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I Krematorium sono croati e sanno il fatto loro. Nati Crematorium dal 2007 al 2011, successivamente hanno cambiato la lettera iniziale e con il nome attuale hanno inciso il loro primo album nel 2015 Body Bags. Hanno aspettato dieci anni per produrre l’attuale Sinister Seduction, e, non potendolo paragonare al primo in quanto non l’ho potuto ascoltare (troppo poco tempo per troppa musica), non posso dire se siano migliorati o meno, ma quello che posso dire è che hanno fatto un buon lavoro.
Lo stile dei Kematorium pesca dai “classici” e viene rielaborato cercando di mischiare heavy metal tradizionale con il thrash, puntando più alla pesantezza che alla velocità. Non che ci sia chissà che originalità, ma il tutto viene fatto bene e si denota una certa ricerca di un suono personale mantenendo come sfondo gli anni ottanta.
Si sentono forti i richiami a Judas Priest, Artillery, Sacred Reich e Anthrax. Ma, quando vengono sapientemente utilizzati e riadattati, diventano un’arma a vantaggio della band, perché toccano inconsciamente quelle corde legate ai ricordi giovanili che ti predispongono in maniera “gioviale” all’ascolto dei brani. Hanno una certa orecchiabilità che ti rimane quasi immediatamente impressa. Dopo un paio di ascolti ti ritrovi a canticchiare qualche ritornello o a sussurrare a denti stretti la melodia. Non sono capolavori, ma raggiungono il loro scopo.
L’apertura è per “Stonehearst Asylum”. Inizio come si conviene con un brano tirato, un coro grintoso, un bel riff e … un assolo che non ho ben capito. Mi è sembrato completamente avulso, come se si fossero sbagliati a inserirlo, mettendo per errore quello di un altro pezzo. Si rallenta con la successiva “Moonshine Rider” dove la parte heavy tradizionale prende il sopravvento e gli anni ottanta entrano prepotentemente in gioco. Bello e centrato l’assolo di chitarra, così come l’intermezzo “acustico” di batteria. La copertina dell’album è di Hrvoje Silić ed è riferita proprio a questo brano. L’opera rappresenta una persona che non accetta sé stesso ed il proprio aspetto attuale e, invece di rassegnarsi alla realtà, cerca di proiettare e creare un’immagine di quello che avrebbe voluto essere e che, ormai, non è e non sarà mai più.
“Manhunt” e “Go Getter” si alternano come le prime due. La prima più classicamente thrash e la seconda più votata al metal classico. Questa alternanza, non so se voluta, continua con “DFTE”, l’unico pezzo che si possa definire thrash, schietto e senza contaminazioni. Personalmente il migliore.
Divertente “Scream ‘N’ Shout”, con un bel ritornello da gridare dal vivo e chiusura con le ultime “Reign Of Terror”, che dal titolo prometteva fuoco e fiamme e invece si è rivelata la più debole, e con “Blackened Sky”, dove ritorna la velocità per un bel finale col botto.
In questo Sinister Seduction, tre elementi su cinque del gruppo sono cambiati dal precedente album, anche perché in dieci anni ne succedono di cose, ma l’amalgama di questa nuova formazione sembra buona. L’impressione di divertimento per quello che si sta suonando viene trasmessa alle orecchie dell’ascoltatore. O perlomeno è una sensazione che ho personalmente percepito.
Sinister Seduction è un lavoro genuino fatto con passione. Alcune ingenuità si possono perdonare quando davanti si trova questo ardore metallico che in ogni caso deve essere premiato. La produzione è quella solita e volutamente non pulita, diciamo così, delle uscite della Witches Brew.
La durata, comunque, è troppo breve, mezz’ora dopo dieci anni è poca, una decina di minuti in più non avrebbero guastato assolutamente.
Vorrei chiudere dando un ultimo suggerimento ai Krematorium, in particolare al cantante autore di tutti i testi. Ottima la scrittura in inglese, ottima la satira politico-religiosa, niente da dire. E va bene il fatto che tu non sia madrelingua ed hai anche una gran bella voce. Ma uno sforzo in più sulla pronuncia quando canti, si dice maccheronica in italiano e, forse, šlampav in croato, si può fare. Si deve fare.



