METALITALIA FESTIVAL 2025 – GIORNO 1 – 27/09/2025 – Live Music Club – Trezzo sull’Adda (Mi)


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Anche quest’anno mi accingo a partecipare al MetalItalia Festival, quello che considero il miglior festival metal italiano. Nella mia valutazione entrano anche motivi personali che non vi sto a descrivere, ma al di là di queste sensazioni soggettive è innegabile che la qualità proposta dalla nota webzine italiana, in termini di “evento live”, migliori ogni anno. I sold-out di entrambe le giornate stanno a dimostrare sia la bontà di quanto presente in cartellone, sia l’alto livello di fidelizzazione raggiunto. E aggiungerei meritatamente.

Dopo aver assistito al warm-up del venerdì ed aver scoperto realtà italiane che mi hanno letteralmente lasciato a bocca aperta, vedasi  gli incredibili Master Boot Records, mi avventuro in questa prima giornata. Accompagnato dal mio amico Marco, novello in fatto di festival, ci presentiamo all’ingresso prestissimo per poter assistere a tutte le esibizioni. Ed essendo io cintura nera di meet and greet, anche per farmi autografare tutto l’autografabile. Vorrei poter dire del mio amico che sia anche un compagno di scorribande e follie tali da definirci “due uomini senza freni e limiti”, ma vista l’età di entrambi e i dolori alla schiena (che ci hanno tenuto compagnia per quasi tutto il tempo), trovo che il termine più corretto sia “due umarell che hanno sbagliato cantiere”.

“Entro a gamba tesa nel report del tremendissimo umarell (come se io fossi un ragazzino, eh) cercando di aggiungere qualcosa di interessante. Forse inutili le frasi di circostanza, ma torniamo a ripeterci: questo è un super festival. Dopo l’estate il MetalItalia Festival è un appuntamento a cui non si può mancare. Organizzato sempre in maniera ottima, sia per la scelta delle band che della gestione bancarelle e cibo. Il mio interesse maggiore quest’anno non può che andare alla band che mi ha fatto scoprire il death metal a metà anni Novanta… ma andiamo con ordine.” [Lele]

Dopo l’apertura puntuale delle porte ci siamo subito messi in fila per l’incontro con i Dark Tranquillity e, successivamente, ci siamo piazzati comodamente in centro alla sala per assistere all’esibizione del primo gruppo, i Bedsore.

I nomi di oggi spaziano dal death al melodic, con un tocco di doom, e Iotunn, Persefone, Equilibrium, Messa, Kanonenfieber, Soen e i sopracitati svedesi invogliano e hanno invogliato il pubblico a presenziare e godere delle loro performance.

Alle quattordici in punto si spengono le luci. Inizia la dodicesima edizione del MetalItalia Festival.

I Bedsore sono un gruppo romano dedito al progressive death metal. Due sono finora gli album prodotti, Hypnagogic Hallucinations del 2020 e Dreaming The Strife For Love dell’anno scorso.

Non li ho mai ascoltati in precedenza e quindi non posso giudicare pienamente la loro esibizione. Sono i primi a salire sul palco e questo è da sempre un compito ingrato. Pubblico distratto, suoni così così e altre variabili che non aiutano il gruppo d’apertura di un festival. Simpaticamente dico sempre che la band che inizia ha la stessa notorietà degli “Apertura Cancelli”, che sono invece inspiegabilmente onnipresenti.

Il mio giudizio si basa su quanto visto e parzialmente ascoltato a causa della qualità bassa del suono. Il loro genere è distante dai miei gusti, quindi non sono in grado di valutare la loro prova musicalmente, ma posso dire di aver visto impegno e partecipazione sul palco. Non so neanche se si possano definire progressive death metal, perché le loro sonorità sperimentano molto e vanno oltre il solo death, risultando a tratti quasi psichedelici.

