternanza di sensazioni dolci e amare. Sul finale si fa notare, sfacciata, “The Rapids”, un momento estremamente espressivo e ricco di variazioni, dal risultato che da solo varrebbe tutto l’ascolto.

Anno 1696 è una proposta complessa ma comunque interessante, che merita tutto il tempo di cui necessita affinché se ne apprezzino le scelte compositive.

Gli Insomnium hanno indubbiamente compiuto un passo logico, nella direzione in cui lo sviluppo del loro stile musicale li sta naturalmente portando, e questo disco se non è una sorpresa è perlomeno l’ennesimo colpo sicuro dritto al cuore dei propri fan. Anche se potrebbe non essere un mezzo altrettanto efficace per raggiungerne di nuovi. A questo punto non possiamo che domandarci dove punterà il sentiero intrapreso da questi maestri del melodeath: da qui in avanti la strada potrà essere tutta in discesa… o tutta in salita.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.