FILTER – Richard Patrick


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Filter – Il giusto algoritmo

The Algorithm è l’ottavo disco in carriera dei Filter, guidati da Richard Patrick, arriva a 7 anni di distanza dal precedente “Crazy“. Il nostro Gabriele era sicuramente la persona adatta per far parlare Richard di questo album e delle sue idee. Nell’intervista, l’artista si racconta senza tralasciare un periodo personale molto difficile. Se siete amanti del post grunge questa intervista fa per voi. E se l’esordio del 1995 con Short Bus vi era piaciuto, pare che anche questo ultimo lavoro sia un grande ritorno alle origini. Ecco la nostra chiacchierata!

Ciao Richard, Come va?

Alla grande!

Oh, felice di sentirlo. Ho ascoltato i singoli appena usciti e adesso il nuovo album “The Algorithm”. È fantastico!

Grazie, lo apprezzo davvero.

È un tuffo nei Filter degli anni ’90, ma i suoni e i brani sono veramente contemporanei.

È una descrizione che mi piace.

Inizio con una storia personale, per farti sapere dove voglio andare a parare con questa intervista. Ecco la scena: sarà stato il 1995 o 1996, sono disteso sul pavimento del soggiorno. Sto ignorando X-files, quando in tv parte questo giro di basso ossessivo e una voce pesantemente distorta e compressa che dice “I Wish I Would’t Met You”. Il primo pensiero è “ma è legale mettere la distorsione sulla voce? Non c’è nessuno che lo vieta? Perché è fighissimo!” È da quel momento che ho capito cosa era possibile sperimentare con la musica. Ecco perché da un lato questa intervista non potrà essere obiettiva, essendo un tuo fan, ed allo stesso tempo perché mi piacerebbe che mi parlassi degli aspetti più innovativi del nuovo album.

È davvero una bella storia, grazie per avermela raccontata.

Prego. Voglio dire, grazie a te per aver scritto questa musica! Adesso puoi immaginare le grandi aspettative appena è uscita la notizia che, all’inizio, l’album nuovo si sarebbe chiamato Rebus e sarebbe stato un nuovo Short Bus (l’album di esordio dei Filter, ndr).

All’inizio era proprio una specie di seguito di Short Bus. Poi ho avuto questa grande visione: fare un disco con Brian Liesegang (membro originale dei Filter e co-autore del primo album, ndr). Un po’ come rifare Short Bus, ma senza rifare le stesse canzoni ovviamente. Volevo ripartire, oggi, dall’atmosfera del primo disco, che era incentrata principalmente su drum machine, computer, chitarre distorte, sampler invertiti e cose del genere. Poi la bancarotta della piattaforma Pledge Music ha rovinato tutto. Perché è così, ci avevamo lavorato sopra duramente e all’improvviso tutto è andato a pezzi. E Brian era furioso per questo. Abbiamo praticamente buttato tutto all’aria. Però c’erano già delle canzoni già pronte da quel progetto, il frutto della frenesia di scrittura e dell’entusiasmo di quel momento. C’erano “Thoughts And Prayers” e “Murica”. Sono andato avanti e le ho pubblicate. E poi, per il titolo dell’album, ho deciso di cambiare nome in “The Algorithm”. All’inizio volevo chiamarlo proprio “They’ve Got Us Right Where They Want Us, at Each Other’s Throats” (ci hanno portato dove volevano, a litigare l’uno contro l’altro, ndr), che era davvero bello e diretto, ma davvero troppo lungo. E poi non lasciava abbastanza spazio all’immaginazione. E così circa sei mesi fa, ho deciso: perché sto chiamando il disco “ci hanno portato proprio dove vogliono” e non lo chiamo semplicemente The Algorithm, l’algoritmo? Qualcosa di contemporaneo. E ho iniziato a pensare al titolo. Fondamentalmente tutti abbiamo un problema, e cerchiamo un algoritmo, uno schema, un sistema, qualcosa che ci aiuti a superarlo. Per me era l’alcolismo. Sono stato un pessimo alcolizzato per molto tempo. E quello era il mio problema che dovevo risolvere. E poi ci sono gli algoritmi nei social media e nell’intelligenza artificiale. C’è di tutto. In un certo senso lo schema trasforma il tuo modo di pensare, semplicemente hai molti modi diversi in cui puoi guardare. E tutto è legato ad una immagine, una metafora che avevo in mente: un astronauta che torna sulla Terra. Il mondo è letteralmente distrutto e questo astronauta cerca di capire cosa sia successo. Ed è per questo che ci sono così tanti riferimenti agli astronauti nelle illustrazioni e nei video e, e il fatto che ci sia quella ragazzina in uno scenario post apocalittico nel video di “Obliteration”. Attraverso gli occhi dell’astronauta vorrei far riflettere la gente su come sarebbe tornare sulla Terra e trovare tutto distrutto.

