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Thoughts On Life… And Death, l’attesissimo (almeno per il sottoscritto) seguito di The Last Day On Earth dei Cemetery.
La band tedesca ha avuto una storia travagliata, dovuta ad una buona dose di sfortuna che ha praticamente distrutto il progetto nel 1993. La casa discografica dell’epoca fallì, e per non impelagarsi in costose controversie legali e, di conseguenza, per non peggiorare la situazione finanziaria ormai già di per sé molto precaria dei Cemetery, il leader Daniel Zizek decise di sciogliere il gruppo.
Fortunatamente nel 2017 lo stesso Dani ha deciso di riprovarci con musicisti nuovi e i risultati ottenuti gli danno ragione. Death metal vecchia scuola e spunti di death metal moderno, quello senza suffisso core, suonati insieme in un disco che sprizza qualità da tutti i solchi. Bellissima la copertina ad opera di Silvio Fiorese, dipinta su tela, niente AI.
Rispetto al lavoro precedente, i pezzi ora sono più diretti. La pesantezza e il suono richiamano quelli delle produzioni svedesi di un tempo che fu, ma “elevati” al loro stile. La loro capacità di immettere comunque un tocco moderno e di voler fondere le due idee di pensiero, quella attuale e quella passata, crea un sound distintivo che caratterizza molto bene quello che è il filo conduttore della loro musica. I bavaresi hanno capacità notevoli, in fase di scrittura questi pezzi sono studiati a fondo e non ci sono riempitivi nei nove brani presenti.
Nessuno dei tre musicisti che sono stati reclutati ha fatto parte della formazione che ha inciso il disco precedente. Ma tutti hanno già un’importante esperienza alle spalle. Markus Heilmeier suona anche nei Running Death e, insieme al batterista Tobias Kasper, nei Sweeping Death, mentre Stefan Hendel è membro dei Red To Grey.
Un concept che abbraccia i temi dell’ascesa di un partito che si sta preparando a prendere un potere totalitario controllando i cittadini e lo Stato senza che la democrazia attuale riesca a far fronte alla sua avanzata. La storia è raccontata dal punto di vista del protagonista Jim. L’angoscia e le paure del personaggio principale vengono rappresentate nei testi delle canzoni insieme alla sua consapevolezza di come le istituzioni non siano in grado di agire e arginare questa dittatoriale ascesa. E di quanto i suoi timori, pian piano (ma neanche troppo), stiano diventando la cruda realtà.
“Thoughts On Life” è il primo brano e con questo si inizia la narrazione alienante del povero Jim. La musica brutalmente death anni novanta accompagna la storia con un pezzo di facile impatto. È con “Grief, Anger And Despair” che ci spostiamo in avanti di qualche anno con il sound e i Cemetery iniziano a introdurre elementi più attuali e a lasciare da parte per un attimo l’atmosfera scandinava.
I brani si susseguono a ritmi vorticosi, la voce di Dani incattivisce e imbruttisce lo stato d’animo del racconto dando un tono cupo e minaccioso all’evolversi della storia. Violenza pura fino a “Physical Fear” e, poi, un rallentamento con “Nothingness”. Ma è solo un attimo. “Lock The Doors To Your Mind” e “Believe” riprendono il discorso estremo e le chitarre sembrano schegge impazzite dedite alla velocità pura e devote al “caos ordinato”. Si respira oppressione e l’aria è pesante. La drammaticità della storia viaggia di pari passo con la pesantezza dei riff che man mano diventano più avvolgenti e oscuri.
Si chiude con “Toughts On Death”. Fine della storia. E Jim? Il concept pone molte riflessioni sulla vita, sulla gestione della stessa, sul pensiero di come affrontarla, di dove volerla vivere, di come viverla, del perché volerla vivere e di quanto… beh, alla fine, l’unica certezza della vita è la morte.
Un album lineare, uno di quelli che quando schiacci play lo fai suonare fino alla fine senza mandare mai mandare avanti veloce. Qui la soddisfazione inizia con la prima canzone e finisce con l’ultima, come dovrebbe essere sempre.
I Cemetery meritano attenzione. Questo disco si distingue dalla innumerevole massa di produzioni death di quest’anno. Non pretendono di sconvolgere il mondo, ma quello che fanno lo fanno come chicchessia comanda. Questo è death metal, signori: solo, unicamente e semplicemente death metal.



