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Nuovo album per i piemontesi Highlord, che presentano Freakin’ Out Of Hell sotto Rockshot Records a distanza di ben otto anni dal precedente lavoro.
La coerenza del power metal europeo esploso nella seconda metà degli anni 90 non ha mai abbandonato il cuore degli Highlord, sebbene della formazione originale sia rimasto solo il batterista Luca Pellegrino, ma questo disco si scosta in parte dai cliché classici del power per abbracciare una componente di prog metal molto evidente, anch’essa mutuata da ciò che è stato partorito dall’ultimo decennio dello scorso secolo.
Partiamo dalle informazioni tecniche di contorno, ovvero la copertina ad opera di Harley Velasquez e la produzione del disco, che come nel precedente album è stata curata interamente dal bassista Massimiliano Flak nei suoi Evolution nel Torinese.
Il primo singolo accompagnato anche da un video è “Soul Sucker”, un brano più marcatamente heavy, smorzato solo dalle tastiere di Davide Cristofoli e su cui le linee vocali di Andrea Marchisio risultano estremante graffianti. Il brano si smorza nel suo inciso centrale per lasciar spazio ad un buon assolo di Marco Malacarne, mentre la sezione ritmica riprende i classici stilemi del power.
Resta classicamente power metal anche “Eyes Open Wide”, che gode di un ottimo ritornello e di una sezione centrale strumentale di stampo prog metal molto accattivante, con ritmiche non banali e di nuovo un bell’assolo di chitarra. Lungo la durata del disco ci sono ottimi spunti come in “Off The Beaten Path”, un bel mid tempo con delle tastiere ispirate, oppure la ballata “Hollow Space”, che ben spezza il clima e serve a dar respiro a tutto il lavoro.
Proprio qui si trova un Andrea Marchisio in ottima forma, perché a mio giudizio il resto del disco è penalizzato da una resa vocale che non sempre valorizza le canzoni né il timbro dello stesso cantante: troppo impostato e con vibrati che cercano a volte di simulare James LaBrie dei Dream Theater – si prenda per esempio il ritornello di “If You Say Yes”, in cui il cantato sembra sempre sopra le righe – mentre funziona meglio sui mid tempo pesanti, come in “One Eyed Jack”, che va a chiudere il disco.
L’opinione personale è che la voce spesso nasale di Marchisio sia l’unico neo in un lavoro altrimenti estremamente valido, ben prodotto e ben suonato. Sia chiaro che Andrea è un ottimo cantante, ma in Freakin’ Out Of Hell l’approccio non è stato secondo me congruo alla perfetta riuscita delle canzoni, senza con ciò denigrare le sue assolute e imprescindibili qualità tecniche.
In definitiva, un buon disco che miscela tutta una base power metal, di cui gli Highlord sono stati un nome importante nella nostra penisola, con svariate influenze progressive che rendono l’album vario con dei picchi notevoli e una qualità di base indiscutibile.