È un’immagine molto forte. Adesso sei sobrio da molti anni, ma quel periodo ha segnato il tuo modo di guardare al futuro?

Sì, sobrio da 20 anni. Sono stato un alcolizzato violento e con vuoti di memoria. Bevevo e non mi ricordavo più cosa avevo fatto. È assurdo perché solo più tardi nella mia vita mi è venuto in mente che la canzone “Take A Picture” era praticamente un grido di aiuto. Voglio dire, “Potresti farmi una foto perché non mi ricorderò?”, si basa sul fatto che ero un alcolista con vuoti di memoria, e quella merda accadeva intorno a me tutto il tempo, e non riuscivo a ricordare nulla di tutto ciò. Uscivo con D’arcy [Wretzky] degli Smashing Pumpkins. Ero in tournée con loro per un po’. Una sera le dissi quella frase e lei mi rispose, scrivila perché funziona. E poi il testo: “Ehi, papà, cosa pensi di tuo figlio adesso?” ero solo io che chiedevo assolutamente aiuto, ma in quel momento non lo sapevo davvero.

Cosa hai portato di quel periodo, di quella esperienza, nel nuovo album?

C’è la stessa intensità che ho messo nei primi tre album, quelli che chiamo gli album dell’epoca Warner Brothers. Dovevo tornare a quei primi tre dischi, tornare a quelli, capisci cosa intendo? Quindi mi sono concentrato davvero su quei dischi e su ciò che li rendeva interessanti. E ho provato ad applicarlo a questa nuova serie di canzoni. Questo è l’algoritmo, lo schema. E, ancora una volta, mi è piaciuto lavorare con nuovi talenti con cui non avevo mai lavorato prima, come questo ragazzo Zach Munowitz, che è un fantastico chitarrista del Connecticut. Mi ha mandato della musica sua e io l’ho semplicemente messa insieme, la ho ri-organizzata e inserita nella struttura di una canzone e poi ci ho cantato sopra. Poi ho aggiunto un po’ di chitarra suonandoci sopra io. E ho chiesto a Johnny Radke di riprenderla e farla sua. E poi avevo un sacco di suoni di batteria. E così in un certo senso è diventato un nuovo pezzo di Filter, sai, a cui penso che le persone si siano abituate.

Quindi sei tornato davvero dietro al computer e stai lavorando direttamente alle canzoni senza intermediari o produttori?

Sì, ho fatto tutto nel mio studio. Quello dove mi vedi adesso, sono in studio. Questo è il mio studio. Ho tutti i tipi di strumenti elettronici. E fondamentalmente è stato così che è nato “Face Down”. Ho comprato un Sequential Pro 3, ad un certo punto stavo suonando ed è nata questa linea di basso. E ho pensato, beh, è piuttosto interessante. E ho preso il microfono e ci ho cantato sopra. E poi mi sono reso conto che andava bene. Era una canzone. Quindi l’ho inviata a Johnny Radke. E ci ha suonato sopra un sacco di parti di chitarra stupende. E poi la cosa successiva che sai, è Elias Mallin, che suona la batteria. E sembrava davvero figo, il ritmo e, boom, era successo e basta. È così, è divertente per me stare in studio. Perché penso che negli ultimi due dischi mi sono affidato molto ai produttori, persone che gestivano il computer. E così adesso, in un certo senso, mi sono sbarazzato degli intermediari. Tutto è cambiato quando ho acquistato un nuovo computer. E così, e sono tornato a divertirmi com’era quando ero un ragazzo.

