SINHERESY – Cecilia Stefano Lorenzo Gabriele Davide


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SINHERESY – Verso Nuovi Orizzonti

Esce venerdì 25 Agosto Event Horizon, l’atteso album dei SINHERESY per Scarlet Records.

Siamo a Trieste, in piazza Verdi, per parlare dell’album che abbiamo ascoltato in anteprima per voi, e la scelta di questo luogo non è casuale: venerdì 18 agosto, proprio qui, in anteprima assoluta, ci sarà il concerto di presentazione dell’album in esclusiva! Ed il palco è già pronto e bello grande!

I SINHERESY sono Cecilia Petrini (voce, piano), Stefano Sain (voce), Lorenzo Pasutto (chitarra), Gabriele Boz (batteria) e Davide Sportiello (basso, tastiere ed elettronica) con cui abbiamo parlato. Il comunicato stampa presenta Event Horizon come una corsa mozzafiato di 10 brani che conduce l’ascoltatore in un viaggio verso l’ignoto, l’infinita scoperta delle emozioni, delle virtù e delle fragilità più intime che a volte teniamo nascoste anche a noi stessi. Ogni canzone è costruita attorno alla voce cristallina di Cecilia Petrini che si fonde e duella con quella di Stefano Sain, con una sezione ritmica pesante e dinamica, con influenze metalcore melodiche. Ecco l’intervista: 

Di cosa parla l’album: nei testi c’è molto, la dedica ad una persona scomparsa (nella prima traccia “The Calling”), l’omaggio ad un fumetto (in “Black Spirit”) , immagini di momenti interiori ma anche la teoria della singolarità (nel brano conclusivo, nonché terzo atto del trittico finale “Event Horizon”, che prende il nome proprio di “Singularity”): cosa tiene assieme temi così diversi e apparentemente lontani? 

Event Horizon non è un vero e proprio concept album, ma ha un filo conduttore: un viaggio in parallelo attraverso dimensioni diverse. È un viaggio all’interno di noi stessi, delle emozioni, anche più nascoste e viscerali, è l’attraversamento di un confine, l’orizzonte degli eventi, il concetto legato ai buchi neri, quel limite da cui non si può tornare indietro. Abbiamo voluto condurre una esplorazione in parallelo, all’interno di noi, con un immaginario che si riferisce all’esplorazione dello spazio.

In una vecchia intervista dicevate che i testi li scrive sempre tutti Cecilia, mentre la musica è un processo democratico, anche faticoso a volte, che vi coinvolge tutti. Cecilia è l’imperatrice mentre voi siete l’assemblea democratica (ridendo)? Come scrivete i brani?

Ormai sono tanti anni che suoniamo assieme (ride) ed abbiamo affinato un processo di songwriting che è ben definito. Le idee delle canzoni partono da Lorenzo, il nostro chitarrista, che crea una struttura di base con i riff principali. Cecilia prende ispirazione da questa base per iniziare a scrivere le melodie ed i testi. Su questo “scheletro” poi lavoriamo tutti assieme. Una piccola curiosità è che i testi che vengono cambiati ed affinati anche migliaia di volte (ridendo). Fino all’ultimo, anche quando siamo già in studio di registrazione, nessuno di noi sa quale sarà il testo finale. È una perfezionista e mette la massima attenzione su ogni singola parola.

Dicevamo “vecchie” interviste perché il progetto Sinheresy va per i quindici anni. Com’è cambiata la vostra musica in questo album “dell’età dell’adolescenza”? Quando avete iniziato il termine “modern metal” non era in uso, ma credi che possa raccogliere il vostro modo di fare musica?

Ci siamo quasi… È da l 2009! È cambiata molto nel corso degli anni. Ognuno di noi ha avuto un percorso musicale diverso ed ha gusti musicali precisi. Abbiamo attraversato varie fasi per trovare un nostro sound, senza cercare di entrare in un genere troppo preciso. Sì, in questo momento potrebbe essere modern metal, anzi “melodic modern metal” (ridendo).

