KVAEN – The Formless Fires

Titolo: The Formless Fire
Autore: Kvaen
Nazione: Svezia
Genere: Pagan Black Metal
Anno: 2024
Etichetta: Metal Blade

Formazione:

Jacob Björnfot – everything
Fredrik Andersson – drums

turnisti:
Rasmus Rova – guitars
Per Lindström – bass


Tracce:
  1. The Formless Fires
  2. Traverse The Nether [feat. Sebastian Ramstedt]
  3. Tornets Sång
  4. The Ancient Gods
  5. Basilisk
  6. De Dödas Sång
  7. The Perpetual Darkness
  8. The Wings Of Death

Voto del redattore HMW: 8.5/10
Voto dei lettori: 9.0/10
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Terzo album per gli svedesi Kvaen, one man band di Jacob Björnfot, dal titolo The Formless Fire che esce per Metal Blade a giugno 2024.
Nonostante il titolo, di forma questo album ne ha parecchia, perché il passo avanti rispetto al predecessore The Great Below del 2022 è abbastanza evidente e ci presente un Jacob Björnfot ispirato e deciso sulla sua via. Si tratta sempre di Pagan Black Metal, ma le influenze radicate da una corrente melodic death di stampo nordico sono sempre presenti e marchiano lo stile del chitarrista e le sue composizioni. La batteria è stata di nuovo registrata da Frederik Andersson, storico ex batterista degli Amon Amarth, ma tenendo conto che lo stesso Jacob si è occupato di tutto il resto è impressionante ascoltare quanto lavoro ci sia dietro questo album da un punto di vista di arrangiamenti.

Le composizioni sono fresche e le aperture melodiche danno quel senso di atmosferico che trascende il black metal classico di conterranei come Dark Funeral o i più cattivi Marduk. La titletrack “The Formless Fire” ne è l’esempio calzante, con parti che alternano il classico tremolo picking black metal a sequenze armoniche quasi epiche, il tutto condito dalla parte centrale in cui spicca un ispirato assolo di chitarra che sposta la leva sulla componente più death, fino all’esplosione in blast beat del finale. Blast che ri ripete subito in “Traverse The Nether” che ha come ospite Chaq Mol dei già citati Dark Funeral alla chitarra. Questo brano presenta più predominante la parte black delle composizioni dei Kvaen, anche se il riffing di chitarra è sempre dinamico e con una velatura di melodia, per quanto oscura e cupa. “Tornets Sång”, in svedese “Canzone della Torre” ricorda in alcuni arrangiamenti alcuni brani dei primi Moonsorrow, sebbene risultino più moderni. Spicca di più una vena epica nel ritornello così, come in “The Ancient Gods” che efantizza la componente epica nella composizione mentre le strofe sono molto più cadenzate. I brani scorrono in maniera fluidissima, mai ripetitivi e sebbene alcuni sforino tranquillamente i cinque minuti, l’ascolto è sempre vario e l’attenzione si mantiene alta. “Basilisk” vince nell’insieme come canzone black metal d’antologia, chitarre “zanzarose” e tempi velocissimi fanno da padrone, ma si mantiene una sotto lettura epica anche nelle parti estreme. “De Dödas Sång”, “La canzone dei morti” ritorna sui lidi cari ai Kvaen, epicità e crudezza condita da atmosfere epiche, con qualche sfuriata nel mezzo e un pregevole assolo di chitarra in cui armonia e “shreddate” in sweep picking si fondono sulla base black metal. Struttura simile per le successive “The Perpetual Darkness” e “The Wings Of Death”, sebbene quest’ultima viva più sulla struttura armonica epica che su quella ritmica ritmica.
La voce in scream di Jacob Björnfot governa tutto l’album e si innesta perfettamente sui brani, grazie anche una produzione davvero buona, cristallina e precisa, ben lontana dal classico sound grezzo e ovattato del black metal. Conclude il tutto una bella copertina ad opera di Jonas Wideen.

Avendo avuto modo di vederli dal vivo di supporto agli Insomium posso confermare come la versione live dei Kvaen sia un’oliata macchina da guerra e che il frontman Jacob sia davvero un ottimo intrattenitore. La band dal vivo si appoggia in maniera stabile a Rasmus Rova e Per Lindström, rispettivamente chitarra e basso. Disco promosso appieno e che farà sicuramente felici i fan del pagan black metal epico con anche un buona dose di tecnica musicale.

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