La presenza scenica è abbastanza statica, eccezion fatta per il tastierista, probabilmente dovuta ai lunghi momenti lenti che introducono o inframezzano i loro pezzi. Mi sento di dire bravi, ma non vado oltre a causa della mia scarsa conoscenza della materia.

Unico appunto che mi sento di fare ai Bedsore è che, con un tempo a disposizione di trenta minuti, iniziare con una introduzione molto lenta e criptica in stile Pink Floyd (anni settanta) da sette minuti non mi è sembrata una scelta azzeccata.

Ovviamente è solo un mio parere.

Scaletta Bedsore:
01. Minerva’s Obelisque
02. Scars Of Light
03. Realm Of Eleuterillide
04. Fanfare For An Hearfelt Love
05. Fountain Of Venus

Formazione Bedsore:
Jacopo Gianmaria Pepe – Chitarra 12 Corde, Chitarra Elettrica
Stefano allegretti – Hammond, Mellotron, String Machines
Alessandro De Falco – Chitarra Elettrica
Samuele Cima – Sintetizzatori
Ruben Palma – Basso
Davide Itri – Batteria

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Dall’Italia si vola in Danimarca con gli Iotunn. Orfani del cantante Jon Aldara, il gruppo si presenta sul palco con l’ottimo sostituto Morten Bering Bryld, cantante barbuto che mi ha fatto un’ottima impressione con la sua voce baritonale ed estremamente espressiva.

Hanno all’attivo due album e l’ultimo, Kinship, è veramente di alto livello. La loro proposta è un progressive melodic metal dai tempi rallentati che ha preso il posto del progressive power metal dei loro esordi.

Il numero dei presenti è già notevole e il fatto che, essendo solo al secondo gruppo, ci siano tutte queste persone lascia presagire quello che poi si è puntualmente verificato. Un bel pienone. Bene che praticamente tutti i gruppi abbiano potuto contare su un pubblico numeroso.

La loro prova mi ha soddisfatto dal punto di vista dell’esecuzione, meno dal punto di vista del coinvolgimento. Non sono riuscito ad entrare in “contatto” con la band durante il concerto. Nonostante mi piacciano molto su disco e loro non si siano risparmiati per niente, mi è mancato quel coinvolgimento che mi serve per entrare in sintonia e vivere in pieno il momento. “Mistland” e ”Kinship Elegiac” dall’ultimo loro lavoro hanno praticamente prosciugato la quasi totalità del tempo a loro disposizione. La lunga durata, sommata a quella altrettanto lunga dell’ultimo pezzo “The Tower Of Cosmic Nihility”, ha fatto sì che non potessero interagire con il pubblico e quindi creare quel contatto che ha contribuito a “raffreddare” i loro trentacinque minuti.

“Della stessa opinione circa il contatto con la band. Forse a causa dei suoni che, non particolarmente brillanti, rendevano difficile l’ascolto. Una band che adoro ascoltare su disco ma che dal vivo non mi ha soddisfatto più di tanto” [Lele]

Con i suoni ancora da regolare in maniera ottimale (ma questo non per colpa loro e solo dai Kanonefieber in poi il problema sarà risolto) gli Iotunn hanno comunque fatto il loro e per questo li promuovo, anche se non a pieni voti.

Con il buon Morten, al meet and greet, dopo averci scambiato reciprocamente i complimenti sulle nostre barbe e dopo avergli chiesto una foto insieme, il cantante danese ha accettato e scherzosamente ha asserito che due barbe di questo livello meritavano di essere fotografate. Beh, dopo questa affermazione, cambio il mio giudizio, promossi a pieni voti!

Scaletta Iotunn
01. Mistland
02. Kinship Elegiac
03. The Tower Of Cosmic Nihility

Formazione Iotunn
Morten Bering Bryld  –  Voce
Jesper Gras – Chitarra
Jens Nicolai Gras – Chitarra
Eskil Rask – Basso
Bjorn Wind Andersen – Batteria

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I Persefone sono una signora band. Grandi sui dischi e, dopo averli visti per la prima volta, grandi anche dal vivo.