E si sente! Voglio dire è veramente forte! Passiamo dallo studio ai concerti dal vivo? Venerdì scorso eri in concerto con il nuovo album, ma mi viene da dire che non ti sei mai fermato, vero?

Uhm, no, l’ultimo periodo lo abbiamo passato in tournée (ridendo). Voglio dire, con questa formazione della band che è la più rappresentativa del nuovo disco. Quindi c’è Johnny Radke alla chitarra, Elias Mallin alla batteria e Bobby Miller al basso. E abbiamo suonato davvero molto. E ci stiamo divertendo parecchio. C’è anche uno show che abbiamo fatto HITKOR. Su hitkor.com c’è l’intero concerto in streaming. Suoniamo per due ore con tanti ospiti speciali, e c’è anche Danny Lohner. È fantastico. Tutti amano Danny. Lo consiglio a tutti, ma abbiamo suonato tanto dal vivo negli ultimi sei mesi, per promuovere il nuovo disco. Abbiamo suonato le quattro canzoni dal nuovo album. E adesso siamo in tour con i Ministry, Rob Zombie e Alice Cooper. Il tour si chiama Freaks on Parade. Abbiamo un set di una mezz’ora con i pezzi del nuovo album e un po’ di canzoni con le quali siamo diventati famosi, i nostri successi.

Invece a Marzo sarete in Europa come headliner.

Sì, con il nostro tour ma lì suoneremo per un’ora e mezza o anche due.

Non passerete in Italia (purtroppo!) ma ci sono delle date a Praga, a Vienna ed in Svizzera.

Davvero? Non ho ancora in mente il programma del tour europeo (ridendo), però sì devi venire a sentirci. Saremo sicuramente in Olanda, in Belgio, poi parecchie date nel Regno Unito e poi Francia, Svizzera, Germania. Ci sono tutte le date su https://officialfilter.com/tour/

Già, sarà uno spasso. Di sicuro. E poi annunceremo anche un tour australiano.

Wow! Com’è la risposta dei fan ai brani nuovi?

È GRANDIOSA! La gente conosce già i testi, hai presente? Canto “Face Down” e la gente è proprio lì con me, sai, fin dall’inizio con “I’m Alive From Telling The Truth”, sai, come se le persone fossero proprio lì, come se cantassero insieme a me. O “Obliteration”, o “For The Beaten”, stessa cosa. Sì, è bello. Il concerto live va molto bene. E pensavo che sarebbe stato difficile da fare, ma è facile.

Ho letto in un’intervista che inizi dalla musica, e poi le parole dei testi escono in modo naturale.

Sì, voglio dire, è un percorso continuo, dalla musica ai testi e poi vai avanti e indietro. Di solito è un testo, poi la melodia, poi la melodia di e poi il testo, sai, arrivano allo stesso tempo.

I tuoi testi sono molto personali, alcuni parlano della tua vita privata, come “Drowning” ad esempio, altri sono più politici e riguardano, sai, il tuo punto di vista sul governo americano o l’umanità intera.

