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Si torna al Kaptura Festival nella serata dedicata alla musica “pesante” con il Metal Midnight Forest organizzato da Nadir Music in collaborazione con Fondazione Monferrato On Stage, che, per l’occasione, ha coinvolto quattro qruppi italiani di alto profilo per una serata che si preannuncia bella tosta e, ci tengo a sottolinearlo, ad ingresso gratuito.
Necrodeath, Mortuary Drape, Deathless Legacy e Necroart. Tutti insieme senza esborso monetario è alquanto lodevole e, se aggiungiamo l’ottima organizzazione e location per un festival di un paesino nell’astigiano, Piea, che anche quest’anno riesce a coinvolgere un discreto numero di appassionati, possiamo tranquillamente affermare che realtà come queste siano veramente preziose ed entrino di diritto nella categoria degli “eventi a cui partecipare e sostenere sempre”.
Al mio arrivo parcheggio comodamente la mia vettura in un ampio spazio dedicato. Mi dirigo con moglie e figlia in versione “ma sì, il ragazzo stasera ha un impegno, le amiche le ho viste già oggi, in tv non c’è nulla, ok, se proprio insistete vengo con voi”, verso gli stand del merch per osservare ed eventualmente spendere, acquistare e contribuire all’evento. Cosa che viene puntualmente effettuata dalle mie accompagnatrici che in men che non si dica hanno già effettuato compere dopo appena quattro minuti dall’ingresso nell’area. Nuovo record famigliare.
Decidiamo di cenare subito per poter guardare tutti i gruppi con calma e i prezzi onesti di cibo e bevande sono un altro fattore positivo da tenere in conto per giudicare questa bella serata.
La cucina apre leggermente in ritardo, perché, come mi dice uno dello staff, è venerdì e i volontari addetti alla ristorazione sono arrivati da poco dal lavoro per aiutare l’organizzazione. Eroi a cui va il mio ringraziamento per la passione che ci mettono per creare e portare a termine in maniera eccellente un festival sicuramente riuscito.
Per dovere di cronaca segnalo che le serate complessive del Kaptura Festival sono quattro, di cui una, questa che sto andando a raccontare, dedicata al metal. Le altre vedono coinvolte band ska e reggae e, per rimanere in tema metal/hard rock, Dobermann, tribute band di MSG e Andrea Braido e Michele Luppi che propongono una scaletta interamente dedicata ai Deep Purple. Sempre tutto ad ingresso gratuito.
Le previsioni meteo non sono buone , questa mattina davano temporali poco prima dell’inizio e possibile forte pioggia per la prima parte. Per un evento all’aperto direi che le condizioni del tempo abbiano la loro importanza e quindi i timori di una possibile cancellazione erano parecchi già dal mattino. Fortunatamente nulla di tutto ciò si è avverato. Un cielo nuvoloso, ma non minaccioso, con una temperatura fresca ha fatto da sfondo e ha contribuito ad eliminare un grossissimo problema che si era verificato nella scorsa edizione durante l’esibizione dei Temperance. Le zanzare. L’anno scorso avevano invaso per una mezz’ora la location creando un forte disagio al pubblico. Complice la frescura e la doccia di Autan che mi ero preventivamente fatto, non ho avuto problemi e a quanto pare anche il resto dei presenti.
Sono le venti e dieci. In ritardo di quaranta minuti su quanto indicato nel programma (facebook) inizia il primo gruppo. Provando rispetto per l’organizzazione, questo disguido faccio finta di non notarlo…
I Necroart li avevo visti poco tempo fa all’Alexandrian Metal Assault e mi avevano fatto una buona impressione che questa sera hanno totalmente confermato. Devo dire che mi ha fatto piacere riassistere ad un loro concerto. Come avevo scritto nel report precedente, la loro esibizione in un posto al chiuso rende al meglio. All’aperto e con ancora la luce diurna le atmosfere del loro black/gothic/melodic death perdono inevitabilmente di impatto.
Il gruppo pavese ha comunque offerto una prova impeccabile e Max si è confermato un cantante in grado di tenere qualsiasi tipo di palco e situazione. Esperienza ne hanno da vendere e non sono certo il tipo di location o le condizioni ambientali a poterli fermare.
La scaletta è la stessa che ho sentito in precedenza, quindi non ho molto altro da aggiungere quanto già detto, ma ci tengo a sottolineare la professionalità della band che, avendo l’ingrato compito di aprire la manifestazione, ha regalato una prestazione assolutamente di livello davanti ad un pubblico non ancora numeroso.