Questa volta ho fatto l’errore di iniziare a sentirli da sotto al palco. Notoriamente al Live Music Club i suoni sono mediocri e, più ci si avvicina agli artisti, più la situazione peggiora. Beh, quest’oggi non hanno voluto fare eccezioni e ce l’hanno messa tutta per confermare la regola. Va bene che in un festival i primi gruppi sono penalizzati perché fanno da cavia per la ricerca della regolazione ottimale, ma qui le cavie sono state parecchie. Come se non bastasse, il chitarrista Filipe ha dovuto cambiare cavo perché quello precedente l’ha abbandonato e per metà della seconda canzone si è prodigato a sostituirlo, con il cantante che ad un certo punto non l’ha più visto e ha buttato un occhio sotto al palco per vedere che non fosse caduto nella zona dei fotografi.

A parte questi inconvenienti, il gruppo di Andorra ha fornito una prova eccellente. Grinta da vendere, precisione ed entusiasmo a mille per questa band purtroppo sottovalutata ma dalle capacità enormi.

Mi ricordavo essere un gruppo con più elementi. Oggi sono solamente in quattro, senza bassista, non so se mi sono perso qualcosa io o se si sono persi degli elementi loro. Da questo punto di vista non sono aggiornato. Nota negativa, hanno suonato con il basso registrato, questo non mi piace.

Comunque non hanno fatto rimpiangere le eventuali assenze. Botta iniziale con “Sounds And Vessels” e poi via, a seguire “The Equable” e “Stillness Is Timeless” per un trittico iniziale devastante. Progressive/melodic death metal è il loro credo, e loro ci credono e noi crediamo in loro.

Daniel alla voce è su di giri e si sente. Sono esaltati, vedono un pubblico numeroso alle quattro meno venti del pomeriggio e non possono che gasarsi ulteriormente.

Oggi è il compleanno di Filipe, che si regala un assolo in mezzo al circle pit che il pubblico ha formato apposta per lui. “Living Waves” e “The Great Reality” continuano la danza metal della gente pronta ad inneggiare al gruppo con un misto di simpatia e ammirazione. “Mind As Universe”, infine, chiude una prestazione a dir poco esaltante dei quattro andorrani.

Al meet and greet con i Persefone, scambio gli auguri con Filipe che alla notizia che oggi è anche il mio compleanno (sì, ok, grazie a tutti per gli auguri), si alza e mi abbraccia insieme al batterista Sergi. Non c’è niente da fare, a noi mediterranei piace il contatto fisico.

“Tutta la Redazione si unisce agli auguri. Detto questo diciamo due parole sui Persefone. Una band che ho scoperto con le uscite dei primi anni Duemila. Ricordo con piacere la scoperta sia di “Core” che “Spiritual Migration”, un bel mescolarsi di generi ed una tecnica sopraffina. Oggi sentendoli dal vivo ho fatto davvero fatica (suoni discutibili anche qui) nel trovare i ricordi di quei lavori, una band decisamente più massiccia e compatta, ma senza la delicatezza del progressive death metal. Tolte le sensazioni personali l’esibizione è stata ottima, un gruppo che merita decisamente e che, spero, di vedere nuovamente” [Lele]

Scaletta Persefone
01. Sound And Vessels
02. The Equable
03. Stillness Is Timeless
04. Cosmic Walkers
05. Living Waves
06. The Great Reality
07. Flying Sea Dragons
08. Mind As Universe

Formazione Persefone
Daniel R. Flys  –  Voce
Carlos Lozano Quintanilla “Rudiger” – Chitarra
Filipe Baldaia – Chitarra
Sergi Verdeguer – Batteria

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Dalla Germania con molto furore. Così possiamo riassumere il concerto degli Equilibrium. Un concentrato di fisicità (con il batterista Hati che ha riscosso un notevole successo tra il pubblico femminile ed ha obbligato la maggior parte di noi a camminare con il fiato tirato per far arretrare la panza e non sfigurare) e violenza sonora che, a giudicare dalle reazioni, ha convinto tutti.

