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In occasione della data torinese dei Die.Ego ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Diego Fardel, chitarrista della formazione londinese, un personaggio molto gradevole e disponibile a raccontarsi e a parlare della sua esperienza proprio con i Die.Ego. Buona lettura!
1) Stasera è l’ultima sera del tour. Ti va di raccontarmi come è andata questa avventura in Italia?
Sì! Sta andando benissimo, è la prima volta che veniamo in Italia. Questo è il quarto show perché è un piccolo tour. La prima data è stata a Milano ed è stata molto bella, poi abbiamo fatto un paio di altri concerti a Viareggio e ad Aprilia. Abbiamo trovato un pubblico molto simpatico e siamo stati accolti molto bene e stasera siamo a Torino, che è la città natale del nostro cantante Gabe (Scapigliati). Ed è molto entusiasta di suonare qui!
2) So che alcuni di voi hanno radici qui in Italia. Come vi sentite ad essere qui in Italia a suonare? È un’esperienza che ripeterete in futuro?
Assolutamente sì! Il nostro cantante Gabe, come dicevamo è italiano; anche il nostro batterista (Edoardo Mariotti) è italiano, ma non è in tour con noi perché purtroppo si è rotto una parte del ginocchio e non ha potuto essere qui stasera. Anche Sambo (che ha sostituito Edoardo) è italiano (ride), mentre io vengo dall’Argentina e sono per metà italiano, quindi è bello essere qui. Questa è anche la prima volta fuori dal Regno Unito per noi, dove abbiamo suonato molto. Quindi, sta andando alla grande!
3) Vedete delle differenze tra il pubblico in Italia e quello nel Regno Unito?
Ovviamente abbiamo suonato in Inghilterra già da un po’, quindi siamo un po’ più conosciuti lì. Qui la gente viene a scoprirci, quindi magari c’è chi ci guarda da dietro cercando di capire se gli piacciamo annuendo con la testa come per dire “Sì, mi suona bene” e chi invece è davanti a noi a fare headbanging. Ma credo sia tutto normale quando si va a vedere un gruppo che non si conosce bene. Si cerca di ascoltare. È divertente!
4) Questo è il tour promozionale del vostro ultimo disco 74 Days Staring At the Void. Com’è la
reazione dei fan e della critica?
È molto lontana da quella che mi aspettavo. È un po’ diverso dal precedente, quindi penso che siamo più intensi, più oscuri e più pesanti. Prima di realizzare l’album ci siamo detti “Ok, non sappiamo come avrebbero reagito i nostri fan, il nostro pubblico, perché è diverso”, ma sembra che tutti lo amino e abbiamo ricevuto delle buone recensioni e anche la reazione della nostra fanbase è stata positiva, molto più di quanto ci aspettassimo! Siamo molto soddisfatti.
5) 74 Days… è il seguito del vostro album di debutto Culto. A mio parere, c’è stata un’evoluzione nel sound, perché Culto era più orientato al groove, con alcune vibrazioni classiche dei Pantera, mentre il nuovo disco è più thrash metal. Sei d’accordo con questa analisi o forse è stato solo un “flusso di emozioni”?
No, è stata sicuramente una decisione consapevole di cambiare. Il primo disco mostra l’inizio del viaggio della band. Abbiamo iniziato a scrivere canzoni con Gabe dal 2014, quindi ci sono stati diversi anni passati a scoprire i suoni fino a raggiungere quello che volevamo fare con Culto, ma ci rimanevano alcune canzoni. Quindi per il secondo disco abbiamo iniziato a scrivere da zero, ma avevamo già in mente “Ok, vogliamo passare al livello successivo”. Volevamo creare la nostra identità. Inoltre, abbiamo avuto un batterista diverso per 74 Days… e questo ha portato riff diversi, elementi diversi alla nostra musica. Credo che, dal punto di vista tecnico, Edoardo sia più versatile del nostro precedente batterista e abbiamo deciso di suonare più veloci, più aggressivi e di tornare un po’ alle nostre radici. Credo che ci siamo riusciti.
6) Se doveste scegliere 3 canzoni dalla vostra scaletta, quali sarebbero quelle che amate di più suonare dal vivo?