Confermo il mio amore per “Lamma Sabactani”, un pezzo disturbante che ha quel qualcosa che me lo fa adorare. Le tastiere continuano ad avere un effetto ipnotico su di me, un bellissimo effetto ipnotico. Grande Davide.
Complice l’oscurità che pian piano sta calando e le luci sul palco che iniziano a dare il loro contributo, l’atmosfera diventa più consona alla musica proposta dai Necroart. Gli ultimi due pezzi, “Caino” e “A Visionary’s Trip”, si sono rivelati i più coinvolgenti. Ribadisco, sono curioso di vederli con una setlist più lunga.
Il tempo a loro disposizione è purtroppo tiranno e siamo alla fine. Come succederà anche per il resto delle band, arriva il doveroso momento di ricordo verso Ozzy, colui che insieme ad altri tre amici, ha iniziato tutto.
Ultima nota umoristica. Ma la volete mettere un po’ di colla e aggiustare al vostro teschio di caprone il corno rotto ad Alessandria? Anche lui merita rispetto.
Scaletta Necroart
1.Son Of Worm
2.Invocation
3.Lamma Sabactani
4.Necronova
5.Caino
6.A Visionary’s Trip
Formazione Necroart
Massimo Finotello – voce
Marco Pavanello – chitarra
Daniele Murelli – basso
Davide Quaroni – tastiere
Tiaz – batteria
Gabriele Orlando – chitarra
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Ed è il momento dello show. Già, perché proprio di questo si tratta quando si assiste ad un concerto dei Deathless Legacy. La band toscana è dal 2006 che calca i palchi in giro per l’Italia e l’Europa e questa sera sono davanti a noi con il loro spettacolo che, per quanto mi riguarda, è una gioia per gli occhi e le orecchie.
Ormai è buio e l’atmosfera è quindi perfetta. Entrano i musicisti abbigliati come di consueto e l’heavy metal in chiave horror inizia a deliziarci con le note del fenomenale Alex Van Eden.
I compagni di tenzone Sgt. Bones e Deadwood Nick camminano avanti e indietro non risparmiandosi un secondo accompagnati dalle retrovie dall’immancabile e instancabile Frater Orion. Questi sono bravi, possono piacere o meno musicalmente, ma, oggettivamente, questi sono bravi.
E poi c’è lei, Steva.
Se pensate di aver visto cantanti con carisma e presenza scenica senza aver visto lei, non avete ancora visto niente. Trascina e coinvolge il pubblico in maniera così naturale che, al solito, mi fa pensare che noi italioti esterofili non apprezziamo mai abbastanza quello che abbiamo di buono in casa nostra. In questo caso non solo di buono, ma di ottimo.
La performer che accompagna la band e che a più riprese fa la sua comparsa sulla scena amplifica in maniera spettacolare ed ovviamente è una parte fondamentale della loro esibizione. Quello che mi fa apprezzare questo gruppo, oltre alle indubbie capacità musicali, è il fatto che riescono a rendere la loro prestazione un’esperienza totalizzante che cattura l’attenzione e la mantiene viva per tutta la sua durata.
Se non rimani immerso nel loro mondo con canzoni come “Miserere”, “Spiritus Sanctus Diabolicus” e “Ora Pro Nobis”, beh, stai a casa, no sei obbligato a partecipare solo perché l’ingresso è gratuito.
Tre quarti d’ora tutti d’un fiato per una soddisfazione generale che ha scaldato a dovere il pubblico, pronto per il prosieguo della serata. Anche loro non fanno mancare il loro ricordo per Ozzy e salutano una platea visibilmente euforica e raggiante. Deathless Legacy , mamma mia che bravi.
Scaletta Deathless Legacy
1. Damnatio Aeterna
2. Rituals Of Black Magic
3. Miserere
4. Absolution
5. Moonless Night
6. Sanctified
7. Spiritus Sanctus Diabolicus
8. Gehennae
9. Ora Pro Nobis
Formazione Deathless Legacy
Frater Orion – batteria
Deadwood Nick – basso
Steva Deathless – voce
The Red Witch – performer
Sgt. Bones – chitarra
Alex Van Eden – tastiera
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I Mortuary Drape arrivano da Alessandria, quindi possiamo dire che tra tutte le band, loro sono quelli che “giocano” in casa. Sulle note della loro intro si presentano sul palco incappucciati come loro solito.
Il pathos che riescono a trasmettere è assoluto. Non hanno bisogno di presentazioni. Da quasi quarant’anni la formazione piemontese è un orgoglio del thrash-black nazionale.
Wildness Perversion, al secolo Walter Maini, è l’unico membro della formazione originale. Il gruppo plasmato negli anni e consolidatosi nel tempo è formato da elementi di grande spessore artistico.