La band tedesca è ferma dal 2019 per quanto riguarda la produzione discografica. Ed è un peccato, perché sono stati un gruppo che ho adorato agli esordi, ho seguito senza troppo entusiasmo successivamente, per finire con subire una delusione totale dovuta all’ultimo album, Renegades, a cui continuano a non fare seguito per riparare a quella che considero un’onta.

È come se si fossero fermati creativamente e non vorrei che la mia paura che non abbiano più nulla da dire sia una triste verità.

Ma lasciamo perdere queste mie considerazioni e torniamo al live. Beh, dal vivo hanno ancora molto da dire.

Mischiare grinta e precisione tecnica in questo modo è una gioia per la vista e anche per le orecchie. Fabi è incontenibile, una furia umana, un piccolo He-man (per il suo fisico “quadrato”) che canta, salta e aizza il pubblico con una naturalezza sconvolgente. E quanto si diverte. Sorrisi e risate a profusione. Questi sono particolari che ti fanno capire quanto stiano bene sul palco. Ad accompagnarli un nuovo chitarrista di cui non so nulla e che sostituisce il dimissionario Dom R. Crey.

La maggior parte della scaletta è incentrata sulle ultime produzioni e, anche se non apprezzo molto questi brani, la resa è stata comunque micidiale. Tre quarti d’ora in compagnia di un gruppo che ha riversato in toto la sua esperienza e capacità.

Il culmine è stato raggiunto con l’immortale “Blut Im Auge”, un ripescaggio da Sagas che ha scaldato il cuore di tanti.

Anche gli Equilibrium hanno suonato senza un bassista di ruolo, scelta che non mi garba, in quanto il suono del basso registrato si sentiva molto bene. Il mio amico Marco (bassista anche lui) ne lamentava il fatto domandandosi se l’utilizzo del suo strumento stesse giungendo al termine dei suoi giorni e se fosse il caso di iniziare a suonarne un altro.

Sono piaciuti parecchio e hanno mantenuto il clima poghesco creatosi con il gruppo precedente. Avevo abbandonato il loro ascolto da un bel po’ di tempo. Con questa prestazione mi hanno riconquistato e mi sa che tornerò a rispolverare i loro dischi. Ma sempre e solo i primi tre…

Scaletta Equilibrium
01. Born To Be Epic
02. Renegades – A Lost Generation
03. Bloodwood
04. Cerulean Skies
05. Blut Im Auge
06. Shelter
07. Nexus

Formazione Equilibrium
Fabian “Favethesky” Getto  –  Voce
René Berthiaume – Chitarra
Tuval “Hati” Refaeli – Batteria

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L’orgoglio italiano sale sul palco. E sì, perché i Messa sono praticamente e universalmente considerati tali. La loro ascesa lo certifica in pieno. Ma è soprattutto la qualità della loro proposta a certificare il titolo che si sono meritatamente guadagnato.

Per i pochi che ancora non li conoscessero, i Messa suonano doom metal. Quest’anno è uscito il loro quarto e ultimo album, Spin, e se amate il doom e non l’avete ancora ascoltato, male.

Ad occhio credo che ci sia già il tutto esaurito e vedendo il buon numero di magliette con il loro logo, è chiaro che molti sono venuti per loro. E sicuramente non ne saranno rimasti delusi.

Il livello professionale dei quattro musicisti è molto alto. Sara cattura l’attenzione di tutti. La sua presenza scenica è ammaliante e ipnotica. Una delle migliori, se non la migliore, delle frontwoman italiane.

La loro scaletta, ad eccezione di “Leah” e “Rubedo”, è interamente incentrata sul loro ultimo lavoro.

