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“Rock’n’Roll” è il nome del locale ed è quello che questa sera voglio respirare a pieni polmoni in quel di Rho.
Arrivo circa quaranta minuti prima dell’inizio. Dopo una frugale e luculliana cena al sacco a base di ottimi tarallucci speziati del Lidl offerti dal mio compagno di trasferta Federico, carote crude tagliate “magistralmente” a listelli dal provetto cuoco Marco, dal mio immancabile panino alla frittata, dall’accompagnamento di un bel bottiglione di vino da sorseggiare in appositi bicchieri di plastica per i miei amici (e con i The Dogs D’Amour non poteva che essere così) e acqua divenuta clamorosamente tiepida durante il tragitto per l’unico sfortunato astemio (il sottoscritto), ci decidiamo ad entrare, sazi e rockeggianti.
Ad aprire saranno i Furious Jane da Napoli e i Jolly Rox da Firenze. Sono due gruppi italiani che vi dico già da subito di segnarvi e di andare ad ascoltare perché, oltre ad offrire uno spettacolo fatto di adrenalina e rock, hanno anche dei lavori in studio di alto livello.
All’ingresso, a fianco della biglietteria, c’è Tyla, comodamente seduto, che sta tranquillamente bevendo, indovinate voi cosa, e che sta dispensando sorrisi, autografi e foto ai presenti. Quando l’ho visto mi è venuta in mente una delle scene dei film di un noto sfortunato ragioniere italiano e vi chiedo di leggere il prossimo paragrafo con la voce dello stesso in testa.
Abbigliamento Tyla: cappello con piume di un volatile non identificato, camicia slabbrata con obiettivo di contenimento di uno stato di forma non propriamente idoneo, pantaloni pigiamati, che qualcuno con un senso dello stile alquanto discutibile definirebbe vintage, anch’essi larghi e disegnati con dei motivi stranamente inquietanti , ma soprattutto, sandali di cuoio a due fasce senza calze con purtroppo una vistosa fasciatura sul piede destro.
Tyla è rock n’roll. Punto.
L’autore delle copertine degli album del gruppo è praticamente sempre stato lui, e infatti nel banchetto del merch ci sono in vendita anche alcune sue illustrazioni a prezzi non proprio regalati. Gli chiedo un autografo e lui mi prende il foglio, lo osserva, si siede e lo posa sul tavolino, dopodichè disegna la locandina del tour e autografa l’opera. Che dire, ho un Tyla originale, non sarà un Garpez, ma sputaci sopra.
Con un leggero ritardo rispetto all’orario previsto sale sul palco il quartetto napoletano. Iniziano a riechegiare le prime note e alla domanda postami su cosa stia succedendo, non posso che rispondere come il buon Dewey Finn:
“Ci scappa del rock, ciccio!”.
I Furious Jane nascono nel 2021 e hanno registrato fino ad oggi due EP, Empress e Vicious. Con alle spalle già un buon bagaglio live con registrazioni e concerti anche a Los Angeles e Londra, questa sera ci presentano il meglio di questi due lavori e il nuovo singolo appena pubblicato.
E’ innegabile, ci sanno fare. Hanno aperto, tra gli altri, per Warrior Soul e The Last International. La presenza scenica è degna dei maestri del genere, le movenze sono giuste, tutti si sanno muovere sul palco e il cantante Salvatore ha il giusto carisma per coinvolgere e trascinare il pubblico. Anche il look è importante e Salvatore con i suoi stivali argentati abbinati alla cintura imprime quel tocco glam che non guasta mai. Quasi dimenticavo, canta molto bene.
Sebbene siano di fronte ad una platea ancora piuttosto scarna, l’hard rock proposto e suonato, ottimamente, dal gruppo campano con grande mestiere e grande partecipazione, viene comunque apprezzato e l’interesse entusiastico mostrato dai presenti denota l’ottima prestazione della band.
Molto belle “Rejection” e “Killers Of Rock N’Roll”, due pezzi che insieme all’ultima “Rodeo 69” sono quelle che mi sono rimaste più impresse. Street rock grezzo e genuino, certamente non originale, ma non importa, l’importante è che sia fatto come si deve. Ed è fatto come si deve, fidatevi.
Cristian ci ha mostrato il suo repertorio di assoli sicuramente non banali ed efficaci, Branco è un bassista selvaggio che come attitudine mi ricorda il primo Bolan degli Skid Row e non ci dimentichiamoci dell’affidabile Antonio Laurano alla batteria, ottima la sua prova.
Il tempo è dalla loro parte e hanno le carte in regola per poter emergere: passione e cazzimma.
Fatemelo dire, l’impressione è stata che sia dispiaciuto a tutti che abbiano avuto poco tempo a loro disposizione. Sicuramente preparati, divertenti e con l’atteggiamento giusto per il genere proposto, sono stati una bella sorpresa. Teneteli d’occhio, meritano veramente.
