IRONY OF FATE – Equinox

Titolo: Equinox
Autore: Irony of Fate
Nazione: Svizzera
Genere: Modern Metal / Metalcore
Anno: 2025

Formazione:

Cveti – Voce
Dr.Gru – Chitarra
Lars – Chitarra
Tom – Basso
Kevin – Batteria


Tracce:

01. Equinox Nights
02. Roll The Dice
03. Sinner / Saint
04. The Morningstar
05. Ancient Creatures
06. Primal Overdrive
07. 4AM (What’s It To You?)
08. Parasite
09.The Seven
10. Desert Song


Voto del redattore HMW: 7/10
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Cosa succede se prendi il groove dal metalcore, le chitarre dalla scena svedese, un bassista tecnicamente valido, una buona dose di elettronica e una voce femminile in stile Angela Gossow?

Il risultato è abbastanza scontato e si chiama Equinox, terzo lavoro in studio degli elvetici Irony of Fate, che dopo il debutto Prey for Freedom…Prepare for Extincion del 2018 e Wicked & Divine del 2021, tornano sulle scene con, appunto, Equinox.

La band, che è molto attiva sui media, ha tentato la partecipazione all’Eurovision Song Contest 2025 e, dato che giocavano in casa, puntavano a farne da portacolori: purtroppo sono stati eliminati al turno preliminare.

Proprio Equinox Nigths, scelta per la competizione canora, apre il disco, il brano accessibile e più votato ad un pubblico mainstream, molto melodico ed immediato, sicuramente uno dei brani di punta in sede live.

Le successive Roll the Dice e Sinner / Saint tengono tengono alta la qualità del lavoro, spingendo più sull’acceleratore, mentre con The Morningstar e 4 AM, il ritmo cambia e con il ritmo si abbassa anche il livello qualitativo, non si sta parlando di brani scadenti, ma si ha la sensazione che siano stati messi più come riempitivo.

Primal Overdrive dopo un intro cupa e cadenzata si anima e nei suoi sette minuti cambia pelle in una mutazione continua, pezzo assolutamente riuscito, mentre con Parasite i bpm si rialzano, brano veloce dove la coppia di chitarristi sfoggiano riff e melodie decisamente ben riusciti. Mentre con The Seven i ritmi rallentano nuovamente, forse troppo, creando un groove distante dal resto del disco, forse il pezzo meno riuscito dell’album.

Il lavoro in generale non è male e si lascia ascoltare tra alti e bassi, i brani sono strutturati, ben suonati e conditi da una buona produzione.
Musicalmente gli elementi della band sono validi, virtuosismi chitarristici e bassistici!? (si può dire vero?), un drumming preciso ed una buona prestazione vocale, quindi, ci sono tutti gli elementi per un buon lavoro, ci sono dei piccoli passi falsi, ma tutto sommato il lavoro della band è promosso.

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