Ho sentito tutta la loro esibizione e sono stati impeccabili come sempre. La loro identità ben definita riesce a creare un pathos e un collegamento mentale con il pubblico che trasporta tutti i presenti su un’altra dimensione, la loro.

Non essendo richiesta una prestanza fisica (che non ho) per pogare o quant’altro, i Messa vanno gustati. Ne approfitto per sedermi e far riposare le mie povere ossa già scricchiolanti.

Il bello di questo gruppo è che puoi permetterti di chiudere gli occhi ed ascoltarli solamente. Il viaggio che ti fanno percorrere non ha bisogno che della tua mente. In questo caso, il viaggio lo faccio anche da seduto, il che non è male.

“Immolation” è il momento più emozionante. Qui l’atmosfera onirica raggiunge il suo massimo livello.

Bravi Mark e Rocco ad accompagnare le melodie degli assoli di Alberto, un chitarrista dalle grandi capacità e dotato di un gusto straordinario. Ovviamente, ad un ascoltatore oltranzista di death metal saranno sembrati “strani” e non allineati, ma tant’è, se ne sarà fatto una ragione, d’altronde non è obbligatorio pogare ad ogni gruppo.

E visto che siamo in tema, se proprio devo fare a tutti i costi l’avvocato del diavolo, anch’io non ho ben capito la scelta del loro nome in cartellone, soprattutto in una giornata dove il death nelle sue varie sfumature è il protagonista indiscusso. Ma è anche vero che sono bravi, sono italiani e quindi chi se ne frega. Avercene sempre di Messa in cartellone.

Scaletta Messa
01. Fire On The Roof
02. At Races
03. The Dress
04. Rubedo
05. Thicker Blood
06. Reveal
07. Immolation
08. Leah

Formazione Messa
Sara Bianchin –  Voce
Alberto Piccolo – Chitarra
Mark Sade – Basso
Rocco “Mistyr” Toaldo – Batteria

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I Kanonenfieber mi hanno conquistato. Lo dico da subito così mi tolgo il pensiero, ho assistito ad uno spettacolo clamoroso. Non li ho mai amati particolarmente su disco, mi sono sempre limitato ad un ascolto sporadico e basta. E probabilmente continuerò a fare così. Ma quello che hanno offerto oggi sul palco del MetalItalia Festival è stato incredibile.

Tutto perfetto. Musica, scenografia, costumi, effetti scenici, recitazione e persino il cantato in tedesco, che a me disturba, è tutto perfettamente integrato in quello che il gruppo bavarese riesce ad offrire in un’ora di immersione totale nella Prima Guerra Mondiale.

Melodic black o death metal, chiamatelo come volete, ma la musica di questa sera è qualcosa che va oltre. Un pugno allo stomaco che ti rapisce completamente, ti spreme il cervello e ti fa svuotare tutte le emozioni che hai nell’anima per poi lasciarti svuotato e inebetito alla fine di tutto.

Quando hanno finito ho pensato: “Sono a posto così, posso andare a casa e non guardare più nessuno, né oggi e né domani”.

Il carisma di Noise è inaudito. Pur non vedendolo in volto e pur non capendo nulla di quello che sta cantando, la sua interpretazione ti fa vivere il momento in maniera assoluta. E allora non hai più bisogno di vederlo o di capirlo, ormai sai già tutto.

I costumi hanno poi la loro importanza. Da soldati si passa a marinai, dall’insanguinata terra di trincea all’immenso e oscuro mare. Il tutto raccontato attraverso la loro musica, le loro voci, la loro passione.

Il momento del freddo e della neve, delle esecuzioni sul palco, delle luci magistralmente orchestrate, rientra tutto in un piano più grande… la conquista. La conquista delle persone presenti, che sono ormai prigioniere di questi soldati armati di strumenti musicali e di una sensibilità non comune.

Non ha senso dire quale pezzo sia stato meglio, perché qui parliamo di un’unica messa in scena. Un’unica colonna sonora che accompagna e descrive in musica le gesta di questi cinque eroici musicisti.