Simone Rendina e Dario Chiereghin (l’unico “scappucciato”) alla chitarra sono una coppia affiatatissima. Manuel “Ades” Togni alla batteria è un concentrato di potenza e precisione. Simone Cappato al basso è semplicemente perfetto … va bene, lo ammetto, ho un debole per come suona .
Dove mi sono sistemato io dopo aver scattato le foto di rito, nella parte centrale verso il fondo del pubblico, si sente perfettamente il suono del suo basso e anche questa volta la prestazione è stata eccezionale.
Il live dei Mortuary Drape è durato circa un’ora e un quarto e ha infiammato il pubblico fin dalle prime note. D’altronde se apri con “Restless death”, “Tregenda” e “Astral Bewitchment” è difficile non fare bene.
Si continua senza sosta e l’odore di zolfo delle loro note inizia a impermearsi addosso al pubblico che è completamente succube di questo rito musicale marcio e stupendo in egual misura.
La scaletta pesca un po’ da tutta la loro produzione e il gruppo continua imperterrito a macinare le proprie “litanie” cimiteriali con una violenza e un’attitudine spaventosa.
“Primordial” e “Abbot” sono i due pezzi finali che suggellano un live di impatto e coinvolgimento magnetico. Sono dei maestri, non c’è nient’altro da aggiungere.
Se ne vanno così come sono arrivati. In fila indiana, in una processione in marcia verso altri riti da compiere. Il solo Walter rimane sul palco fino alla fine del pezzo di chiusura. Chiude il leggio e la cerimonia è conclusa.
Il loro culto è vivo più che mai. Onore e gloria ai Mortuary Drape.
Scaletta Mortuary Drape
1. Intro
2. Restless Death
3. Tregenda (Dance In Shroud)
4. Astral Bewitchment
5. Medium Mortem
6. Occult Abyss
7. Necromancer
8. Mother
9. Crepuscolar Whisper
10. Madness
11. Pentagram
12. Black Night
13. Primordial
14. Abbot
15. Outro – Black Mirror
Formazione Mortuary Drape
Wildness Perversion – voce
S.C. – basso
S.R. – chitarra solista
D.C. – chitarra ritmica
M.T. – batteria
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Anno 1987. Un ragazzino acquista dal giornalaio l’ultimo numero della rivista HM. Ad un certo punto si nomina una band, si avete capito chi sono, guarda il logo ed esclama al suo amico metallaro: “Bello il logo. Bello anche il titolo. Sono di Genova, saranno mica di quella squadra lì. Non fa niente, meglio non saperlo, vediamo se riusciamo a trovare il disco da qualcuno e ci registriamo la cassetta” (a quindici anni, epoca ottanta, non sia mai di spendere soldi per un gruppo underground italiano). Quel qualcuno lo trovarono e la cassetta la registrarono. Innamoramento immediato. Oggi quel ragazzino è nuovamente davanti a loro per godere della loro magìa.
Visti tante volte, ascoltati allo sfinimento, piaciuti da sempre. E loro cosa fanno? Ultimo tour. Maledetti.
Faccio questo report con il tarlo in testa che … vabbeh, lasciamo perdere. Ormai hanno deciso così.
Torniamo alla serata. Si spengono le luci e l’adrenalina del pubblico si respira insieme all’odore di bosco che pervade l’area. Ci stiamo trasformando in primitivi che selvaggiamente hanno fiutato quello che è il loro pasto da consumare. Siamo tutti qui per cibarci di questa band, per saziarci con la loro musica. Forza ragazzi, fateci vedere, fateci sentire.
Parte l’intro.
Signore e signori, in piedi. I Necrodeath.
Il pubblico è carichisssimo, tanto da rompere un legno divisorio tra palco e pubblico. Corna al cielo, incitamenti continui e nome della band gridato a più riprese.
Flegias è posseduto. La sua voce malefica ti entra nella mente, la sua “voglia” di stare sul palco è contagiosa, si sente. Si muove come un dannato, scende tra il pubblico a dare il cinque alle prime file, risale sul palco a gridare la sua rabbia. Stupefacente.
GL è l’headbanging fatto a persona. Suona, si dimena, salta, accompagna ai cori, ha un’energia che ti toglie il fiato. Pazzesco.
Pier suona la chitarra con la stessa naturalezza e facilità con cui si allaccia le scarpe. Sembra un artista circense che fa sembrare facile i suoi esercizi . Poi ci provi anche tu e capisci che facile è un’altra cosa. Maestro.
