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Se – come me – pensavate che la mai troppo lodata Underground Symphony fosse il baluardo osservante e oltranzista di certo metal ‘classico’ in Italia (che fosse power, prog, o heavy anni ’80)… beh, vi ricrederete scoprendo che ha pubblicato il terzo disco dei torinesi FearyTales, intitolato “神风=Vento Divino” (e non chiedetemi il significato del pittogramma, perché lo ignoro e non ho trovato informazioni al riguardo!).
Chiariamoci: non sto dicendo che sia una cosa negativa, anzi. Il disco è molto bello, ma l’aggettivo con cui lo definirei è spiazzante. Chi segue queste pagine sa bene che sono un rigido sostenitore della più pura ortodossia metallica, che per me l’heavy metal è finito nel 2003 (anzi, preciso meglio: che non esiste alcuna formazione degna di nota che non fosse in attività già per quella data), che l’‘avantgarde metal’ è un insieme di suoni scomposti eccetera eccetera. E quindi, per la struttura dei brani (spesso non classica e densa di rotture), per il cantato di Marco Chiariglione (con il suo screaming graffiante), per la costruzione delle sezioni ritmiche (spesso di taglio black/thrash!) dovrei odiare questo disco. Eppure mi piace, e molto: e il motivo, mi sembra, è che i FearyTales restino comunque ben ancorati nel perimetro del metal ‘classico’, che reinterpretano con intelligenza e, per così dire, dall’interno, offrendo una esperienza sonora veramente interessante, ancora arricchita dalla scelta di cantare spesso in italiano. Attenzione: questo non è ‘modern metal’, qualunque cosa questa (obbrobriosa) espressione significhi; questo è un disco di heavy metal ‘contaminato’, se volete… e contaminato decisamente bene.
Titolo leopardiano per la furiosa “La Ginestra”, un power/thrash oscuro, con diversi passaggi blackened; sempre oscura, ma meno ossessiva ed estrema “LightBlind”, una power ballad con interessanti inserti acustici e suoni secchi alla Metallica. Potente e cattivissima la titletrack, che gioca ancora con almeno tre generi (power, thrash e black) e un testo in italiano evocativo, solo a tratti un po’ forzato (ma anche riguardo a questo aspetto sono un purista assoluto, per cui magari ad altri la scelta dei termini piacerà). Per quanto il cantato di Marco sia sempre al vetriolo, “(The Feary Tale Of) RoXXXanne” ha una struttura più classica, soprattutto nell’affascinante assolo, e mostra benissimo come i nostri siano, in fondo, una band ‘tradizionale’; “In tinta Caligine”, dal canto suo, è una scheggia impazzita che mi ha fatto pensare ai tedeschi Macbeth. “Advent Comes”, alla fine della scaletta, assume proprio toni apocalittici, drammatici.
Per chi è abituato ad esperienze sonore più estreme, magari “神风=Vento Divino” non sarà nulla di peculiare: ma a mio parere l’album è pensato per la fetta di pubblico più tradizionale e tradizionalista, e per loro sì, credo che il disco – come è stato per me – sarà un piccolo, salutare shock. Complimenti alla band!




Grazie mille per la bella e centrata recensione! È per noi FearyTales preziosissima 👍🏻🙏🏻🙏🏻🤘🏻🤘🏻
“神風=Vento Divino” traduce letteralmente dal giapponese (神風 appunto) il termine ‘Kamikaze’, vale a dire i tifoni che nel XIII secolo avrebbero difeso e protetto il Giappone dalle invasioni delle flotte mongole del Kublai Khan. Altresì dalla seconda guerra mondiale Kamikaze ha preso a indicare gli attacchi suicidi: a partire da quelli dei piloti giapponesi contro le navi alleate, fino ai giorni nostri per designare quelli terroristici di diversa natura.
Dopo questa premessa invece pressappoco così lo si è metaforicamente inteso nel contesto del nuovo album dei FearyTales e relativa titletrack: “Vento Divino perché, in qualche modo, siamo tutti kamikaze alla vita. Si nasce e si vive e si muore nella sofferenza, vedendo cadere intorno a noi tutti coloro che amiamo, sempreché gli si sopravviva…”.