Al termine siamo tutti estasiati e consapevoli di aver vissuto un momento che ci ricorderemo a lungo. E così come solennemente sono entrati, altrettanto solennemente escono di scena. Non una parola, non un gesto, soltanto la marzialità di un atto conclusivo. Brividi.

Ora sono preoccupato per chi dovrà suonare dopo. Non sarà facile per gli ultimi due gruppi eguagliare o superare la prestazione dei Kanonenfieber. E, personalmente, non sarà facile per parecchi altri gruppi in futuro farmi raggiungere un così alto livello di coinvolgimento.  Großartig.

“WOW!!! Conoscevo la band ma non ero mai riuscito a vederli dal vivo. Spettacolari. Esagerati. Cattivi. Scenografici. Mi hanno convinto al 1000%, e mi hanno fatto venir voglia di invadere un paese straniero con un’armata. Musica da trincea, un death/black immediato che non po’ lasciare indifferenti. Ma soprattutto un contorno storico che, personalmente, apprezzo tantissimo. Avrei detto la miglior band di giornata, se non ci fossero dopo gli amati DT. Nota di servizio: per la prima volta durante un concerto vedo una ragazza con vestito da sposa e mazzo di fiori (ed annesso cartello Just Married) che viene portata in spalla fin sotto il palco.” [Lele]

Scaletta Kanonefieber
01. Menschenmuhle
02. Sturmtrupp
03. Der Fusilier I
04. Der Maulwurf
05. Panzerhenker
06. Kampf Und Sturm
07. Z-Vor!
08. Die Havarie
09. Verdun
10. Ausblutungsschlacht

Formazione Kanonenfieber
Noise – Voce
Gunnar – Basso, Voce
Hans – Batteria
Sickfried – Chitarra
Ernst – Chitarra

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E difatti i miei timori si sono avverati. Per quanto i Soen siano bravi, indiscutibilmente bravi, il livello di intensità emotiva si è abbassato. Prova impeccabile la loro, prova che un fan sfegatato potrebbe giudicare da nove, ma, cercate di capirmi, quando prima hai assistito ad una prova da dieci…

Non sono mai andato matto per il gruppo svedese. Li ho ascoltati, e anche parecchio, ma mi sono sembrati sempre sospesi in un limbo anonimo, e ora mi odierete, ma mi hanno sempre trasmesso la sensazione del “né carne, né pesce” (e sì che ad un vegetariano come me allora dovrebbero piacere, ok è brutta, la smetto subito). Il loro mi sembra un melodic non so bene cosa.

Però non devo giudicare la musica, ma la prestazione. E, come detto poc’anzi, sono stati impeccabili. Imperturbabili. Impenetrabili. In sostanza molto professionali, ma poco coinvolgenti. Vuoi per l’orario e vuoi per “qualcos’altro”, sono stati in parecchi ad approfittare della loro esibizione per rifocillarsi o riposarsi al di fuori del locale. Sicuramente durante il loro live non stavo stretto come in precedenza e, ovviamente, non come sarei stato per il gruppo dopo di loro.

Sono partiti con “Sincere”, un pezzo che a metà ha un fortissimo rallentamento, e che non trovo così adatto per aprire un concerto davanti ad un pubblico votato prevalentemente al metallo pesante. Joel è un bravo cantante, ma non ha un carisma travolgente. I musicisti sono tecnicamente ineccepibili, ma anche lì, mi sono sembrati molto freddi e distaccati. Non nel senso che non gli importasse, ma nel senso che sono proprio fatti così a prescindere. Professionali, ma non passionali.

Il pubblico sembra non ingranare. “Antagonist” dovrebbe essere un pezzo da cantare a squarciagola, ma sono in pochi ad intonare il ritornello della canzone. L’esibizione continua con una diffusa aria di distrazione da parte dei presenti. Una buona parte è indaffarata a fare altro.

