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Oscurità tutta italiana con il black metal dei Nerocapra, che sono usciti con La Serpe In Seno pubblicato da Warhell Records.
Dimentichiamoci manierismi barocchi e sinfonici, produzioni cristalline e patinature con il facepainting. I Nerocapra riprendono le origini del genere senza disdegnare un certo gusto per il thrash metal più marcio, i nomi che vengono in mente sono i primissimi Carcass e Coroner, sporcando il tutto con un approccio black metal. Le canzoni grondano violenza e putridume e al netto di un mix volutamente grezzo si evince la passione dei musicisti per il genere.
Proprio i musicisti sono il fulcro cui gira il tutto perché si tratta di personaggi provenienti dall’underground italiano di band come Soulless, Chrysalis e Nihili Locus, da cui prendono il nuovo entrato alla batteria Roberto Ripollino.
“La Serpe In Seno”, title track dell’album, tradisce una vena più ispirata al death metal che viene impreziosito da degli assoli di chitarra da parte di Marco Rizzi.
L’elemento dei soli di chitarra poi verrà ripreso anche in altre canzoni, “La Fortezza” è costruita più su un impianto black metal, citerei i Celtic Frost per dare un confronto, così come “Dietro Una Porta Le Mille Porte” spinge di più sull’acceleratore sfruttando il tremolo picking e un drumming in cui si alternano tempi thrash a sferzate in blast beat.
La vera forza del disco sta nella sua anima e il cantato in italiano, che spesso viene tanto bistrattato, aggiunge un velo di oscurità superiore.
Non ho personalmente apprezzato la scelta in fase di mixing degli effetti sulla voce, poiché rende difficilissimo cogliere i testi, forse un minimo di intellegibilità in più avrebbe giovato al lavoro. Detto ciò il sound è più che coerente con le intenzioni esplicite dei Nerocapra e sarebbe stato sbagliato fare diversamente. Ed è un’altra conferma che l’underground tricolore è sempre in crescente fermento.