Non ci piacciono troppo le categorizzazioni: all’esordio, nel primo EP, ci definivano “gothic metal” (ridendo), forse per l’immaginario un po’ dark, ma di gothic c’era solo quello, poi il primo disco era “symphonic” o “symphonic power”. Con Domino abbiamo iniziato ad essere influenzati dal metalcore, soprattutto Lorenzo. Con Out Of Connection e quest’ultimo disco abbiamo trovato una strada che ci convince. Abbiamo confermato alcune scelte del disco precedente, ma abbiamo anche deciso di appesantire il sound. Ci sono più riff di chitarra e più pesanti e più assoli. È un album decisamente più metal, più cattivo dei precedenti.

Quando componete avete in mente un pubblico preciso per cui scrivere?

Noi scriviamo per noi quello che piace a noi, per esprimere le nostre emozioni, per raccontare la nostra vita, le nostre esperienze. Il nostro fan ideale è l’insieme di tutti noi, chi riesce a percepire quello che vogliamo dire. Cecilia nei testi, ma anche tutti noi, ci basiamo sulla nostra vita reale. Quando ci sono speculazioni teoriche o riflessioni è perché sono nate dal nostro vissuto, da cose successe veramente. È il riflesso della nostra vita. Chiunque riesca a percepire, anche solo in parte, quello che vogliamo dire, è il nostro pubblico ideale. Non cerchiamo un genere. Non sarà la cosa più commerciale, però artisticamente noi facciamo musica per questo motivo, tutto il resto è relativo per noi.

Nonostante ci siano tutti gli elementi per normalizzare questo genere, il metal è ancora seguito da un forte stigma sociale (per il volume, la complessità, la velocità o i temi trattati). Come lo vivete?

Bella domanda! Ci prendi proprio sul personale! A noi piace questa musica, la abbiamo sempre ascoltata e voluta suonare fin da ragazzini. Ma non è per un pubblico solo di “brutti, sporchi e cattivi” (ridendo). Anche se non è musica semplice è musica per tutti. Il concerto del 18 agosto è l’esempio perfetto. È la quarta volta che suoniamo in Piazza Verdi (ndr: in pieno centro a Trieste, accanto a piazza Unità, davanti al teatro lirico), è un concerto gratuito ed aperto al pubblico (ndr: l’evento è organizzato dall’associazione “Rock Out X Project” all’interno della Rassegna “Trieste Estate” organizzata dal Comune di Trieste con la direzione artistica di Gabriele Centis), oltre ai nostri fan ci sono turisti, abitanti del centro, persone che passeggiano per caso nella zona e curiosi che si fermano ad ascoltare. Ed il riscontro, anche dal pubblico “non-metal” è ottimo. Noi crediamo nella nostra musica, è pesante, la batteria pesta ed i riff sono tirati, ma se riesci a trasmettere delle emozioni, delle vibrazioni, il pubblico resta colpito, indifferentemente dal genere. Non sai quante persone che non ascoltano metal ci scrivono per farci complimenti! Dobbiamo solo farla sentire di più e non avere paura!

Adesso la domanda difficile: come va il progetto Sinheresy dal punto di vista economico finanziario? È un hobby più costoso del golf (ridendo) o inizia a dare i suoi frutti? Faccio spesso questa domanda e le risposte sono agli estremi, quindi sentiti libero di mentire spudoratamente (come ha già fatto qualcuno), di dire onestamente (o imbarazzatamene) la verità o di astenerti

Noi abbiamo la fortuna (o sfortuna, a seconda dei punti di vista) di fare altro come lavoro principale. Ci possiamo permettere di vivere la musica come una grande passione. Lo facciamo in maniera professionale, e vogliamo continuare a farlo per arrivare il più in alto possibile. Però non siamo vincolati dall’aspetto economico. Stiamo attenti ai conti, non scendiamo a compromessi e ci facciamo pagare per esibirci (sappiamo che tanti, purtroppo, non lo fanno). Ci piace investire quello che raccogliamo per avere un prodotto di qualità, una produzione importante (ndr: la batteria di Event Horizon è stata registrata da Jacob Hansen, mentre mix e master sono curati da Joost van den Broek), delle grafiche professionali e, dopo tutti questi anni, il ritorno economico inizia ad esserci. C’è voluto tanto ed all’inizio il bilancio era pesantemente in rosso, ma adesso la situazione è migliorata nettamente.

Bene, ci vediamo venerdì 18 agosto in Piazza Verdi a Trieste per ascoltare l’album dal vivo, ma vi possiamo garantire che da disco è una bomba!

 

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