Li ho ascoltati dal centro sala e i suoni, meglio tardi che mai, erano ottimali. Quando arriviamo a metà, in particolare con “Deceiver” e “Unbreakable”, il pubblico si scalda e inizia a partecipare più attivamente e a sentirsi più coinvolto. Peccato che tutto questo sia successo quando ormai manca poco alla fine. Personalmente li rimando ad un’altra occasione, magari con un pubblico più adatto alla loro proposta. E con un gruppo di supporto dalle capacità mediocri.

Bella la chiusura con “Violence”. Soen, forse dovreste aprire con questa .

Scaletta Soen
01. Sincere
02. Antagonist
03. Martyrs
04. Lascivious
05. Deceiver
06. Unbreakable
07. Memorial
08. Lotus
09. Violence

Formazione Soen
Joel Ekelof –  Voce
Cody Lee Ford – Chitarra
Lars Enok Ahlund – Chitarra, Tastiera
Martin Lopez – Batteria
Stefan Stenberg – Basso

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Mentre stiamo comodamente aspettando seduti nella zona relax, ecco che accade l’imprevisto per eccellenza: un blackout. Dopo lo sgomento e la bestemmia di rito che parte da uno spettatore evidentemente poco religioso, il panico inizia a prendere il sopravvento. Riusciremo a vedere i Dark Tranquillity? Fortunatamente l’organizzazione riuscirà a risolvere il tutto in breve tempo e il gruppo svedese inizierà con soli cinque minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Chapeau.

Quest’anno cade il trentennale di un disco, The Gallery, e il ventennale di Character, due lavori che hanno catapultato la band di Gotheborg nel gotha del melodic death.

Hanno diviso il concerto in tre parti, con la prima e la seconda dedicate ai loro lavori storici per poi concludere con i loro classici nella terza parte. Il fatto di aver preparato questa scaletta particolare ha fatto sì che risentissimo pezzi che ormai erano dimenticati dal vivo e che potessimo respirare nuovamente l’aria e la musica dei “vecchi” Dark Tranquillity.

Mikael e compagni sono stati capaci di incantarci con una prova maiuscola che conferma quanto, dal vivo, questo gruppo ne abbia ancora.

Saltano e si muovono come dei ragazzini, Mikael ha il carisma necessario a incanalare su di sé le attenzioni di tutti. Si muove da una parte all’altra senza sosta, trascina il pubblico, si dimostra il collante in grado di mantenere ancora in alto il nome storico che questo gruppo si porta dietro. Stanne può contare su un alto numero di fan devoti che hanno un rispetto incondizionato verso di lui. Lui lo sa, e ad ogni concerto mette anima, cuore e sudore per ripagare questa stima infinita che gli viene rivolta.

Solitamente il resto del gruppo l’ho sempre visto più in disparte e non sempre così partecipe alle gesta animalesche del loro leader. Ma questa sera mi sembrano carichi, motivati. Addirittura si lasciano andare a qualche siparietto simpatico che trova il consenso sincero della platea. Joakim e Johan li ho visti muoversi come non mai e Martin alla fine credo abbia avuto bisogno di una visita al collo talmente ha scapocciato. Forse la notizia del sold-out li ha galvanizzati, fatto sta che stasera ho visto i Dark Tranquillity e non Mikael e gli altri cinque. Bello.

Soddisfatto dalla prova del sestetto, e quasi commosso per aver rivissuto le emozioni di due album dei miei tempi, posso tranquillamente archiviare questo spettacolo nella cartella “promossi a pieni voti”. E soprattutto, quando mai mi ricapiterà di ascoltare di nuovo una scaletta simile?