Scaletta Furious Jane
1. Kickin’
2. Policeman
3. Light On
4. Rejection
5. Killers Of Rock N’Roll
6. Path
7. Spend The Night
8. Rodeo 69
Formazione Furious Jane
Salvatore Ferretti – voce
Cristian Iorio – chitarra
Branco – basso
Antonio Laurano – batteria
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Capt Keep ci introduce con la sua presentazione al concerto e dal fondo della sala arriva Joey, in camicia di forza, accompagnato dal mascherato Beppaccio. Sale sul palco, si libera dalla costrizione ed inizia lo spettacolo.
Il trio toscano è letteralmente una band da live. Sono una forza brutale devota all’hard rock che possiede un’energia primordiale che pretende di essere liberata e scatenata a partire dalla prima fino all’ultima nota emessa dai loro strumenti.
Non sbagliano un concerto. Visti già altre volte, questo trio toscano per due terzi, è una forza della natura. La loro dimensione è alta a tutti i livelli. Musica, presenza, scenografia, nulla è lasciato al caso.
Le maschere disturbanti che indossano, la loro fisicità (apperò Claudio, ci diamo dentro con i kettlebell), gli accessori goliardici per il pubblico, sono tutti ingredienti di quello che si può propriamente definire uno show.
E non tralasciamo la musica, che alla fine è la parte più importante. Con una scaletta di undici brani e praticamente tre quarti d’ora a disposizione, hanno fatto tremare le pareti del “Rock’n’Roll”.
La gente è ora praticamente tutta dentro. “Malcom”, “Woman Best Friend” e “All I Really Want” sono un tripudio e si comincia a gridare in coro il loro nome.
Hanno fatto centro, hanno conquistato tutti. La bellissima “Dreamers’ Paradise” anticipa l’altrettanto bella “Jack” e la cover dei The Clash “I Fought The Law”, dove un grande e devoto Joey fa ripetere l’intro perché a suo parere non venuto sufficientemente bene per una canzone importante come questa. Sei un toscanaccio, anzi siete due toscanacci, tu e Beppaccio, in compagnia di un ligure, Claudio e siete fuori di testa, ma come si fa a non volervi bene.
Beppaccio, apparentemente il più posato, suona gran parte del live mascherato con calma apparente e precisione chirurgica.
Joey, il Cancelliere, è veramente bravo. Bella voce e gran mano con lo strumento. Non è proprio a suo agio nell’interagire con il pubblico tra un brano e l’altro e probabilmente la cosa non è neanche in cima alle sue preoccupazioni, ma tanto ci pensa Claudio ad intrattenerci. Va bene così, la quadra l’avete trovata.
Il Capitano al basso pare posseduto e alla fine di ogni concerto sembra che abbia fatto una seduta di crossfit e lancia i suoi plettri come fosse riso ad un matrimonio. Animalesco.
Chiudono con “So We Are”, il loro inno. Era da un po’ che non cantavo a squarciagola un pezzo e, visto che sono soggetto a cali di voce quando esagero, so già che anche questa volta la sconterò. Ed infatti la sto scontando. Ma va bene così.
Ragazzi, ora vogliamo un album nuovo! Ce lo dovete.
A proposito di dovere, mi dovete anche un pacchetto di Benagol.
Scaletta Jolly Rox
0. Intro
1. Shake It All
2. My Uncle Said
3. Malcom
4. The Nigh Flyer
5. Woman Best Friend
6. All I Really Want
7. Dreamers’ Paradise
8. Jack
9. I Fought The Law
10. Creeper From The Dust
11. So We Are
Formazione Jolly Rox
Lennox Joey Zalla – voce, chitarra
Claudio “Capt Keep” Garombo – basso
Beppaccio La Grotta – batteria

Mettiamo subito in chiaro che stasera sul palco c’era Tyla accompagnato da quattro turnisti spagnoli (la lingua è sembrata a tutti quella). Chiamarli The Dogs d’Amour l’ho trovato leggermente forzato, ma è innegabile che il carisma del cantante abbia più di una volta fatto dimenticare che fosse lui l’unico dei primi e anche, a questo punto, degli ultimi della formazione con questo nome.
Dopo un ritardo per il cambio strumenti , dopo aver chiamato in coro un inspiegabilmente assente Tyla e dopo che il bassista l’ha trovato non si sa dove e accompagnato sul palco, ha inizio il concerto.
La voce è stupenda, quel roco che ti fa venire voglia di schiarirti la voce al posto suo è quanto di più street rock si possa intendere. Nei primi brani regge bene per poi avere un declino che si avvertirà e non poco da metà concerto in poi. Comunque fa ancora in tempo ad eseguire “Bullet mroof Poet” in maniera sconvolgente, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Personalmente è stato il momento migliore di tutta la serata.
Tyla deve avere un problema ad un piede e questo lo costringe a sedersi in più occasioni su uno sgabello posto dietro di lui. La deambulazione si vede che non è perfetta, speriamo non sia nulla di grave. La faccia sofferente in alcuni pezzi e la fatica che si legge negli occhi quando si alza per avvicinarsi al microfono lo rendono eroico e arricchiscono ulteriormente la sua prestazione comunque positiva.
