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Recensione scritta da Fabio Perf.
Landhaskur, uscito a fine 2024, segna il ritorno dei Dewfall, con questo che è il loro terzo album su lunga durata.
Come il precedente lavoro, anche Landhaskur è un disco a tema: i Dewfall ci parlano dei Winnili, i Longobardi, e ne svelano i culti e i riti legati al paganesimo, con un occhio attento anche verso l’idioma antico di questo popolo, utilizzato per i titoli dei brani.
Musicalmente si riparte da quanto di buono (anzi, direi ottimo!) c’era nel precedente Hermeticus (2019), rendendo l’ascolto maggiormente fruibile, con delle strutture forse meno intricate ma ugualmente ricche di dettagli e particolari. Ci troviamo di fronte a un Pagan / Black Metal dal forte impatto che però non disdegna momenti più riflessivi e melodici.
Possiamo apprezzare dei solenni cori che si alternano al cantato estremo (ma ben comprensibile e piuttosto versatile), momenti più introspettivi che lasciano poi spazio a delle sfuriate tipicamente Black Metal. Il tutto amalgamato con inserti folkloristici e strumenti acustici tradizionali.
Da sottolineare anche l’ottimo lavoro delle due asce che mischiano atmosfere bathoriane al metal più classico, grazie a belle armonizzazioni e a dei solo di chitarra ben concepiti e realizzati.
Ci troviamo quindi immersi in queste atmosfere egualmente epiche e grevi che ci raccontano una parte della nostra storia, spesso dimenticata o poco conosciuta, guidandoci in questa “Landa Oscura”.
Landhaskur è un lavoro che ti colpisce fin da subito ma che, al tempo stesso, ascolto dopo ascolto, rivela particolari e sfumature diverse, che non si erano precedentemente percepite.
Landhaskur è il classico album da ascoltare in cuffia, col libretto alla mano, apprezzando anche l’aspetto grafico dell’edizione (la prima tiratura in un pregevole formato A5), oltre che quello musicale e dei testi.
Fatelo! Non ve ne pentirete.