“Sono commosso. Non avrei mai pensato di rivedere così una band che amo (o forse sarei più onesto a scrivere ho amato…). Negli ultimi anni, e con il progressivo aumento dei dischi registrati, dal vivo sempre meno erano i pezzi dai primi dischi. Addirittura in alcuni concerti mancava “Punish”… ed invece… invece qui si parte proprio così. Giro di batteria, e dal lato sinistro del palco in cinque secondi mi ritrovo in mezzo. Che spettacolo: era dalla registrazione del DVD al Rolling Stone di Milano che non vedevo tanta gentaglia in mezzo a pogare. Un divertimento esagerato. Ma i brividi veri arrivano sia con “Edenspring” che soprattutto per “The Dividing Line” e la meravigliosa “The Emptiness From Which I Fed”. Sì, non posso dimenticarmi di “Lethe”, ma che mi è capitato di ascoltare già anni indietro. E poi??? E poi il Metallaro Quarantenne un po’ si risente, perché ne voleva ancora: ma davvero possiamo lamentarci??? No, direi di no. Il passaggio ai pezzi di Character è comunque apprezzato, i nostri sono in formissima e coinvolti in una serata che verrà ricordata per anni. Vedere poi Stanne che, durante gli applausi finali, non riesce ad andare via dal palco, con la sua birra in mano e gli occhi lucidi, non ha prezzo. Emozioni che resteranno a lungo (come il dolore alla schiena), quindi grazie ragazzi. L’Italia vi ama, lo sapete vero?” [Lele]

Scaletta Dark Tranquillity
Intro
01. Punish My Heaven
02. Edenspring
03. Lethe
04. The Emptiness From Which I Fed
05. The Dividing Line
Through Smudged Lenses (outro)
06. The New Build
07. One Thought
08. Through Smudged Lenses
09. My Negation
10. Lost To Apathy
11. Not Nothing
12. Atoma
13. Unforgivable
14. Terminus (Where Death Is Most Alive)
15. Misery’s Crown
Push The Sky Away

Formazione Dark Tranquillity
Mikael Stanne –  Voce
Martin Brandstrom  – Tastiera
Johan Reinholdz – Chitarra
Christian Jansson – Basso
Joakim Strandberg-Nilsson – Batteria
Peter Lyse Karmark – Chitarra

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Siamo giunti al termine della prima giornata. Come già detto sold-out. Una giornata che ha visto il live Music Club di Trezzo sull’Adda riempirsi già a metà pomeriggio e vedere una partecipazione appassionata del pubblico dall’inizio alla fine. Come sempre il fatto di utilizzare i braccialetti per poter permettere alle persone di entrare e uscire a piacimento è sempre una gran cosa. Birra media a sei euro mi sembra onesta, prezzo dei cibi già comunicato prima del festival e quindi niente sorprese (né positive, né negative) e parcheggio gratuito davanti al locale, gratuito come tutti i meet and greet.

Per quanto riguarda le esibizioni, devo dire che sono state tutte quante di buon livello. Abbiamo vissuto emozioni pure con i Dark Tranquillity, soprattutto durante la riproposizione di The Gallery, e momenti di tecnicismo con i sempiterni Soen. Pogo e ferocia con Persefone ed Equilibrium, riflessione e ipnotismo con Messa e Bedsore e un misto di sensazioni calme e aggressive con gli Iotunn.

Ma quelli che personalmente escono vincitori della serata sono i Kanonenfieber. Uno show a 360 gradi. Devastanti.

Con la schiena a pezzi ma il morale intatto, mi dirigo verso l’uscita con la consapevolezza di aver vissuto una gran bella giornata di metal e con il sorriso sulle labbra penso che l’indomani ne vivrò sicuramente un’altra.

Quando salgo in macchina, distrutto dalla giornata in piedi (oh, quando vado ad osservare i cantieri ci sto molto di meno), il cigolìo della schiena e lo scricchiolìo delle mie ginocchia probabilmente svegliano quelli che stanno dormendo nel camper parcheggiato vicino alla mia auto.

Pazienza, non lo sanno ancora ma, purtroppo, domani il rumore sarà ancora più forte.

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