La scaletta è stata incentrata sui maggiori successi (e meno male perché l’ultima volta aveva praticamente suonato solo i pezzi più recenti) e risentire “Last Bandit”, “Heroine”, “Errol Flynn” più tante altre che non sto qui ad elencare è stato emozionante.
Quello che ha convinto meno è stata la band che lo ha accompagnato e dei quali non ho trovato nessuna notizia, nessun nome e per questo non li ho inseriti nella formazione a fondo pagina.
Senza dover possedere per forza un orecchio così allenato, si sono sentite parecchie imperfezioni. Hanno dovuto rifare tre volte l’attacco di “Get By” con un incredulo e quasi divertito Tyla, che li osservava e spiegava il come e il quando. Senza contare che, essendo in prima fila e a un metro da loro, ho più volte visto l’artista inglese dialogare con i chitarristi per indicare loro come procedere su alcuni pezzi. Sembrava quasi si fossero conosciuti il giorno stesso o che addirittura si stessero conoscendo in quel momento.
Il batterista più di una volta al termine di un brano un po’ più movimentato ha lanciato le bacchette sul palco. Non verso il pubblico, ma proprio sul pavimento del palco. Con il rischio che il già traballante Tyla ci scivolasse sopra. E quindi ogni volta qualche elemento della band sii doveva abbassare a raccoglierle e a restituirle all’esuberante musicista. Surreale.
Va beh, complessivamente bene il nostro Tyla, ma se dobbiamo considerare tutti i cinque artisti intesi come The Dogs D’’Amour, allora … meno bene.
Scaletta The Dogs D’Amour
1. Billy Two Rivers
2. Last Bandit
3. Trail Of Tears
4. Get By
5. Heroine
6. Bullet Proof Poet
7. How Come It Never Rains
8. 111
9. Scared Of Dying
10. Victims Of Success
11. What You Do
12. I Think It’s Love Again
13. Angel
14. No Gipsy Blood
15. Satellite Kid
16. Drunk Like Me
17. I Don’t Want You To Go
18. Errol Flynn
Formazione The Dogs D’Amour
Tyla J. Pallas – voce, chitarra
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Che caldo e che sudata.
Non c’è niente da fare. Questo genere di musica suonato in un club e in un ambiente come questo è perfetto. Il sapore stradaiolo che si è gustato dall’inizio alla fine ci ha resi tutti più sporchi e ribelli.
La sfrontatezza e la voglia di fare rock dei Furios Jane è stata sorprendente. Hanno aperto come meglio non si poteva. Bravi.
I Jolly Rox sono stati a mio parere i vincitori morali. Un’esibizione travolgente, impeccabile e scenograficamente coinvolgente che ha conquistato il pubblico e che ha sorpreso solo coloro li vedevano per la prima volta, perché per gli altri come me che hanno già assistito ad altri loro concerti, è stata solo l’ennesima conferma. Questi “ragazzi” suonano sempre così. Fantastici.
Questa particolare versione dei The Dogs D’Amour mi ha emozionato perché comunque sono cresciuto anche con la loro musica, ma onestamente, seppur il buon Tyla ce l’abbia messa tutta e su di lui io non possa dire nulla, il risultato finale è stato obiettivamente appena al di sopra della sufficienza. Emozionalmente non mi lamento, ma musicalmente le imperfezioni ci sono state e non poche. Per rendere l’idea del mio pensiero, immaginate un meme con la faccia di Tyla perplessa che osserva i quattro volenterosi musicisti con sotto indicata la solita dicitura: “quando ordini su …(non facciamo nomi), quando ti arriva a casa”.
Prima di andarmene recupero dal palco una delle varie bacchette lanciate sconsideratamente dal batterista spagnolo che fortunatamente non hanno sortito effetti tragicomici sulla stabilità precaria di Tyla.
Mi incammino verso la macchina per il ritorno verso Torino.
Dopo un iniziale conversazione a tre, uno dei due accompagnatori crolla quasi immediatamente in un sonno fanciullesco. Tale stato raggiunto non gli consentirà al risveglio di proferire parole di senso compiuto per la profondità da “coma” raggiunto nella sua “pennichella”. Questa profondità del sonno credo venga scientificamente definita, visti i risultati, come megagalattica!
Il secondo, pur con qualche sporadico cedimento, mi fa compagnia ed insieme abbozziamo un piano logistico per le imminenti trasferte concertistiche di giugno.
Alle due e mezza poggio la testa sul cuscino, ho davanti a me quattro ore scarse di sonno prima della sveglia. Provo a farmi la domanda che mi pongo sempre quando mi sta assalendo l’ansia da poco riposo, da successiva giornata lavorativa pesante, da chilometri e chilometri appena percorsi in auto … ma ne è valsa la pena? Risposta affermativa. E allora sorrido e mi addormento contento.