E poi c’è un certo signore alla batteria che una quarantina d’anni fa dava il via a questo progetto. Un certo signore che non si è mai tirato indietro di fronte alle difficoltà del metal underground. Che ha sempre camminato a testa alta facendo un percorso senza compromessi e mettendo la bravura e la passione sempre davanti ad ogni ostacolo. Grazie per averci sempre creduto e per averci regalato tutti questi anni. Grazie Marco, grazie di tutto.
Menzione d’onore al mio amico Aldo. Oggi presenziava al suo ennesimo concerto dei Necrodeath. Ne ha visti talmente tanti che si può considerare il primo fan del gruppo o il quinto elemento della band. Fate voi, ma se cercate nelle classiche foto a fine concerto sul palco di spalle al pubblico, è facile che lo troviate, c’è sempre!
Devo ammettere una cosa. Li ho visti talmente tante volte, soprattutto ultimamente che non sono sicuro che abbiano fatto tutti i pezzi in scaletta. Inizio a confondere i loro live e la mia memoria vacilla. Prendete per buono quanto segnato. Se non è così, direi un bel chissene a caratteri cubitali.
La sostanza non cambia. Ci hanno offerto un concerto strepitoso con una rabbia e una grinta che ha “sconvolto” i presenti e fatto ringraziare gli dei di Piea per averci donato un live di cotanta intensità.
Applausi. Solo applausi.
1. Intro
2. Hate And Scorn
3. Forever Slaves
4. Necrosadist
5. Inferno
6. Master Of Morphine
7. The Whore Of Salem
8. Fragments Of Insanity
9. Triumph of Pain
10. The Creature
11. Arimortis
12. Lust
14. At The Roots Of Evil
13. Storytellers Of Lies
14. Mater Tenebrarum
15. In League With Satan + Black Magic
Formazione Necrodeath
Marco “Peso” Pesenti – batteria
Pier Gonella – chitarra
Flegias – voce
Gianluca “GL” Fontana – basso
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E’ andata bene. Le band hanno dato il massimo e il pubblico ha apprezzato. Peccato che i Necrodeath abbiano iniziato ad un orario tardo a dir poco che ha visto una parte del pubblico tornare a casa prima della fine dell’esibizione della band. Molti dei presenti erano “foresti”, e qualcuno ha preferito anticipare il rientro. Quando ci sono quattro gruppi è fondamentale iniziare in orario perché c’è sempre uno o più imprevisti e si finisce sempre con il penalizzare l’ultimo gruppo. A tutti i concerti a cui ho assistito si è sempre verificata questa situazione di parziale svuotamento dovuto ad un orario troppo, diciamo così, notturno.
Si potrebbe obiettare dicendo che ad iniziare presto ci rimette il gruppo d’apertura. Giusta osservazione, ma da che mondo è mondo la maggior parte del pubblico assiste ad un concerto per il gruppo principale.
A parte questo, le impressioni finale sono positive. I Necroart hanno ampiamente fatto il loro dovere, i Deathless Legacy hanno in Steva una frontwoman che all’estero avrebbero già fatto santa, i Mortuary Drape sono un gruppo che in Scandinavia suonerebbe negli stadi e i Necrodeath, beh, sono i Necrodeath. Hanno deciso di chiudere con questo tour. Tutti li ringraziamo per quanto fatto e dato, ma sotto sotto, diciamolo pure, tutti li stiamo mandando a quel paese perché hanno preso questa decisione.
Non dico tanto, ancora cinque album con relativi concerti di supporto direi che potevate ancora farli, no? E come dico sempre, mannaggiaavvoi. Ci mancherete, mi mancherete.
Lodevole l’iniziativa di poter testare gratuitamente il proprio livello alcolico con gli etilometri messi a disposizione dall’organizzazione. Gente alticcia ne ho vista, così come l’ho vista andarsene guidando. Purtroppo il senso di responsabilità è personale, e puoi fare o non fare tutti i test che vuoi con tutti i relativi risultati positivi o negativi., ma se quel “senso” non ce l’hai, e magari neanche l’amico che è con te, questa prevenzione diventa inutile. Suvvia, divertiamoci con testa, non è così difficile. Non sono contro il bere, sia chiaro, sono contro il guidare da ubriachi. Se lo fai, per me, sei da galera. Punto.
E’ ora di rientrare. Raduno la ciurma e noto che le spese ai vari banchetti non si sono limitate a quelle iniziali. Indubbiamente abbiamo contribuito al mantenimento del Kaptura Festival ed in particolare al Metal Midnight Forest.
Giusto così, al prossimo anno.
