La prima è “Consumed By Mediocrity”, che ha un testo molto potente e ha anche una sessione strumentale che mi piace molto suonare dal vivo, “Serpent Bearer” perché è il singolo del disco ed è una canzone che ti prende a “pugni in faccia” e probabilmente direi anche “Son Of Devotion”. Ovviamente mi piacciono tutte, ma dovendo sceglierne solo tre dal nuovo disco, direi queste.
7) State lavorando a nuova musica per un EP, un disco o altro?
Sì e no. Volevamo portare in giro questo disco per vedere come la gente reagisce dal vivo, inoltre quando si suona dal vivo si va in giro e si ha la possibilità di interagire con i membri della band. Naturalmente scriviamo sempre dei riff e altro, ma prima di cominciare a comporre seriamente nuova musica per un EP o altro, vorremmo sapere in che direzione andare perché non vogliamo ripeterci. C’è stato un grande cambiamento dal primo al secondo disco e siamo molto contenti del nuovo sound, ma non vogliamo ripeterlo in futuro. Poi dobbiamo capire l’idea, il messaggio che vogliamo mandare perché per noi è molto importante, siamo un gruppo che scrive canzoni. “Siamo qui con una missione!” e abbiamo qualcosa da dire. A volte è complicato, ma andiamo in giro in Inghilterra e fuori dal nostro Paese, per diffondere un messaggio e stiamo già conversando e per fortuna siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
8) State pensando di suonare fuori dall’Europa in futuro? State organizzando qualcosa al riguardo o forse è solo un sogno?
Il sogno è sempre quello di portare la nostra musica il più lontano possibile. Al momento non abbiamo in programma di uscire dall’Europa, ma saremo sempre aperti all’idea. Tanto per dire, io vengo dall’Argentina e il mio sogno è portare questo messaggio, questa band nel paese da cui provengo.
9) Se dovessi convincere qualcuno ad ascoltare la vostra musica e a venire ai vostri concerti, cosa gli diresti?
VENITE ALLO SPETTACOLO! Una volta che ci avrete visti, vi piaceremo. Questo è tutto.
10) Se dovessi scegliere alcuni gruppi italiani con cui ti piacerebbe suonare, quali sceglieresti?
Puoi fare qualche nome? Perché non conosco molti gruppi italiani… Le formazioni che hanno suonato con noi in questi giorni ci hanno trattato molto bene e ci sono piaciute, ovviamente. Ma purtroppo non conosco nessun nome specifico, forse dovrei conoscere quelli che sono in sintonia con la nostra musica. Quando penso all’Italia penso sempre al Power metal. Quando avevo 14 anni ero molto appassionato e quindi apprezzavo molto Rhapsody e Vision Divine, ma non è quello che facciamo noi. Quindi, al momento non conosco band italiane che suonino quello che facciamo noi. Ma questo è un mondo piccolo, siamo sempre aperti a conoscere nuove realtà, nuove persone. A settembre saremo in tour nel Regno Unito con un gruppo canadese chiamata Saint of Death. A dire il vero non li abbiamo mai incontrati prima, ma non vediamo l’ora. Penso che in alcuni paesi ci sia un’idea sbagliata: in Inghilterra la scena è molto aperta, quindi puoi trovare noi che suoniamo la nostra musica e poi un gruppo death metal dopo di noi e la gente è disposta ad ascoltare. Diciamo che se sei bravo in qualche modo, semplicemente gli piaci. Potresti essere più estremo, più melodico o qualsiasi altra cosa, ma finché sai quello che fai in termini di messaggio e sul palco la gente lo capisce.
11) Spazio aperto: Di tutto quello che vuoi!
Ringrazio sempre le persone che vengono ai concerti e ascoltano la nostra musica, non importa se ascoltate la nostra musica su spotify, youtube o se comprate il disco, ma devo dire che se comprate il disco è la cosa migliore per le band in generale. Viviamo in un’epoca in cui molte persone danno per scontata la musica perché è quasi gratuita. Anch’io uso spotify perché ti aiuta a scoprire le band, ma non le paga. Penso che tutti coloro che sono disposti a prendersi un momento per ascoltare la band possano poi fare il passo successivo e comprare il disco o il merchandising. Comunque ringrazio ancora una volta i fan, gli ascoltatori, i sostenitori e anche tutti coloro che ci aiutano a realizzare i nostri sogni. Poi i membri della mia band, siamo un’unità.
(Si ringrazia Melissa Ghezzo per le fotografie)