Sì, sai, sul vivere insieme su questo pianeta. Ci sono molte cose contraddittorie, allo stesso tempo giuste e sbagliate. Ce ne sono molte, ad esempio in “For The Beaten”, dove dico “World on fire / Down to the wire / Got my hands on a gun / Fighting on the run” (il mondo è in fiamme / giù fino al limite / ho messo le mani su una pistola / combatto in fuga, ndr) sai, è come volessero che fossimo noi contro loro, ma non lo siamo! Sai, è la politica americana che è semplicemente un dannato incubo. È un incubo. Una parte vuole metterci gli uni contro gli altri. E se mi metto nei guai perché non mi piace Trump, beh, mi dispiace, ma è così. Penso che Trump sia una cattiva persona e sento il bisogno di dirlo. E se i suoi seguaci sono violenti con me perché l’ho detto, beh sai, è così. Devo dire quello che penso, mi piace dire le cose. Lo facevano tutti i miei idoli, i miei idoli erano, sai, Joe Strummer, Bono degli U2, Ogre degli Skinny Puppy, Al Jorgensen dei Ministry. Tutti loro dicevano cose scrivevano i testi delle loro canzoni prendendo posizione sugli argomenti di attualità e che sono importanti per me e per te, capisci? Era così già da da Short Bus. Sai, ho sempre parlato di ciò che penso sia importante per me, capisci cosa intendo? E sai, puoi essere picchiato dalle forze della destra estreme, a loro non piace quello che dico e sai, in un certo senso, che mi vengano a cercare. Sì, ma non ho mai avuto paura di parlare apertamente. Voglio dire, è sempre stato così, è il motivo per cui scrivo canzoni, fin da Short Bus. Sì, voglio dire, sai, la prima canzone è “Hey Man Nice Shot”, sul politico Budd Dwyer che si suicida in diretta sparandosi in bocca e “Dose” è la seconda canzone e riguarda i preti cattolici che molestano i bambini e come dovrebbero prendere una dose della loro stessa medicina. Invece di mettere in pratica quello che predicano e proteggere le persone e aiutare le persone, sai, invece sono là fuori a molestare i bambini. Sai, è che sì, sono sempre stato un attivista e all’interno dei miei testi lo dico.

Quello che scrivi è coerente con quello che pensi e quello che sei. Anche sui social media. Li segui direttamente tu in prima persona?

Sì, anche se non sempre, non avrei il tempo. E il mio team è molto più professionale di me. Ma se leggi dei commenti del tipo “hey, non dire cazzate senza senso e vai a farti fottere” quello sono io. Soprattutto se si parla di politica. Da voi com’è la situazione? C’è un partito fascista di estrema destra, giusto?

Già. Vedo che sei aggiornato… Dai, raccontami ancora delle canzoni del nuovo album

Questo album è più pesante e più contemporaneo dei precedenti, ma lo hai già sentito. Ad esempio, ci sono dei riff Djent che ha scritto Zach Munowitz. Non è, non è, è solo che è stato stimolante lavorare con qualcuno che è così creativo, sai, e così giovane, e ho davvero apprezzato quello che aveva da offrire. E, sai, non vedo l’ora di lavorare di nuovo con lui in futuro. È davvero bello.

Sai già come sarà la scaletta dei vostri concerti?

Sì, ma probabilmente lo cambieremo ogni sera. Okay, solo per divertirmi, perché è divertente farlo. Ma sì, sarà, sarà un’ora e 40 minuti, voglio dire, un’ora e mezza, sai, un’ora e 50 minuti, probabilmente. Ma, sai, c’è un sacco di bella roba da suonare e tutte le canzoni che suoniamo sono canzoni che rendono al meglio dal vivo. Questo è il criterio. Voglio dire, la parte finale è quella che è più definita perché ci sono i pezzi che ci hanno reso famosi, ma ci saranno sicuramente anche pezzi come “Trip Like I Do”, “Jurassitol” e “Welcome To The Fold”. “Hey Man, Nice Shot” di solito è nell’ultimo blocco di canzoni. Ma poi lo cambiamo ogni volta. Non vogliamo semplicemente suonare lo stesso set ogni sera. Sai, vogliamo cambiarlo un po’. Lanciare alcune palle curve. Ma ci sarà molto di “The Algorithm”. Ci saranno almeno quattro canzoni dall’algoritmo, di sicuro. Ok, è fantastico.

Wow! Avrei altre mille cose da chiederti ma il tempo a nostra disposizione è finito. Anzi, ti ringrazio ancora per la disponibilità! C’è qualcosa che vuoi dire a chi leggerà l’intervista?

Grazie a te per avermi contattato. È stato un piacere. Ci vediamo ad uno dei concerti in Europa e sì, il 25 agosto “The Algorithm”.

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