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Recensione scritta da Fabio Perf.
Tornano gli Adamantis con il loro secondo album su lunga durata, intitolato Reforged.
Il quintetto americano rimane piuttosto fedele al proprio stile, ancorato a un suono classico che va a pescare sia nel vecchio continente che oltreoceano.
“Ride For Ruin”, il brano d’apertura del disco, si presenta con un suono Power, roccioso, ma che apre alla melodia del ritornello. Tutto ben curato e apprezzabile, con delle ottime parti di chitarra solista, un cui abbiamo modo di saggiare la classe di Jeff Loomis (Nevermore, Arch Enemy), ospite in questa traccia.
La prima parte del disco sembra più immediata, con gli americani che puntano sui cori dei ritornelli, scanditi a gran voce (vedi la stessa “Reforged”), con la melodia in primo piano.
Nella seconda parte, troviamo quelli che sono i brani più epici e articolati. “The Sailor On The Seas Of Fate” è un pezzo cadenzato e imperioso, che presenta diversi cambi di umore. L’epicità è tangibile, scandita da possenti cori. Anche qui troviamo un ottimo lavoro ad opera delle chitarre soliste. Non da meno il successivo “Time Of Contempt”, inno epico e battagliero.
Con “Gates Of Miklagard” le atmosfere si fanno più cupe e bellicose. L’incedere è lento e vede l’alternarsi di parti acustiche e metalliche, condite da cori ben in evidenza.
La conclusiva “The Fall Of Asterius” ci riporta su sentieri più classici, sempre a cavallo tra Heavy e Power. Un bel riff metallico apre il brano, supportato da una ritmica galoppante. Chitarre sempre protagoniste, con parti soliste davvero efficaci. Il ritornello è glorioso, ricordando in parte i Blind Guardian di inizio carriera, con la voce del bravo Jeff Stark in primo piano.
Gli Adamantis confezionano quindi un lavoro più che discreto, che farà la gioia di chi ama il Metal tradizionale, in grado altresì di alternare la melodia del Power a momenti più epici e solenni.
Bene così, Adamantis!



